Addio al notaio per l’estinzione anticipata di un mutuo. Infatti per la cancellazione dell’ipoteca ora c’è la procedura semplificata con l’entrata in vigore delle disposizioni della legge Bersani per la cancellazione “d’ufficio” e senza alcun onere a carico del debitore. Sarà la banca, o il soggetto che ha erogato il prestito, a dover comunicare alla conservatoria l’estinzione del pagamento, e la conservatoria dovrà provvedere all’annullamento dell’iscrizione. Le disposizioni operative sono contenute in due decreti dell’Agenzia del territorio pubblicati sulla gazzetta Ufficiale del 29 maggio.
In concreto, grazie alle nuove disposizioni, al termine del pagamento del mutuo la banca è tenuta a rilasciare al debitore l’attestazione dell’avvenuta estinzione del finanziamento e, contestualmente, a trasmettere alle conservatorie, che sono uffici dell’Agenzia del territorio, la relativa comunicazione. La comunicazione dovrà essere inviata entro 30 giorni dal pagamento. La procedura è completamente automatica: non occorre, quindi, chiedere alla banca di attivarsi, ma l’istituto di credito ha l’obbligo di procedere per legge. Le procedure semplificate riguardano anche i finanziamenti concessi da enti di previdenza obbligatoria ai loro iscritti.
L’estinzione non è immediata, perché entro i 30 giorni previsti la banca, che dovesse riscontrare problemi reali, potrà comunicare all’Agenzia del territorio ed al debitore che l’ipoteca permane anche al termine del pagamento. In questo caso l’Agenzia, entro il giorno successivo al ricevimento della dichiarazione, procede all’annotazione in margine all’iscrizione dell’ipoteca. Il fatto che la cancellazione non sia immediata comporta che chi deve vendere non sempre potrà far ricorso a questa procedura, a meno di non avere i soldi per estinguere il mutuo prima del rogito. Allo stesso modo occorrerà ricorrere ancora al notaio quando si sostituisce un mutuo con un altro, perché altrimenti la nuova banca non potrà iscrivere l’ipoteca.
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Archivio di Settembre 2007
Le carte di credito tradizionali sono ormai a un livello di saturazione, mentre si registrano tassi di crescita a due cifre per le carte revolving con +11%, che permettono il rimborso a rate, e per le carte prepagate con ben +36%, che limitano i danni in caso di furti o clonazioni. Sono i principali risultati della quinta edizione dell’Osservatorio sulle carte di credito Assofin-Crif-Eurisko.
Le transazioni con le carte di pagamento sono cresciute nel 2006 del 5,7%. Le carte di credito in circolazione sono aumentate del 4,8%; l’utilizzo delle carte in circolazione è diminuito del 35%. In termini assoluti, al momento in Italia ci sono in circolazione circa 41,5 milioni di carte di debito e 31,2 di carte di credito. Le Preferite su tutte sono le carte revolving o carte ‘opzione’. Infatti le carte di credito tradizionali, che ormai banche e società tendono a emettere gratuitamente, sono poco amate dai consumatori. Secondo gli esperti “Si sta assistendo sempre più alla tendenza a emettere carte revolving o carte che comunque prevedano anche la modalità di rimborso rateale, oltre che
a saldo (carte opzione). Tuttavia continuano ad aumentare anche le carte di debito in circolazione con il +18% da sempre preferite in Italia alle carte di credito. Ma la vera novità del 2006 è la fortissima diffusione delle carte prepagate, che hanno registrato un vero e proprio boom, “molto richieste dal mercato in quanto danno sicurezza a chi le
utilizza nelle transazioni effettuate su Internet e possono essere utilizzate senza disporre di un conto corrente”. Poi l’Osservatorio segnala anche una tendenza secondo la quale le prepagate “stanno diventando anche un fenomeno di costume e di collezionismo in quanto spesso legate a eventi sportivi, manifestazioni, concerti, fumetti”.
Significativa anche la crescita dell’utilizzo delle carte prepagate: nel 2006 sono state effettuate 35,5 milioni di operazioni, con un incremento del 73 per cento rispetto al 2005. A preferirle sono soprattutto i giovani: infatti nella fascia d’età tra i 18 e i 34 anni negli ultimi 12 mesi ha raggiunto una quota di circa la metà.
Secondo il presidente della Banca centrale europea, Trichet “E’ troppo presto per valutare l’impatto economico in Europa causato dalla crisi dei mutui subprime e dalle turbolenze dei mercati, ma le incertezze sono aumentate”. Dai dati diffusi dalla Bce sull’andamento della massa monetaria ad agosto che registra una lieve decelerazione dall’11,7% all’11,6% si evince che la crisi dei mutui Usa non ha prodotto effetti sull’andamento dei prestiti nell’area euro. Nel mese scorso i prestiti sono cresciuti dell’11,2%.
La crisi finanziaria causata dai mutui subprime Usa ha fatto impennare l’Euribor, il tasso a cui le banche si prestano denaro tra loro ma che determina anche l’importo della rata del mutuo. Questo effetto però dovrebbe esaurirsi in 3-4 mesi. Analizziando la situazione sui tassi di interesse guardandola non dal punto di vista di chi investe ma dal punto di vista di chi è indebitato.
Si osserva che per tutti gli operatori, sia persone fisiche che giuridiche, che hanno contratto un mutuo a tasso variabile le ultime settimane sono state caratterizzate da un costante e significativo aumento dei tassi applicati, tutto ciò nonostante che i rendimenti dei Titoli di Stato siano diminuiti e i tassi di riferimento della BCE siano rimasti stabili.
La causa dell’aumento dei tassi applicati ai mutui è dovuta nel particolare “tasso” che viene normalmente applicato, cioè l’Euribor. In termini pratici l’Euribor è il tasso al quale le banche si prestano vicendevolmente la liquidità. Come ormai più volte sottolineato, data la situazione di estremo nervosismo e sfiducia proprio nei confronti del sistema bancario, le banche con eccesso di liquidità hanno smesso di prestarla alle controparti in una situazione di fabbisogno. La liquidità quindi è diventata una “merce” estremamente rara e quindi il suo “prezzo”, ossia il tasso Euribor, è aumentato moltissimo proprio in concomitanza con il calo dei rendimenti dei Titoli di Stato.
In pratica, quindi, la crisi di sfiducia che ha colpito le banche ha avuto come effetto collaterale quello di far aumentare i tassi ai quali sono normalmente indicizzati i mutui, penalizzando le incolpevoli società e le famiglie con mutui ipotecari.
Normalmente queste fasi di crisi di liquidità hanno durata abbastanza breve e tendono a rientrare in 3-4 mesi; quello che può accadere è una ricaduta sulle aspettative di crescita economica diminuendole. Entrambe questi scenari vanno di pari passo con una progressiva diminuzione dei tassi compresi i tassi Euribor.
Dopo un periodo di “sofferenza” quindi, la crisi dei mutui sub-prime potrebbe portare addirittura dei vantaggi a tutti i soggetti che hanno sottoscritto mutui a tasso variabile.
Le nuove norme di Legge varate dal ministro Bersani in materia di mutui e investimenti hanno reso più facile e meno oneroso cambiare banca o stipulare un nuovo prestito. Chi ha contratti scelti anche anni fa in situazioni diverse e che allora erano convenienti ed ora non lo sono più può trovare di meglio.
Stiamo assistendo ad una lunga stagione di rialzi per i tassi dei mutui. Una tendenza che sembra destinata a non avere fine almeno a breve termine. Che fare, dunque, se ci si trova con un tasso variabile che supera il 6% a causa del peso dello spread, cioè la maggiorazione rispetto al parametro di base che è di solito l’Euribor, continuare a pagare rate sempre più pesanti sperando che prima o poi la situazione cambi e l’Euribor scenda, o guardare altrove? E in questo caso, meglio un nuovo mutuo a tasso variabile con spread più basso o un bel prodotto a tasso fisso? Vediamo le soluzioni più convenienti per i risparmiatori e investitori.
Innanzitutto grazie alla legge Bersani il contratto di mutuo non è più un contratto che lega ad una banca per la vita. Con la revisione delle penali per i contratti precedenti al febbraio scorso, ora al massimo si paga l’1,90% per il tasso fisso e lo 0,50% per il variabile, mentre nulla è dovuto per ultimi 24 mesi di vita del mutuo. Chi paga troppo, quindi, può guardarsi in giro senza rischiare più pesanti batoste, e magari passare dal variabile al fisso, visto che quando questo nuovo mutuo non
dovesse più essere conveniente sarebbe possibile cambiarlo di nuovo per approfittare dei tassi più bassi.
Il mutuo a tasso fisso in questo periodo è sicuramente una scelta più sicura e conveniente, basta dare un’occhiata ai tassi. Un dato per tutti: in un anno l’Euribor a tre mesi è cresciuto di oltre un punto, dal 3,56% al 4,75%, mentre l’Irs (ossia il tasso per i prestiti a lungo termine) è passato dal 4,12% al 4,69%. Di conseguenza oggi indebitarsi a vent’anni a
tasso variabile è più caro che farlo a tasso fisso.
Vista la situazione e le prospettive che a breve scontano altri rialzi, perdono invece di convenienza prodotti come quelli che consentono di avere rata fissa, e tasso e durata variabili: si rischia davvero di non finir mai di pagare. Il piano di rimborso dei mutui, infatti, prevede che le rate iniziali siano composte in misura più consistente di interessi rispetto al rimborso del capitale, con la conseguenza che se la rata resta stabile ma il tasso aumenta, si restituiscono solo interessi e la quota di capitale si
intacca in minima parte. Per cui se si cerca una rata fissa meglio cambiare decisamente prodotto.
L’Abi nel suo rapporto mensile comunica che i tassi medi applicati dalle banche alle famiglie per i mutui ipotecari ad agosto hanno raggiunto il 5,63%, il massimo assoluto negli ultimi cinque anni. Un tasso così alto sui prestiti a medio lungo termine alle famiglie non si registrava dal novembre del 2002 quando ha toccato il 5,66%.
Il rapporto, che analizza l’andamento delle attività nello scorso mese di agosto, mette anche in evidenza come “il tasso sui conti correnti attivi erogati a famiglie e società non finanziarie è lievemente aumentato collocandosi al 6,83% contro il 6,77 del mese precedente”.
All’inizio dell’anno i tassi di interesse bancari per l’acquisto di abitazioni venivano segnalati dall’Abi al 5%, da allora l’aumento è stato costante e particolarmente accentuato in estate, in seguito ai rialzi della Bce e soprattutto alle attese di ulteriori ritocchi verso l’alto entro la fine dell’anno. A giugno la media mensile ha sfiorato il 5,5 per cento, a luglio il 5,6 per cento per arrivare ad agosto al 5,63 per cento.
Tuttavia l’Abi segnala come l’aumento dei tassi bancari non rifletta ancora pienamente l’aumento dei tassi di riferimento da parte della Bce. Nel periodo agosto 2006 - agosto 2007, in particolare, a fronte di un aumento dei tassi di riferimento di 100 punti base, si legge nel rapporto di settembre, il tasso medio di settembre è aumentato ’solo’ di 74 punti base.
Lo studio dell’Abi segnala infine un aumento delle sofferenze nette del sistema creditizio ad aprile 2007. Alla fine del primo semestre del 2007 le sofferenze al netto delle svalutazioni sono risultate pari a 16,50 miliardi, 533 milioni in più rispetto a maggio 2007 e 352 milioni in più rispetto a giugno dell’anno precedente.
Le insolvenze nel settore dei mutui ad alto rischio sono “destinate a crescere” in un sistema finanziario che negli Stati Uniti è in “condizioni relativamente forti”. Lo dichiara il presidente della Federal Reserve, Bernanke. In una testimonianza preparata per l’ audizione davanti alla Commissione sui Servizi finanziari della Camera dei Rappresentanti, Bernanke evidenzia una maggiore rischiosità dei finanziamenti ad alto rischio erogati dalla fine del 2005 a tutto il 2006, con “insolvenze maturate dopo appena una o due rate”.La Fed ribadisce,quindi,che entro fine anno ci saranno nuove regole per la tutela dei consumatori nel settore mutui.
“I fondamentali dell’economia sono forti, l’occupazione è stabile e forte”.Il Presidente degli Stati Uniti, Bush, si dice “ottimista” sullo stato di salute degli Usa: “I profitti delle imprese sono forti e le esportazioni tirano”. In una conferenza stampa, Bush lancia un segnale confortante: “Sono ottimista sullo stato dell’economia. Sarei pessimista se il Congresso decidesse di alzare le tasse, visto che è quello che hanno detto di voler fare”. Poi: “L’inflazione è in calo. Noi lavoriamo per risolvere la crisi dei mutui, perché si arrivi ad esempio a rinegoziare i prestiti senza pagare pesanti penali”.
Nessuna emergenza Mutui in Italia, almeno per ora, dopo il caro tassi degli ultimi mesi. Il messaggio rassicurante arriva dal presidente dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, Corrado Faissola, che ha diffuso i dati di un’indagine fatta dal Centro studi dell’organizzazione sul 60% del mercato italiano su dati del giugno scorso.
Faissola sottolinea che “È esclusa un’emergenza mutui e ogni allarmismo non trova conferma dai dati che abbiamo”. Sui ritardi nel pagamento di due o più rate “non ci sono variazioni significative, alcune banche non hanno rilevato cambiamenti, altre un aumento lievissimo delle insolvenze e comunque sempre inferiori all’1%”. Non trovano conferma, secondo l’Abi, neanche le notizie secondo le quali sarebbero aumentati i pignoramenti che del resto per essere attuati hanno bisogno di 6 mesi o un anno dal verificarsi dell’insolvenza. Faissola ha quindi ribadito che l’aumento dei tassi registrato negli ultimi mesi è “fisiologico e correlato all’andamento del mercato” e ha sottolineato come “il sistema bancario italiano si senta orgoglioso di come l’oculatezza e il senso di responsabilità e capacità di analisi sui rischi” consentano al sistema creditizio italiano di rimanere “solido, non inficiato da situazioni paragonabili a quelle verificatesi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti”. Una crisi di fiducia nel mondo finanziario “che in parte si è riflessa in un aumento dei tassi di mercato e quindi di conseguenza sul costo dei mutui”.
Il presidente dell’Abi ha quindi ribadito ancora una volta che non essendoci uno stato di emergenza “spetta solo al governo scegliere eventuali provvedimenti per venire incontro alle esigenze delle fasce più deboli dei risparmiatori: noi ci limiteremo a valutarle tecnicamente”.
Il tasso per i nuovi mutui schizza ai massimi dal novembre del 2002. Secondo quanto rileva l’Abi nel suo rapporto mensile, ad agosto i tassi interesse sono arrivati al 5,63% rispetto al 5,60% del mese di luglio. L’Associazione bancaria spiega che tale aumento del costo medio dei finanziamenti è “il riflesso delle indicazioni di politica monetaria della Bce”. L’Abi segnala che l’aumento dei tassi bancari per i mutui non riflette ancora pienamente l’aumento dei tassi di riferimento da parte dell’Istituto centrale europeo. Ad agosto rallenta invece la raccolta bancaria (6,7% contro 7,1%), mentre gli impieghi restano sostenuti.
I prezzi delle case negli Stati Uniti sono destinati a crollare per effetto della “bolla” immobiliare causata dalla crisi dei mutui subprime Usa. E’ l’ex presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, a lanciare l’allarme in un’intervista al Financial Times. Il crollo dei prezzi, secondo Greenspan, “sarà più grande di quanto la gente si aspetti”. Il vocabolo usato dal suo successore Ben Bernanke, che ha parlato di “schiuma” e non di bolla, per Greenspan non è altro che “un eufemismo per indicare una bolla”. Quando era a capo della banca centrale Usa, il termine maggormente utilizzato da Greenspan per descrivere la fase di crescenti rialzi dei prezzi delle case era quello di ’schiuma’ . Stando all’ex numero uno della Fed, si assistera’ in futuro a una flessione del prezzo delle case “molto piu’ esteso di quanto molta gente si aspetti”. Tuttavia avverte Greenspan, Ben Bernanke, il suo successore alla presidenza dell’istituto di Washington, farebbe bene a non tagliare i tassi in maniera troppo aggressiva a causa dei rischi di “ripresa dell’inflazione”. La Fed si riunira’ domani per varare l’atteso taglio al costo del denaro. La comunita’ finanziaria e’ divisa tra chi prevede una sforbiciata di 25 punti base e chi ipotizza una manovra piu’ drastica di 50 punti base.



