Accordo Governo Abi per rinegoziazione mutui e ritorno ai tassi fissi del 2006
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L’Abi e il ministero dell’Economia Tremonti hanno firmato a Napoli un accordo per la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile sulla prima casa, stipulati entro il 2006.
L’accordo è stato in contemporanea approvato all’unanimità dall’esecutivo Abi.
Chi ne farà richiesta entro il 31 dicembre, potrà rinegoziare il proprio prestito alle condizioni concordate dalla convenzione, trasformandolo in un mutuo a tasso fisso, della stessa durata, e con rate più leggere di quelle attuali, perché viene applicato il tasso medio del 2006 che come tutti sanno è inferiore all’attuale e quindi più conveniente.
Il vantaggio di questa operazione sta anche nella possibilità di poter tornare di nuovo al tasso variabile se i tassi di mercato dovessero scendere ed essere di nuovo più convenienti rispetto al tasso fisso. In caso contrario permette di rinviare al momento dell’estinzione del mutuo il rimborso alla banca di quanto si è pagato in meno passando alla rata fissa.
Secondo il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, questo provvedimento interessa ben 1.250.000 famiglie italiane che, nel caso per esempio di un mutuo ventennale di 80 mila euro, potrebbero pagare circa 840 euro in meno all’anno.
Tremonti spiegando a Napoli l’accordo raggiunto dice: “E’ una riforma a costo zero. Non è un miracolo, ma è un sollievo per chi si trova stretto tra uno stipendio fisso e rate del prestito che volano”.
Ma, tornando all’esempio portato da Faissola, chi pagherà quegli 840 euro all’anno risparmiati rinegoziando il mutuo?
Le banche si impegnano a non applicare costi o commissioni di alcun tipo, e si fanno carico della tenuta di una contabilità che è un po’ più complicata. Ma non fanno regali, e lo Stato, da parte sua, non ci mette nemmeno un euro.
Quindi sarà il mutuatario che dovrà vedersela. Ma in futuro, e con certe garanzie.
Ecco come funziona la rinegoziazione. Sulla base del tasso del 2006 la banca fa un nuovo piano di ammortamento, a tasso fisso, e per la stessa durata del mutuo originario. Periodicamente la banca accantona in un ”conto di finanziamento accessorio” la differenza tra la nuova rata fissa e quella variabile che si sarebbe dovuta pagare ai tassi correnti. A questo debito applica il tasso Irs (leggermente più basso del tasso Euribor) maggiorato di uno spread dello 0,5%. Se i tassi di interesse scendono a sufficienza da estinguere ”il conto di finanziamento accessorio”, il cliente si rimetterà sul vecchio binario del tasso variabile fino a pagamento totale del mutuo. Se invece alla fine dei conti l’aumento dei tassi o l’eventuale diminuzione non compenserà il vantaggio che ha avuto, restituirà alla banca la differenza secondo rate fisse dello stesso importo di quelle che ha appena terminato di pagare. Quindi, in sostanza, gli si allunga la durata del mutuo.
Le associazioni dei consumatori dicono che «le banche non daranno mai attuazione a queste novità». L’ex ministro Bersani puntualizza che «se c’è il principio per rinegoziare i mutui è grazie alla legge del governo Prodi che il centrodestra ha osteggiato». E in un’intervista alla radio il presidente Faissola si fa «garante della corretta applicazione dell’accordo da parte delle banche».