E’ sempre più allarme mutui subprime negli Stati Uniti. Il calo del valore degli immobili e l’impossibilità dei proprietari di case di far fronte ai prestiti potrebbe diventare infatti il volano della recessione.
Le banche statunitensi dovrebbero svalutare ulteriormente i mutui ipotecari su abitazioni il cui prezzo è diminuito, così da aiutare chi ha contratto un prestito ad evitare il pignoramento. A dirlo è il presidente della Federal Reserve, la banca centrale Usa, Ben Bernanke, che parlando durante un intervento alla Independent Community Bankers of America ha detto di attendersi che «insolvenze e pignoramenti continueranno probabilmente ad aumentare ancora per un po’». Secondo il banchiere centrale «ridurre il valore del capitale finanziato potrebbe essere un metodo più efficace per evitare insolvenze e pignoramenti».
Bernanke, che prevede che il calo del valore degli immobili andrà avanti ancora per un po’ di tempo, chiede quindi ulteriori azioni per evitare che i proprietari di case siano colpiti dai pignoramenti. Pignoramenti in aumento rischiano infatti di aggravare i problemi del mercato delle abitazioni e dell’economia nazionale, che molti temono essere quasi o addirittura in recessione.
Secondo Bernanke, se la quota di capitale rispecchia l’effettivo valore dell’abitazione, allora il proprietario è maggiormente incentivato a tener fronte ai propri pagamenti e a rimanere nella propria abitazione. Fino ad ora, la maggior parte delle modifiche apportate ai mutui in essere hanno tuttavia riguardato solo i tassi di interesse applicati sebbene queste misure siano meno efficaci nell’evitare i pignoramenti. Secondo Bernanke, la ragione di questo trend è anche da ricercarsi nel semplice fatto che le finanziarie che gestiscono i mutui hanno maggiore domestichezza con la riduzione dei tassi che non delle quote di capitale.
News dal blog
- Le carte di credito piacciono sempre di più agli italiani
- Il marketing si trasferisce su internet
- Ipoteca: dati, dettagli immobile e spese necessarie
- Guida al Mutuo per i cittadini spiegato dai notai
- Calano Tassi Mutui e si abbassa costo rate tasso variabile
- Secondo Bce c’è un irrigidimento nel mercato credito e mutui in Europa.
- Conviene fare ora un mutuo a tasso fisso?
Archivio di Aprile 2008
La crisi del mercato del credito causata dal collasso dei mutui subprime è destinata a peggiorare ancora. Lo dichiara il guru della finanza George Soros, che durante una teleconferenza, dice che ci vorrà «ancora tempo prima di poter percepire il pieno effetto della crisi del mercato immobiliare in quanto siamo di fronte ad una crisi creata dall’uomo e dalla errata convinzione che i mercati correggano da soli i propri eccessi».
Buona parte della responsabilità del recente terremoto finanziario, secondo Soros, sarebbero dovute alla carenza di sorveglianza da parte degli organi di controllo: le Authority e l’amministrazione americana «hanno fallito nel loro compito» perché non si sono prese la responsabilità di «provare a tenere sotto controllo la bolla del mercato».
Questi errori, secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, costeranno alle istituzioni finanziarie quasi mille miliardi di dollari. Il guru della finanza conclude spiegando che alcuni settori, come quello dei credit-default swaps sono completamente senza regole e questa è la causa delle turbolenze.
Appena una settimana fa Soros aveva pronosticato che quest’anno i mercati sarebbero andati ancora giù, dopo una temporanea fase di ripresa, spiegando che per quanto il valore degli asset abbia ormai toccato il fondo, «questo probabilmente non significa che sia stato toccato il fondo della crisi».
La crisi causata dai mutui subprime Usa non è ancora finita e continuerà a portare conseguenze in Europa. Di questo ne sono sicuri sia il Fondo Monetario Internazionale che la Banca Centrale Europea. Il vicepresidente della BCE Luca Papademos nel rapporto annuale 2007 presentato al Parlamento europeo ha sottolineato come nell’eurozona continuano a prevalere
“rischi al rialzo sulla stabilità dei prezzi nel medio termine”.
Ad alimentare le preoccupazioni della Bce, anche le recenti stime del Fondo Monetario Internazionale, che ritiene le istituzioni finanziarie del Vecchio continente riporteranno ulteriori perdite per 43 miliardi di dollari, a causa degli effetti del dissesto provocato dai mutui Subprime americani. In ogni caso, aggiunge l’Fmi, la Bce ha spazio per abbassare il livello dei tassi di interesse alla luce del deterioramento dell’outlook economico.
La crisi dei mercati finanziari, si legge nel rapporto, “ha in maniera significativa peggiorato lo scenario dell’economia europea” con conseguenze sul sistema finanziario “che stanno fiaccando la sua forza”.
Secondo gli esperti del Fondo Monteraio Internazionale “I rischi per lo scenario di crescita sono sostanziali. Il contagio derivante dal rallentamento globale potrebbe infatti essere maggiore del previsto; nello stesso modo gli squilibri globali potrebbero riemergere all’improvviso accompagnati da un ulteriore apprezzamento dell’euro”. Infine viene sottolineata la minaccia del ‘credit crunch’ che
potrebbe espandersi e trasformarsi in un’assenza globale di liquidità”.
Le sfide per i governi, proseguono gli esperti del Fondo “sono quelle di ripristinare la fiducia nel sistema finanziario e minimizzare l’impatto della crisi sull’economia reale mantenendo credibilità anche sul fronte dell’inflazione e delle politiche di sostenibilità di bilancio”. Secondo il Fondo se da una parte le banche centrali hanno il compito di prevenire l’insorgere dell’inflazione e degli effetti secondari sui salari, i governi devono invece agire sulla politica fiscale, “gli stabilizzatori automatici dovrebbero essere messi in opera per controbilanciare il rallentamento”.
Il Fondo mette in guardia dall’impatto sui Paesi emergenti dell’Europa. Per molti di questi, spiegano gli esperti, “la crescita rallenterà anche se moderatamente”, ma i rischi di un impatto maggiore sono crescenti.
E cattive notizie arrivano dagli Usa: Bank of America, la seconda banca statunitense, ha registrato un netto calo dei profitti nel primo trimestre dell’anno a causa delle perdite e svalutazioni legate alla crisi dei mutui subprime. Gli utili netti sono scesi a 1,21 miliardi di dollari, corrispondenti a 23 centesimi per azione, contro i 5,26 miliardi (1,16 dollari per azione) del medesimo periodo del 2007. La performance è peggiore delle stime degli analisti, secondo cui gli utili sarebbero stati pari a 45 cent per azione.
E’passato ormai un anno dall’entrata in vigore del decreto Bersani sulla portabilità dei mutui a costo zero per il cliente e ancora ci sono molte banche che si ostinano a non applicare la legge.
Questo secondo Altroconsumo che ha fatto visita a 40 filiali di aziende di credito a Roma e a Milano prima a novembre 2007 e poi a gennaio 2008 ed infine a metà marzo. E la tabella che verrà pubblicata sul prossimo mensile dell’associazione dei consumatori parla chiaro sulla situazione: solo una filiale di Intesa Sanpaolo e una del Banco Desio entrambe di Roma si sono dette disponibili a
trasferire il mutuo a costo zero. Tutte le altre hanno chiesto una somma che va da 183 euro ad un massimo di 2800 euro con la scusa di spese notarili o bancarie.
A tutte le banche si chiedeva il trasferimento di un mutuo a tasso variabile sottoscritto nel febbraio 2003 con la Abbey National, oggi Unicredit banca, per acquistare una casa del valore di 200mila euro. Un contratto lungo 25 anni, con un capitale residuo a marzo, pari a 61mila euro e un tasso del 6,66 per cento.
A un anno dall’entrata in vigore della Legge Bersani, dunque, ci si trova ancora nella situazione di dover pagare per avere il trasferimento di un mutuo. Eppure ormai anche l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, dopo una lunga trattativa con i notai e le associazioni dei consumatori, ha praticamente riconosciuto che la surroga, ossia lo spostamento dell’ipoteca, si deve fare a costo zero. Leggi il resto di questo articolo »
Il crollo dei mutui subprime continua ad incidere sul mercato dei mutui e secondo stime del fondo monetario internazionale sta provocando perdite per 945 miliardi di dollari.
Secondo quanto pubblicato dall’Fmi nel Financial Stability Report “La caduta dei prezzi immobiliari negli Usa e l’ammontare dei mutui non pagati potrebbe portare a perdite globali per 565 miliardi di dollari, con un deterioramento dei crediti di prima qualità. Se si aggiungono anche altre categorie di prestiti e titoli emessi dagli Stati Uniti, e legati al real estate commerciale, le perdite arrivano a 945 miliardi di dollari. Nonostante gli interventi senza precedenti delle maggiori banche centrali, i mercati finanziari continuano ad esser messi a dura prova, una situazione questa aggravata da un contesto macroeconomico più preoccupante e da istituzioni poco capitalizzate. Nell’immediato è essenziale che la politica reagisca per ridurre i rischi di un aggiustamento ancora più doloroso, preparando interventi e misure correttive volte ad attaccare le cause delle attuali turbolenze.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale “La crisi non è ancora superata, quindi le lezioni che possiamo trarne sono incomplete in ogni caso ci sono temi da affrontare con urgenza: ristabilire la fiducia nelle istituzioni finanziarie deve essere una priorità”. L’obiettivo immediato delle autorità è quello di ridurre la durata e la severità della crisi. Azioni focalizzate sul ridurre l’incertezza e rafforzare la fiducia, dovrebbero essere la priorità.
Sono in calo per il secondo mese consecutivo i tassi di interesse per chi contrae mutui immobiliari ma è sempre in continua crescita la consistenza dei prestiti a carico delle famiglie italiane. Questo quello che risulta dai supplementi al Bollettino Statistico di Bankitalia, che mostra come nel mese di febbraio il Taeg, tasso annuo effettivo globale, applicato per l’acquisto di abitazioni sia sceso al 5,77%, in calo dal 5,81% di gennaio e dal 5,86% di dicembre 2007, tornando così allo stesso livello fatto segnare per l’ultima volta nel luglio 2007.
Mentre l’ammontare totale dei prestiti erogati dal sistema alle famiglie continua a salire, arrivando a 468,85 miliardi, di cui 263,9 per mutui oltre i 5 anni. La nuova salita dell’Euribor, che ha fatto segnare in questi giorni un nuovo valore record, però non lascia molti margini di sperenze che i tassi richiesti dalle banche possano raggiungere in tempi brevi i livelli fatti segnare un anno fa.
Gli italiani si indebitano sempre di più e in modo costante e preferiscono sempre di più acquistare con mutui o credito al consumo. E’ infatti cresciuto del 9,2% dal 2006 al 2007 l’indebitamento delle famiglie che riguarda mutui immobiliari, prestiti per l’acquisto di beni mobili, crediti al consumo, finanziamenti per le ristrutturazioni. Mediamente ogni nucleo familiare nel 2007 ha accumulato un debito di 15mila 578 euro. Questo secondo uno studio effettuato dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre in una recentissima indagine sulle difficoltà economiche dei nuclei familiari del Paese.
E gli incrementi impressionano ancor più quando si osserva la situazione dal 2002, anno di entrata in vigore dell’euro ad oggi: l’indebitamento medio delle famiglie è aumentato del 91%. La capitale detiene il record dell’indebitamento per famiglia, secondo lo studio pari a 22 mila 305,14 euro. Roma è seguita da Milano (21 mila 115,29 euro), da Reggio Emilia (20 mila 367,63 euro), da Prato (20 mila 7,41 euro), da Lodi (19 mila 871,28 euro) e Rimini (19 mila 812,53 euro).
Fanalini di coda le province di Vibo Valentia (con 6 mila 861,15 euro di debiti per famiglia registrati nel 2007), Benevento (6 mila 917,27 euro), Reggio Calabria (7 mila 72,30 euro), Avellino (7 mila 78,62), Isernia (7 mila 182,73) , Enna (7 mila 185,26), Agrigento (7 mila 631,83 euro).
E’ però ben diversa la situazione quando si analizzano le variazioni dei ‘passivì nazionali provincia per provincia. In cima alla classifica composta dagli esperti dell’associazione artigiani mestrina compare Prato dove l’incremento rilevato tra il 2006 e il 2007 è stato del 15% (contro il 9,2%); al secondo posto si trova Genova (14,3 %), al terzo Crotone (14,2 %), al quarto Napoli (14,1 %), al quinto Brindisi (13,7 %). Unico segnale positivo giunge da Bolzano dove è stata registrata una contrazione del debito per famiglia pari a 2,4 %.
Un’indagine dettagliata quella realizzata dalla Cgia di Mestre che non trascura neppure l’evoluzione delle sofferenze è dall’entrata in vigore della nuova moneta ad oggi. Ebbene in cinque anni le famiglie italiane si sono indebitate del 91% in più. Con picchi a dir poco vertiginosi. Come quelli raggiunti dalle province di: Napoli (118,7 % in più dal 2002 al 2007), Reggio Emilia (118, 6 %), Piacenza (114, 2 %), Caserta (113, 7 %) e Chieti (112,9 %). A compensare tali eccessi sono le province di Bolzano (43, 3 %), Potenza (48, 2 %), Matera (50, 9 %), Verbano Cusio Ossola (53, 6 %), Enna (54, 5 %) e Messina (55 %).
Per quanto riguarda l’interpretazione di questi dati secondo Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre “innanzitutto le città che si sono più indebitate nell’ultimo anno sono quelle che registrano anche i livelli di reddito più elevati. Non è da escludere che tra questi vi siano anche delle famiglie appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, appare evidente che la forte esposizione in queste realtà, soprattutto a fronte di significativi investimenti nel settore immobiliare, ci deve preoccupare relativamente. Altra cosa è quando analizziamo la variazione di crescita dell’indebitamento registrato negli ultimi 5 anni. Nei primi posti abbiamo molte città del Sud. Ciò sta a significare che questo aumento è probabilmente legato al perdurare della crisi economica che ha indotto molte famiglie a ricorrere a prestiti bancari per affrontare questa difficile situazione”.
Sono sempre di più le famiglie italiane che hanno serie difficoltà a pagare la rata del mutuo. Le famiglie con problemi di insolvenza per la rata dei mutui sono circa 110mila, mentre ben 420mila sono quelle in difficoltà su una platea di 530mila nuclei familiari”.
L’allarme è stato lanciato dal presidente dell’Antitrust, Catricalà che è intervenuto al convegno organizzato da Altroconsumo sulla trasparenza dei mutui. Catricalà fa notare che la legge Bersani sulla portabilità del mutuo che aiuta chi ha bisogno non ha specifiche sanzioni quando non viene applicata e questo fa sì che le norme vengano più facilmente disattese. Secondo Carticalà “Siamo un paese pochissimo indebitato e i nostri risparmiatori sono i tra i più virtuosi dell’Europa, ma bisogna intervenire per arrivare a una tutela dei cittadini”. La denuncia sulla pubblicità ingannevole “non è uno strumento forte, serve qualcosa di più”.
Secondo il Commissario Ue agli Affari economici e monetari, Almunia “Tutti sanno che le attuali turbolenze sui mercati finanziari hanno come conseguenza un rallentamento dell’economia globale. E’logico che la crescita, così come quella nell’Eurozona, sia rivista al ribasso”. Il problema dei tassi di cambio sarà affrontato dai ministri dell’Ue e dai governatori delle Banche centrali nella riunione informale Ecofin, che si terrà in Slovenia venerdì e sabato prossimi.



