Autostrade, alt dell’Ue a Di Pietro

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18 Novembre 2006

La Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per il caso Autostrade. La procedura non riguarda nello specifico la fusione tra le due società , ma le norme del decreto legge fiscale collegato alla Finanziaria, che contiene norme di riordino delle concessioni autostradali. Immediata la risposta del ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro secondo il quale la messa in mora dell’Italia ´è sbagliata nel metodo e nel merito’. L’azione è stata intrapresa su proposta del commissario al Mercato interno, Charlie McCreevy. Secondo Bruxelles le norme del dl collegato alla Finanziaria contiene norme di riordino delle concessioni autostradali che rappresenterebbero una violazione dei principi del Trattato sulla libera circolazione di capitali. ´La Commissione’, si legge in una nota, ´è preoccupata che il nuovo sistema delle concessioni autostradali possa creare incertezza, scoraggiando così gli investitori. L’indeterminatezza degli obiettivi perseguiti con le disposizioni in questione e la mancanza di giustificazione delle misure adottate possono causare incertezze circa l’imminente rinegoziazione delle concessioni esistenti e pertanto il nuovo sistema può restringere abusivamente la libera circolazione dei capitali e il diritto di stabilimento sanciti dal Trattato Ue’. L’effetto restrittivo di queste disposizioni viene rafforzato ´dalla minaccia di ritiro delle concessioni esistenti qualora non sia raggiunto un accordo tra le autorità italiane e i concessionari. La Commissione ha poi preso atto delle modifiche fatte dall’Italia alle disposizioni che ´possono limitare le libertà fondamentali in quanto restringono i diritti di voto che le società di costruzione azioniste di concessionarie autostradali possono esercitare per la nomina degli amministratori al 5% del capitale sociale delle concessionarie’. La richiesta di Bruxelles assume la forma di una lettera di messa in mora, primo passo dell’azione legale Ue, nel momento in cui la Commissione non ricevesse dall’Italia ´una risposta soddisfacente’ entro due mesi. Il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro si è dimostrato tranquillo. ´La messa in mora dell’Italia da parte dell’Ue’, ha affermato, ´è sbagliata nel metodo perché fa riferimento alla prima versione dell’art. 12, che ora è stato modificato e già approvato dalla camera e ora sarà approvato dal senato. Nel merito perché invece di chiedere informazioni apre una procedura d’infrazione perché non conosce le motivazione a monte di determinate decisioni’. Una procedura, quella avviata dal commissario McCreevy, che Di Pietro non esita a definire ´poco corretta sul piano istituzionale perché avevamo concordato un incontro proprio per martedì prossimo. Avrebbe potuto certamente aspettare e chiederci tutte le informazioni che voleva. Ora preso atto di questa procedura risponderemo nei tempi previsti, ovvero due mesi’. Il ministro ha poi aggiunto che, vista la situazione, non ci sarà più l’incontro di martedì. Ma in un veloce botta e risposta il commissario McCreevy, attraverso il suo portavoce, ha fatto sapere che ´spera di vedere il ministro Di Pietro’ nell’incontro di martedì e ha auspicato ´di poter risolvere la questione prima di dover passare alla seconda tappa della procedura d’infrazione’. Di Pietro ha poi delineato le linee con cui l’Italia dimostrerà di avere ragione. ´Risponderemo che il blocco del 5% per i costruttori non esiste più’, ha proseguito, ´e in più che la decadenza della concessione per gravi inadempimenti prevede un parere motivato. Abbiamo previsto un contraddittorio. Siamo convinti che l’art. 12 non incida sugli accordi pregressi. Gli aumenti tariffari dovranno essere legati alle opere effettivamente realizzate’. Quanto alla decisione della società Autostrade di non chiedere una nuova autorizzazione per la concessione Di Pietro ha affermato che ´Autostrade è stata smentita da Kroes. Nessuno sta sanzionando l’Italia, abbiamo dato le informazioni necessarie a Kroes e le daremo anche a McCreevy. È stato riconosciuto il diritto all’Italia di non trasferire la concessione automaticamente da una parte all’altra’.

Il premier Romano Prodi ´ha detto che il governo italiano ha agito finora con saggezza e prudenza, senza nessuna restrizione alle regole di mercato e a quelle europee. Il vice presidente della Commissione europea Franco Frattini, invece, ha rimarcato sul margine di risposta a disposizione e ha ricordato che ´i punti sono le osservazioni sull’articolo 12 e la possibilità di interferenza indiretta su operazioni di fusione senza adeguate giustificazioni’. Per il ministro per le politiche europee, Emma Bonino ´sono lieta che la Commissione abbia preso atto dell’iniziativa del governo di presentare, in sede di conversione parlamentare del decreto legge, un emendamento all’articolo 12, in particolare sul tetto del 5% al diritto di voto dei soci costruttori, un limite che sin dall’inizio appariva chiaramente incompatibile’.