Archivio di Settembre 2008

30 Settembre 2008

Oltre le barriere fisiche e di intermediazione, il prestito sociale o social lending supera i tradizionali sistemi di finanziamento, proponendo transazioni tra gli utenti del Web lontani dagli sportelli bancari. Un nuovo sistema di finanziamento peer-to-peer inaugurato dai siti di social lending come Boober o Zopa.
Social Lending significa proprio questo: prestiti tra privati, prestiti diretti, online e senza alcuna intermediazione se non quella delle piattaforme che offrono il servizio, con il conseguente
abbattimento degli interessi passivi sulle transazioni. In Italia al momento sono due gli operatori che forniscono questa tipologia di servizio.
Boober
Una volta iscritti alla piattaforma si possono richiedere somme comprese tra i 2.000 e i 10.000 euro da restituire in un massimo di 5 anni. L’utente che richiede un prestito deve avere tra i 18 e i 75 anni ed avere un reddito da lavoro dipendente o essere un pensionato. Deve innanzitutto registrarsi sul sito e inviare a Boober oltre che l’accordo di adesione compilato e firmato, una copia di un documento di identità, una copia del codice fiscale, una copia dell’ultima busta paga o del rateo della pensione, una copia dell’ultimo rendiconto bancario.
Questi dati serviranno a Boober per eseguire un controllo della solvibilità dell’utente a cui viene attribuita una determinata classe di credito (al costo una tantum di 19,95 euro). A quel punto l’utente può nel sito di mercato presentare la propria richiesta, specificando l’ammontare, il tasso richiesto e la durata. Viene offerta una stima dell’eventuale tasso d’insolvenza e si garantisce che una società di recupero crediti si occuperà degli eventuali mancati pagamenti.
Come si concede un prestito?
Anche in questo caso le operazioni sono possibili previa iscrizione, dopodiché l’investitore potrà selezionare quali investimenti effettuare, la cifra da investire a quali tassi e con quali rischi, ripartendola magari tra più soggetti da finanziare. Cosa ci guadagna il gestore di Boober in tutto questo? Il 10% del rendimento. Per assicurarsi sui rischi Boober offre inoltre ai suoi utenti finanziatori una fidejussione percentuale sull’ammontare del prestito in funzione dell’indicatore di rischio del richiedente.
Zopa
Alter ego anglosassone di Boober, Zopa ha portato in Italia il peer -to-peer creditizio. Ad occuparsi della piattaforma peer la società di asset management New College Capital Ltd.
Come funziona?
Anche in questo caso il funzionamento è piuttosto semplice: ci si collega ad Internet e si va alla piazza virtuale, dove si incontrano lender (prestatori) e borrower (richiedenti). Chi vuole chiedere il prestito compila un questionario che trova sul sito, dopodiché gli viene assegnato un target (A, B, C) che serve per calcolare il tasso di interesse applicato (dal 6% al 10%).
Il prestito richiesto su questa piattaforma deve essere compreso tra i 1.500 e i 15.000 euro mentre quello concesso tra i 100 e i 50 mila euro. Chi presta il denaro - il lender - è in grado di garantirsi profitti del 6.75% sul capitale messo a disposizione della community. E soprattutto non rischia molto, visto che in realtà le cifre richieste in prestito vengono messe insieme utilizzando le somme di tanti banchieri virtuali, e non di uno solo.
Zopa.it garantisce infatti ai finanziatori che se la somma prestata supera i 500 euro, la cifra viene ripartita d’ufficio su più richiedenti (almeno 50) per diversificare il rischio il rischio.
Quanto al rendimento, in Gran Bretagna il tasso medio è stato del 7%.
L’idea che unisce P2P e microcredito ha raccolto già 13 mila di aderenti per un giro di affari di oltre 1 milione di euro. Questo semplice meccanismo di finanziamento nel mercato britannico, dove il sistema è già collaudato da qualche tempo, ha visto pochissimi casi di protesti, solo il tre per mille.

30 Settembre 2008

Sono due gli intermediari principali, Zopa e Boober per un’unica, ma potenzialmente sconfinata comunità di utenti. Parliamo del social Lending o prestito sociale in modalità peer-to-peer.
Di origine anglosassone il social lending sbarca nel nostro Paese come realtà di intermediazione finanziaria regolamentata dalla Banca d’Italia solo nel 2007. Le due società “pioniere” dei micro-prestiti in rete sono infatti regolarmente iscritte all’Ufficio Italiano dei Cambi all’albo degli intermediari finanziari.
L’affidabilità del sistema di prestiti online sembra confermata dai dati relativi alle adesioni.
Zopa.it in particolare è cresciuta esponenzialmente negli ultimi mesi registrando 3037 nuovi membri, superando così quota 23mila e raggiungendo i 2.787.090 di euro scambiati direttamente online tra i suoi membri (dato aggiornato al 3 settembre 2008).
Come funziona il social lending?
Per poter partecipare alla rete del prestito ci si deve naturalmente iscrivere alla piattaforma fornendo i propri dati personali come reddito (presentando copia dell’ultimo stipendio) e codice fiscale, a garanzia delle solvibilità e credibilità del soggetto. Sulla scorta dei dati forniti il sistema attribuisce all’utente una classe di credito. A quel punto l’utente può nel sito di mercato presentare la propria richiesta, specificando l’ammontare, il tasso richiesto e la durata. Viene offerta una stima dell’eventuale tasso d’insolvenza e si garantisce che una società di recupero crediti si occuperà degli eventuali mancati pagamenti.
Come si concede un prestito?
Anche in questo caso le operazioni sono possibili previa iscrizione, dopodiché l’investitore potrà selezionare, nel caso di Boober, quali investimenti effettuare, la cifra da investire a quali tassi e con quali rischi, ripartendola magari tra più soggetti da finanziare. Da considerare naturalmente che nel caso si decida di prestare denaro ad un determinato tasso di interesse bisognerà scalare dal rendimento i costi di gestione della piattaforma e le commissioni.
Cosa ci guadagna il gestore? Nel caso di Boober il 10% del rendimento, mentre Zopa addebita una percentuale fissa a tutte le transazioni (lo 0,5% applicato sulla somma presa in prestito o su quella prestata su base annuale).
Le Garanzie
Per assicurarsi sui rischi Boober offre inoltre ai suoi utenti finanziatori una fidejussione percentuale sull’ammontare del prestito in funzione dell’indicatore di rischio del richiedente.
Zopa.it garantisce ai finanziatori che se la somma prestata supera i 500 euro, la cifra viene ripartita d’ufficio su più richiedenti (almeno 50) per diversificare il rischio. Quanto al rendimento, in Gran Bretagna il tasso medio è attestao al 7%.
Quali vantaggi?
Tra le attrattive principali del sistema di social landing troviamo tassi di interesse passivi più convenienti rispetto a quelli applicati dagli istituti di credito, normalmente oberati da ingenti costi di gestione. Per Zopa il tasso di interesse medio rilevato in Inghilterra è del 7%, con oscillazioni tra il 5 el’8%, assolutamente lontani dal tasso di usura fissato dalla Banca d’Italia.
Oltre alla convenienza (parliamo sempre solo di piccoli prestiti fino a 15.000 sterline) c’è anche il non trascurabile elemento della rapidità. I prestiti vengono infatti approvati in via definitiva, una volta presentata la documentazione richiesta, tra le 24 e le 48 ore.

30 Settembre 2008

Moltissimi clienti di mutui indignati dalla scarsa convenienza delle proposte di rinegoziazione, a volte
sottolineata dalla stessa banca proponente, hanno raccontato la loro esperienza.
Molti hanno rifiutato, ma tanti raccontano che sono davvero con l’acqua alla gola e hanno la
necessità assoluta di rinegoziare il mutuo perché un alleggerimento della rata sarebbe comunque l’unica possibilità di tenere la casa. E invece…
E invece, proprio là dove la rinegoziazione servirebbe, le banche la negano con le scuse più disparate: anche un ritardo nel pagamento può dare adito a un no. Così esplode nei messaggi a Repubblica.it la rabbia di chi non riesce ad ottenere una surroga alle condizioni previste dalla legge, e si vede costretto a pagare spese salate e non dovute.
Infine ci sono le esperienze (poche!) di chi ha rinegoziato con la propria o con un’altra banca, ed è soddisfatto ma anche perplesso: “Sono una mosca bianca?”, chiede una lettrice.
Sulle questioni legate ai mutui abbiamo ricevuto oltre 100 segnalazioni in meno di 24 ore, dopo l’inchiesta pubblicata lunedì 15. Emerge una grande sofferenza da parte degli utenti bancari. Qualunque tipo di soluzione risulta nella maggior parte dei casi inadeguata rispetto al problema di fondo, e cioè l’aver optato anni fa per un tasso variabile quanto i tassi di sconto erano bassissimi, e l’essersi ritrovato nel giro di pochi anni con una rata insostenibile, e che rischia di salire ancora dal momento che l’inflazione non scende. Leggi il resto di questo articolo »

30 Settembre 2008

Gli italiani hanno mostrato di apprezzarle ampiamente fin dalle prime emissioni, ma il 2007 ha conosciuto un vero e proprio boom dell’uso delle carte prepagate (+46,3%) e della loro diffusione (+30,1%).
E così quelle che sembravano le ’sorelle minori’ delle carte di credito sono ormai arrivate, attesta l’Osservatorio Assofin-Crif-Eurisko, a 5,8 milioni. Un tasso di crescita di gran lunga superiore a quello delle carte di credito tradizionali (+10,3%, comunque il più alto degli ultimi quattro anni) e di quello delle carte revolving (+7,7%).
All’aumento delle carte di credito corrisponde una riduzione del 6 per cento dell’utilizzo degli assegni.
Le prepagate piacciono ai giovani. “Quella delle carte prepagate è certamente una tipologia che si sta diffondendo molto. - conferma Silvia Dimelli, business consultant di Crif, tra i curatori del rapporto - Non si tratta di una sostituzione, ma di un allargamento del bacino dei titolari. Infatti i 5,8 milioni di titolari di carte prepagate si aggiungono ai circa 35 milioni titolari di carte di credito. A scegliere le prepagate sono soprattutto i giovani, che le utilizzano per i viaggi e per le transazioni online. In genere l’importo medio è inferiore a quello delle carte di credito: 50 euro contro 100″.
La crisi rallenta le revolving. Sembra invece diminuire l’entusiasmo per le carte revolving, che hanno raggiunto i 13,9 milioni di pezzi in circolazione. Ma mentre tra il 2004 e il 2005 i tassi d’incremento erano a due cifre, nel 2007 si è registrato un più modesto +7,7%, al quale segue un +7% nel primo semestre 2008, ma soprattutto una riduzione delle emissioni dell’11,6%.
Pagare a rate è comodo, ma probabilmente in un momento di crisi come l’attuale è anche troppo costoso. Infatti, sempre nel 2007, il tasso di sofferenza è aumentato di un punto percentuale. Gli utenti sembrano piuttosto orientarsi verso le carte opzione, segnala il rapporto, “che lasciano la scelta di rimborsare in un’unica soluzione o rateizzare il credito dovuto”.
Un quarto degli utenti sceglie invece le carte co-branded, emesse da esercizi commerciali convenzionati, e che danno accesso a sconti e promozioni.
Oltre 75 milioni di carte di plastica. Sembrano lontani i tempi nei quali si parlava della cronica diffidenza degli italiani verso le carte di credito. Degli oltre 75 milioni di carte in circolazione, 5,8 sono prepagate, e le altre si suddividono in egual misura tra bancomat e carte di credito. Ma a crescere sono soprattutto le seconde (+10,3%), le prime segnano un incremento molto più contenuto (+1,6%). Cresce anche l’utilizzo delle carte di credito (+9,4%). Nel complesso, le operazioni effettuate utilizzando strumenti di pagamento diversi dal contante hanno registrato nel 2007 un aumento del 3,5 per cento.
La novità: le carte contactless. Nel 2007 si sono affacciate per la prima volta nel mercato le carte contactless, che sfruttando la tecnologia ‘a sfioramento’, permettono di effettuare il pagamento per gli acquisti di minore entità avvicinando la carte a un lettore, senza inserimento nel terminale, e senza digitare il pin. Una tecnologia che gli utenti hanno mostrato di apprezzare. Tuttavia al momento sono stati avviati solo alcuni progetti pilota.

30 Settembre 2008

In Italia, più di altri operatori economici la frenata dell’economia colpisce le famiglie. Ne è testimonianza il marcato rallentamento dei prestiti bancari al settore delle famiglie consumatrici il cui ritmo annuo di espansione scende a luglio intorno al 2 per cento. La decelerazione della domanda di credito interviene a fronte di tassi di interesse che, al netto della aumentata inflazione, risultano in diminuzione rispetto ai livelli dell’estate 2007. A monte della difficile congiuntura delle famiglie, riflessa sia nei comportamenti di consumo sia nella domanda di credito, c’è soprattutto l’effetto del violento aumento del carovita, cresciuto in un anno di 2,5 punti percentuali.
Le persistenti turbolenze dei mercati finanziari internazionali sollecitano, in Italia, la ricerca della sicurezza da parte dei risparmiatori. La riallocazione degli investimenti va a beneficiare la raccolta bancaria, soprattutto nella componente obbligazionaria.

30 Settembre 2008

Questa volta all’attacco degli Istituti bancari in difesa dei consumatori è l’associazione Altroconsumo, che ha presentato una denuncia alla Banca d’Italia e al Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’assenza di trasparenza delle “informazioni da parte dei più grossi gruppi bancari a un milione e 200mila clienti mutuatari italiani e per la mancata applicazione della convenzione Tremonti del giugno scorso
”.
E’ la stessa convenzione , infatti, all’articolo 5, che impone che la proposta sia effettuata nel rispetto della disciplina sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari, con modalità di comunicazione chiare e comprensibili.
Altroconsumo punta il dito, in particolare, contro sei gruppi: Unicredit, Intesa San Paolo, Ubi Banca, Monte Paschi, Popolare di Sondrio e Banca Toscana.
Secondo l’associazione dei consumatori, le lettere che queste banche stanno inviando ai propri clienti sulla rinegoziazione dei mutui non contengono il piano d’ammortamento, senza il quale è incomprensibile capire la reale rata da pagare a partire da un dato momento e il capitale residuo di finanziamento, oltre all’evoluzione del tasso variabile dal momento della stipula del primo contratto. Inoltre, le lettere abbondano di errori di calcolo e omissioni. Manca anche l’ISC, (l’indicatore sintetico di costo), che fornisce il costo effettivamente pagato dal risparmiatore per tutta l’operazione. Non c’è chiarezza sul tasso a regime del mutuo e in alcune delle lettere manca qualunque riferimento al parametro di indicizzazione, alle modalità della sua rilevazione (ultimo giorno lavorativo, media del mese precedente) e allo spread. Indicazioni sul capitale residuo erano diverse rispetto a quelle usate per il calcolo della rata.
Il motivo?
Non si è tenuto conto dell’aumento dei tassi.
L’invito di Altroconsumo (come quello di molte altre Associazioni di consumatori) ai clienti delle banche è chiaro: senza trasparenza delle informazioni, NON ACCETTARE la proposta di rinegoziazione della banca. Per l’associazione, si tratta “dell’ultima spiaggia del mutuatario: con l’illusione di una rata d’importo inferiore ci si lega mani e piedi alla stessa banca per un periodo più lungo, a volte di oltre 25 anni”.

30 Settembre 2008

Per finanziare l’acquisto di una nuova casa, il mutuo, salvo casi eccezionali, è un passaggio obbligato. Il tasso fisso è generalmente il più consigliabile, tanto più che oggi la crisi ha ormai livellato l’offerta e i costi sono sostanzialmente identici a quelli del tasso variabile.
L’ammontare della rata va scelto con oculatezza, pensando anche a eventuali spese future: questo vale, a maggior ragione, per chi non ha redditi costanti, e sono in numero crescente, per i quali è a questo punto consigliabile il tasso fisso. In genere le banche non consentono rate superiori al
30-35% del reddito: l’alternativa è giocare sulla durata del prestito.
É bene però ricordare che per i mutui ultratrentennali la rata è di poco inferiore, ma i costi molto più elevati.
Infine è bene sempre confrontare le offerte e non limitarsi mai alla propria banca abituale ma consultare anche gli operatori specializzati nei mutui.

30 Settembre 2008

L’Euribor a tre mesi tocca un nuovo massimo da 8 anni, toccando il 5,142% dal 5,119%.
I principali tassi Euribor, cioè i tassi di riferimento con cui si calcolano anche i rendimenti sui mutui, continuano a salire e volano a nuovi livelli record, nonostante gli sforzi delle banche centrali per garantire liquidità.
L’Euribor a tre mesi tocca un nuovo massimo da 8 anni, passando al 5,142 dal 5,119% di giovedì. Il tasso Euribor a una settimana avanza ai massimi da 7 anni al 4.792 dal 4,779%. Quello a sei mesi cala di pochissimo dal 5,296% al 5.290%, dopo aver ripetutamente toccato il record storico in settimana.
Alle stelle anche l’Euribor ad un mese, salito di tre punti base al 5,01% (era al 4,63% appena una settimana fa secondo la Bloomberg) segnando un nuovo massimo dal dicembre del 2000.

30 Settembre 2008

Governo ed Autorità di Vigilanza (Banca d’Italia e Consob) stanno stendendo una rete di controlli per evitare la creazione di falle nel sistema finanziario italiano.
Così, dopo il blocco delle vendite allo scoperto di titoli da parte degli operatori (deciso la settimana scorsa da Consob, sulla scia di misure analoghe prese negli Stati Uniti), su iniziativa della Banca d’Italia Giulio Tremonti, nella sua duplice veste di ministro dell’Economia e di presidente del Comitato per il credito ed il risparmio, firma un decreto che estende i compiti della «centrale rischi».
In pratica, a partire dal primo gennaio prossimo, sarà la banca centrale a controllare anche i piccoli prestiti: da quelli al consumo, ai mutui, ai prestiti personali. In questo modo, gli intermediari finanziari potranno conoscere in tempo reale i rischi a cui andranno erogando prestiti a questo o quel soggetto.
Al momento, questo tipo di controllo sui prestiti di importo limitato è affidato ad un archivio in gestione alla Società interbancaria per l’automazione. Il suo trasferimento nell’ambito della «centrale rischi» di Banca d’Italia consentirà maggiori possibilità di verifiche e controlli incrociati sulla «sostenibilità» di chi contrae un prestito. D’altra parte, l’attuale crisi finanziaria nasce dal fenomeno dei mutui subprime: mutui concessi a fasce di popolazione che, al variare dei tassi, non sono più riuscite ad onorare le rate.
L’obbiettivo dell’iniziativa di Tremonti è proprio quello di mettere in mano alla Banca d’Italia gli strumenti per verificare le condizioni economiche di un soggetto. Da qui, il rafforzamento dei poteri e dei campi d’azione della «centrale rischi». Si tratta di interventi preventivi destinati a mettere in piedi quella rete di controlli che prima non esistevano. E che dovrebbero scongiurare o quantomeno tamponare falle nel sistema, attraverso l’utilizzo di strumenti finanziari considerati «a rischio». Oppure, l’erogazione di prestiti a soggetti che non offrono le opportune garanzie.
In altre parole, è come se i criteri per l’erogazione del credito previsti da «Basilea 2» venissero applicati (con le opportune modifiche) ai piccoli prestiti.
Negli Stati Uniti i campi d’azione della «centrale rischi» sono ben più ampi di quelli italiani. Tanto per fare un esempio, l’Agenzia delle Entrate americana ha accesso alla «centrale rischi» della Fed. Ed attraverso questo strumento riesce ad estendere i controlli anti-evasione.
In altre parole, gli evasori fiscali americani vengono scoperti anche attraverso la loro movimentazione bancaria. Il decreto di Tremonti non estende, ovviamente, i poteri della «centrale rischi» fino a questo punto. Ma l’utilizza per scongiurare prestiti «a rischio» per il sistema.

30 Settembre 2008

Gli italiani stanno prendendo sempre più confidenza con le carte di credito.
Di certo alla base rimane un po’ di scetticismo, di diffidenza. Forse anche ancora un po’ di paura per eventuali frodi. Ma il trend sta sicuramente cambiando. E i numeri lo dimostrano: nel 2007 sono circolate in Italia 34,5 milioni di carte di credito, ben il 10,3% in più rispetto al 2006.
Un dato che emerge da uno studio condotto da Assofin, Crif decision solution e Gfk Eurisco, presentato a Milano.
Ma la vera grande novità sta nell’exploit delle carte prepagate che hanno registrato un incremento del 30,1%, raggiungendo quota 5,8 milioni, con un utilizzo balzato del 46,3%, a 49,6 milioni di operazioni. In crescita del 7,7% le carte revolving, arrivate a 13,9 milioni.
Un dato che sottolinea il fatto che agli italiani piace utilizzare le carte per fare acquisti su Internet, come per esempio comprare i biglietti aerei, ed anche pagare la spesa al supermarket.
E’ sicuramente più comodo infatti utilizzare una semplice “scheda” più che portare contanti. Ma l’avversione al rischio è forte e quindi il popolo del Belpaese preferisce limitare il plafond a
disposizione, cosa fattibile con le prepagate.
Dallo studio è emerso anche, sempre lo scorso anno, le operazioni effettuate con strumenti diversi dal contante sono aumentate del 3,5%. Le transazioni su Pos con carte di debito, ossia con i Bancomat, sono salite del 7,1%, raggiungendo quota 76,6 miliardi di euro, quelle tramite bonifici e disposizioni del 3,8%. In calo del 6% l’utilizzo degli assegni.
Sul fronte della rischiosità del mercato, il tasso di sofferenza registrato per le carte a saldo è rimasto invariato rispetto all’anno precedente, attorno al 2%. E’ aumentato dell’1% invece quello per le carte revolving.