Nuovo record per i tassi dei mutui che arrivano a toccare il 5,85% eguagliando il picco dal 2002.
A maggio i tassi avevano già raggiunto quota 5,75%. Toccano livelli record anche i tassi di interesse per i prestiti che a giugno sono saliti a 6,3% contro il 6,23% del maggio scorso.
L’Abi fa notare che si tratta di tassi nominali quindi se viene sottratta l’inflazione la situazione è migliore rispetto al 2002 infatti al netto dell’inflazione il tasso reale sarebbe del 2% circa.
Rispetto a cinque anni fa la richiesta dei mutui a tasso variabile è dimezzata.
I mutui a tasso fisso sono scelti da oltre il 60% dei nuovi acquirenti.
Nei primi cinque mesi del 2008 hanno scelto un mutuo a tasso variabile solo il 30% dei clienti contro il 68% del 2003.
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Archivio di Luglio 2008
Secondo un inchiesta fatta dall’associazione dei Consumatori Altroconsumo c’è una scarsa trasparenza sul costo effettivo dei finanziamenti. Altroconsumo ha effettuato un indagine nel mondo del credito al consumo, visitando 185 negozi di otto città italiane che sono Bari, Bologna, Brescia, Genova, Milano, Roma, Napoli e Torino.
La metà dei negozi visitati ha fornito un’informazione sbagliata sul Taeg, che indica il costo effettivo del prestito, il 20% non ne ha offerta nessuna e nella maggior parte dei casi non è stato possibile visionare il contratto di finanziamento prima della firma.
Nel comunicato dell’associazione dei consumatori si legge che “La trasparenza al cliente sui costi reali resta ancora un optional: il Taeg, resta infatti ancora un oggetto misterioso per la maggior parte degli addetti alla vendita, impreparati e superficiali nell’illustrare le condizioni e i costi dei finanziamenti. Tale situazione è paradossale dato che il Taeg è l’indicatore introdotto per legge proprio per far conoscere e valutare al consumatore il reale costo di un finanziamento, considerando tutte le voci di spesa”. Dall’indagine è risultato le campagne pubblicitarie sono spesso ingannevoli poichè non rispettano le regole di trasparenza dettate dalla legge: promettono genericamente un tasso zero o un Taeg diverso da quello calcolato secondo legge.
L’associazione ha inoltre condotto un test comparativo su 105 carte revolving, carte di credito che consentono di pagare il debito a rate, e ha riscontrato che il Taeg reale, comprensivo del costo di invio dell’estratto conto relativo, risulta essere mediamente del 19,30%. Un costo elevato, di cui i titolari spesso non sono consapevoli.
A chi volesse acquistare a rate, Altroconsumo consiglia di: richiedere il Taeg e non accontentarsi del Tan, che non comprende alcune voci di spesa esistenti; leggere sempre il contratto di finanziamento, chiedendone una copia da leggere attentamente prima di sottoscrivere il credito; non firmare eventuali cambiali che dovessero essere offerte dagli intermediari finanziari; per non correre rischi, verificare che le rate non superino come importo il 30% dello stipendio mensile: il rischio di sovraindebitamento è dietro l’angolo.
Se l’importo del finanziamento è elevato, da 3.500 euro fino a 30.000 euro, secondo l’associazione la scelta migliore è un prestito personale di una banca poichè il Taeg è più basso; se l’importo è inferiore, al massimo il doppio del proprio stipendio, confrontare il Taeg del prestito finalizzato con il costo di altri strumenti flessibili: come carte revolving e scoperto di conto corrente.
Infine, se il tasso applicato supera la soglia di usura fissata ogni tre mesi dalla Banca d’Italia (www.bancaditalia.it), il tribunale può dichiarare nullo il contratto.
Non c’è nessuna drammatica crisi in vista per il mercato dei mutui italiani. Nel 2007 infatti il credito destinato alle famiglie per l’acquisto di abitazioni ha fatto registrare un volume di erogazioni in linea con quello dell’anno precedente.
Tra 2007 e l’anno precedente c’è stata una differenza negativa di soli 150 milioni di euro che in termini percentuali con -0,23% conferma la stabilità del mercato con un valore di flussi erogati che ha raggiunto complessivamente i 62,7 miliardi di Euro.
Il tutto è emerso dall’ultimo studio effettuato dal gruppo Kiron-Tecnocasa sul mercato dei mutui in Italia.
Secondo i dati dell’ultimo trimestre, si evidenzia una crescita del volume dei mutui erogati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con +3%.
In crescita le richieste soprattutto nell’Italia Nord-Occidentale con +3% e quella insulare con +1,9%, che conferma l’andamento positivo registrato già nei primi tre trimestri del 2007 con +1,7%. Il calo maggiore invece si registra nell’area Nord-Orientale con -2,8%.
Per quanto concerne l’ammontare dei finanziamenti richiesti in Italia al gruppo Kiron per l’acquisto della prima casa si è registrata addirittura una crescita.
Dopo le tre battute di arresto, l’importo mostra un aumento nei primi mesi del 2008 e se consideriamo un periodo di tempo di un anno, rispetto all’ultimo dato pubblicato da Banca d’Italia, otterremo una crescita dell’8% delle consistenze. Leggi il resto di questo articolo »
Il Consiglio dei ministri per la competitività dell’Unione europea ha approvato a Bruxelles la nuova direttiva per regolare il credito al consumo. L’Obiettivo primario è creare in Europa standard comuni a favore del mercato interno e a tutela dei consumatori.
La nuova direttiva, che attende l’avallo definitivo del Parlamento Europeo, riguarda i prestiti e finamziamenti fino a 50.000 euro. Sono esclusi i prestiti ipotecari e quelli destinati all’acquisto di titoli e azioni, per i quali sono previste regole ad hoc.
L’attenzione si è concentrata sulle penali di estinzione anticipata, sul diritto di recesso, sulle informazioni pre-contrattuali e contrattuali, sulle comunicazioni pubblicitarie.
Fino a 10 mila euro è previsto un rimborso anticipato, senza il pagamento di alcuna penale entro 12 mesi.
Oltre questa soglia, e solo per i prestiti a tasso fisso, è prevista una penale che oscilla tra lo 0,5% e l’1% del debito estinto anticipatamente.
È stata decisa anche una regolamentazione del diritto di recesso a livello comunitario: sarà possibile annullare il contratto di credito entro 14 giorni, senza fornire alcuna motivazione all’istituto.
Per facilitare il confronto fra le offerte dei paesi Ue, aumentando la concorrenza interna sul mercato, è stata definita una nuova struttura delle informazioni precontrattuali e contrattuali.
L’estinzione anticipata del debito relativo a mutui e finanziamenti a medio-lungo termine consente di godere del regime fiscale agevolato.
Il chiarimento arriva con la Circolare n. 6/2007 emanata congiuntamente dall’Agenzia del Territorio e dall’Agenzia delle Entrate, che tiene conto anche della recente normativa in tema di tutela dei consumatori.
Chi estingue anticipatamente il proprio mutuo, anche prima dei 18 mesi e un giorno dalla data della firma del contratto, conserva l’imposta sostitutiva allo 0,25 o al 2%.
Il chiarimento si è reso necessari a seguito delle incertezze interpretative e applicative segnalate dagli Uffici periferici.
Le Agenzie hanno tenuto conto della presenza nella recente normativa in tema di liberalizzazioni “di un sempre più accentuato favor debitoris, in pratica una più marcata tutela nei riguardi della persona in debito, nell’ambito dei rapporti derivanti da operazioni di finanziamento”.
Considerata la corretta natura giuridica della facoltà di adempimento anticipato del debitore, la Circolare 6/2007, superando il precedente indirizzo interpretativo, conclude affermando che “le condizioni previste per beneficiare del particolare regime di favore devono ritenersi sussistenti anche qualora nei contratti di finanziamento a medio e lungo termine siano inserite clausole che consentano espressamente al soggetto finanziato di risolvere anticipatamente il rapporto attraverso l’estinzione del debito prima che decorra la durata minima fissata dalla norma specifica - art. 15 del D.P.R. 601/73”.
Il valore commerciale di un immobile è quello determinato dal perito di fiducia dell’ente che eroga il mutuo o finanziamento a seguito della perizia eseguita sull’immobile offerto in garanzia.
Può o meno coincidere con quanto dichiarato dalle parti nel contratto preliminare di compravendita.
In questo articolo spieghiamo in pratica come si comportano le banche nel calcolare la capacità di rimborso dei clienti che chiedono un mutuo.
Di solito è difficile che venga concesso un mutuo che abbia una rata mensile di importo superiore ad un terzo del reddito familiare netto mensile del richiedente.
Gli istituti di credito, infatti, accettano solitamente le richieste in cui la rata rappresenta, al massimo il 35% del reddito lordo familiare del richiedente.
Il rapporto tra rata e reddito viene correlato alla percentuale d’intervento, ossia al rapporto tra finanziamento e valore commerciale dell’immobile dato a garanzia.
A volte accade che per maggior certezza del rischio di credito,le banche non considerano il valore commerciale pieno dell’immobile, bensì il cosiddetto valore cauzionale dato dal valore commerciale decurtato di una certa percentuale.
Chi eroga un mutuo ritiene fattibili le richieste che presentano una percentuale d’intervento, sul prezzo di acquisto dichiarato nel preliminare di vendita dell’immobile, non superiore al 75%, ma oggi si può arrivare fino a coprire il 95-100% del valore.
Si osservano ancora segnali di rallentamento nel mercato del credito e dei prestiti in Italia.
A maggio l’espansione annua dei prestiti bancari scende all’8,7% annuo rispetto al 10,1% di dicembre.
A livello geografico, una decelerazione più intensa si può osservare nel Sud Italia dove il tasso annuo di crescita dei prestiti cala al 7,2% contro il 9,4% del Centro Nord del paese.
Riguardo alla ripartizione per tipologia degli impieghi, i prestiti per l’acquisto di un’abitazione contratti dalle famiglie denunciano una contrazione che, tuttavia, è in parte ascrivibile alla ripresa delle operazioni di cartolarizzazione.
Sono tempi molto duri per gli italiani che hanno comprato casa con un mutuo a tasso variabile.
Infatti dopo l’aumento dei tassi di interesse della Bce, arrivati al 4,25%, le conseguenze, nelle tasche di circa 3 milioni di famiglie alle prese con il mutuo, diventano sempre più pesanti.
Secondo Adusbef, il rialzo dei tassi comporterà infatti un aumento di 2.000 euro in 3 anni per i mutui di 100.000 euro, e un aggravio di 168 euro l’anno (14 euro mensili) a ogni aumento dello 0,25% del tasso Bce.
L’associazione dei consumatori ha fatto questi calcoli sulla base della media Euribor, ovvero il tasso medio con cui avvengono le transazioni finanziarie delle maggiori banche europee.
Ma se per i mutui da 100.000 euro gli aumenti varieranno tra i 1.588 euro (per i decennali) ai 2.000 l’anno (per i trentennali), ben maggiore sarà la stangata per quelli da 200.000 euro.
Si parla, infatti, di un aggravio minimo (per i decennali) di 3.177 euro l’anno, fino ad arrivare, per i trentennali, ad un +3.950.
Gli aumenti sono la conseguenza dell’ascesa vertiginosa che, dal 2005, interessa il tasso di riferimento della Bce.
Dal 2,25%, si è arrivati al 4,25%, esattamente 2 punti percentuali in più.
Parallelamente anche il tasso Euribor, calcolato sul trimestre, si è attestato, dal 2,488% del 2005, all’attuale 5,208%.
In rapporto a queste disposizioni europee, il sistema bancario italiano, afferma in una nota Adusbef, «non ha sostenuto i cittadini». La scelta di adoperare tassi variabili, al posto dei fissi, che nel 2005 si attestavano sul 3,5%, rende impossibile, per molte famiglie, sostenere le rate dei mutui.
Con il risultato che in Italia c’è un +27% sulla media dei pignoramenti delle abitazioni acquistate.«Le banche - sostiene l’Adusbef - hanno attirato nella loro trappola molte famiglie che con le rate fisse, rapportate ai parametri del reddito, non sarebbero mai riusciti a comprarsi una casa. Proponendo tassi variabili, inizialmente minori, hanno dato consigli cattivi e interessati».
La Banca centrale europea ha alzato ancora i tassi ufficiali, uno 0,25% che è stato sufficiente a far indignare quanti si preoccupano più dell’economia stagnante e della crisi dei consumi che dei rischi d’inflazione.
Ma a salire ancora di più, di questi tempi, sono i tassi interbancari, un indicatore della salute del sistema del credito e un riferimento fondamentale per chi deve prendere denaro a prestito.
A rendere alto il costo dei finanziamenti, insomma, di questi tempi più che la Bce è il sistema bancario.
I tassi ai quali le banche si prestano denaro rappresentano però anche un infallibile termometro della crisi finanziaria.
Quando il differenziale tra il tasso interbancario Euribor (Europe inter bank offered rate), e quelli ufficiali sale, è un segnale che le banche in Europa sono poco propense a prestarsi liquidità tra di loro o lo sono solo a caro prezzo, quando scende, significa che il mercato interbancario è ritenuto poco rischioso dagli stessi banchieri.
In questi giorni il differenziale, tra Euribor e tassi ufficiali è ai massimi storici, segno che la crisi del credito è ben lungi dall’essere in via di soluzione. «Se si vuole capire quando finirà la crisi finanziaria l’indicatore più efficace è lo spread dell’Euribor, e i livelli attuali indicano che le banche non sono molto disposte a finanziarsi l’un l’altra, evidentemente perché sono consapevoli che ci sono ancora diversi problemi in giro», dice un banchiere svizzero che preferisce mantenere l’anonimato.
Normalmente, il differenziale tra tassi ufficiali ed Euribor è attorno ai 30-50 punti base (0,3%-0,5%). Da quando è iniziata la crisi finanziaria legata ai mutui subprime e ai titoli derivati, il differenziale è andato sempre aumentando.
Alla fine dell’estate scorsa, quando è apparso chiaro che quasi tutte le maggiori banche mondiali, con la notevole eccezione degli istituti italiani poco esposti in subprime, avevano seri problemi, il differenziale era salito attorno ai 70 punti base.
Ma in questi giorni si è raggiunto un record. Ieri infatti, con il tasso Bce al 4,25% e l’Euribor al 5,39% il differenziale era di 114 punti base, un livello mai visto in 10 anni. Probabilmente, per rivedere il tasso interbancario a livelli più normali, bisognerà attendere ulteriori operazioni di pulizia nei bilanci delle banche.



