Archivi per la categoria ‘banche’

30 Settembre 2008

Governo ed Autorità di Vigilanza (Banca d’Italia e Consob) stanno stendendo una rete di controlli per evitare la creazione di falle nel sistema finanziario italiano.
Così, dopo il blocco delle vendite allo scoperto di titoli da parte degli operatori (deciso la settimana scorsa da Consob, sulla scia di misure analoghe prese negli Stati Uniti), su iniziativa della Banca d’Italia Giulio Tremonti, nella sua duplice veste di ministro dell’Economia e di presidente del Comitato per il credito ed il risparmio, firma un decreto che estende i compiti della «centrale rischi».
In pratica, a partire dal primo gennaio prossimo, sarà la banca centrale a controllare anche i piccoli prestiti: da quelli al consumo, ai mutui, ai prestiti personali. In questo modo, gli intermediari finanziari potranno conoscere in tempo reale i rischi a cui andranno erogando prestiti a questo o quel soggetto.
Al momento, questo tipo di controllo sui prestiti di importo limitato è affidato ad un archivio in gestione alla Società interbancaria per l’automazione. Il suo trasferimento nell’ambito della «centrale rischi» di Banca d’Italia consentirà maggiori possibilità di verifiche e controlli incrociati sulla «sostenibilità» di chi contrae un prestito. D’altra parte, l’attuale crisi finanziaria nasce dal fenomeno dei mutui subprime: mutui concessi a fasce di popolazione che, al variare dei tassi, non sono più riuscite ad onorare le rate.
L’obbiettivo dell’iniziativa di Tremonti è proprio quello di mettere in mano alla Banca d’Italia gli strumenti per verificare le condizioni economiche di un soggetto. Da qui, il rafforzamento dei poteri e dei campi d’azione della «centrale rischi». Si tratta di interventi preventivi destinati a mettere in piedi quella rete di controlli che prima non esistevano. E che dovrebbero scongiurare o quantomeno tamponare falle nel sistema, attraverso l’utilizzo di strumenti finanziari considerati «a rischio». Oppure, l’erogazione di prestiti a soggetti che non offrono le opportune garanzie.
In altre parole, è come se i criteri per l’erogazione del credito previsti da «Basilea 2» venissero applicati (con le opportune modifiche) ai piccoli prestiti.
Negli Stati Uniti i campi d’azione della «centrale rischi» sono ben più ampi di quelli italiani. Tanto per fare un esempio, l’Agenzia delle Entrate americana ha accesso alla «centrale rischi» della Fed. Ed attraverso questo strumento riesce ad estendere i controlli anti-evasione.
In altre parole, gli evasori fiscali americani vengono scoperti anche attraverso la loro movimentazione bancaria. Il decreto di Tremonti non estende, ovviamente, i poteri della «centrale rischi» fino a questo punto. Ma l’utilizza per scongiurare prestiti «a rischio» per il sistema.

30 Settembre 2008

Gli italiani stanno prendendo sempre più confidenza con le carte di credito.
Di certo alla base rimane un po’ di scetticismo, di diffidenza. Forse anche ancora un po’ di paura per eventuali frodi. Ma il trend sta sicuramente cambiando. E i numeri lo dimostrano: nel 2007 sono circolate in Italia 34,5 milioni di carte di credito, ben il 10,3% in più rispetto al 2006.
Un dato che emerge da uno studio condotto da Assofin, Crif decision solution e Gfk Eurisco, presentato a Milano.
Ma la vera grande novità sta nell’exploit delle carte prepagate che hanno registrato un incremento del 30,1%, raggiungendo quota 5,8 milioni, con un utilizzo balzato del 46,3%, a 49,6 milioni di operazioni. In crescita del 7,7% le carte revolving, arrivate a 13,9 milioni.
Un dato che sottolinea il fatto che agli italiani piace utilizzare le carte per fare acquisti su Internet, come per esempio comprare i biglietti aerei, ed anche pagare la spesa al supermarket.
E’ sicuramente più comodo infatti utilizzare una semplice “scheda” più che portare contanti. Ma l’avversione al rischio è forte e quindi il popolo del Belpaese preferisce limitare il plafond a
disposizione, cosa fattibile con le prepagate.
Dallo studio è emerso anche, sempre lo scorso anno, le operazioni effettuate con strumenti diversi dal contante sono aumentate del 3,5%. Le transazioni su Pos con carte di debito, ossia con i Bancomat, sono salite del 7,1%, raggiungendo quota 76,6 miliardi di euro, quelle tramite bonifici e disposizioni del 3,8%. In calo del 6% l’utilizzo degli assegni.
Sul fronte della rischiosità del mercato, il tasso di sofferenza registrato per le carte a saldo è rimasto invariato rispetto all’anno precedente, attorno al 2%. E’ aumentato dell’1% invece quello per le carte revolving.

20 Settembre 2008

L’aumento dei tassi d’interesse sui mutui con conseguenti rate più care e la crisi nel mondo finanziario ed economico fa crollare anche il mercato immobiliare italiano.
Gli italiani hanno pochi soldi e la domanda è fiacca così il mercato del mattone va giù.
I dati pubblicati da Tecnocasa e Gabetti immobiliare fotografano una realtà italiana congelata al ribasso.
L’offerta di immobili aumenta ma i compratori sono sempre meno e molto più prudenti prima di accollarsi un mutuo immobiliare.
Ne consegue che in Italia si comprano sempre meno case e il prezzo degli immobili scende di quasi il tre per cento.
Gli italiani così frenano gli acquisti e, solo quando non ne possono proprio fare a meno, sono molto più selettivi e prudenti. Prima di procedere all’acquisto ed accollarsi un mutuo gli italiani ora analizzano per bene e nei dettagli costi e qualità e scelgono dopo lunghe trattative, non di rado strappando qualche sconto.
Il mattone diventa così lo specchio della crisi economica che è generale: ci sono pochi soldi e la domanda è fiacca.
E se i primi sei mesi del 2008 hanno confermato un certo ristagno, le previsioni per l’intero anno sono ancora peggiori.
Il primo semestre del 2008 è stato proprio da dimenticare per il mercato immobiliare.
Secondo i dati diffusi da Tecnocasa e Gabetti quella immobiliare italiana è una realtà congelata al ribasso: gli acquisti calano del 15%. L’offerta c’è, anzi è in aumento specie in periferia. I compratori invece no sono in continua diminuzione.
Ottenere un mutuo è sempre più difficile e soprattutto sempre più costoso.
Il tasso di interesse per i mutui immobiliari è volato oltre il 6%, toccando il livello record dal 2002.
La crisi dei mercati finanziari, originata dalla bolla scoppiata negli Stati Uniti proprio nel mercato delle case, ha ristretto i rubinetti dei prestiti e paralizzato le compravendite.
La stagflazione ha fatto il resto: crescita negativa e carovita.
Comprare casa in questo momento conviene solo a chi ha i soldi a disposizione e da investire.
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20 Settembre 2008

A poche ore dall’annuncio di un vasto piano di salvataggio dell’intero sistema finanziario, Americabank chiude i battenti, diventando così la dodicesima banca statunitense a fallire quest’anno a causa della crisi apertasi con i mutui subprime.
Le autorità hanno chiuso Americabank e ceduto i depositi alla Pioneer Community Bank e alla Citizens Savings Bank.
Americabank, fondata 102 anni fa,rilevò nel 1999i 135 milioni di dollari di depositi assicurati della fallita First National Bank, uno dei maggiori fallimenti bancari della storia americana.

15 Settembre 2008

L’accordo sulla rinegoziazione e portabilità gratuita dei mutui era stato presentato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti come un contributo per proteggere il potere d’acquisto delle famiglie. Arriva oltre un anno dopo la surroga, prevista dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni, e avviata tra mille difficoltà. Forse perché agli utenti bancari conviene davvero? La inadempienza delle banche è stata anche stigmatizzata dell’Antitrust, che ha inflitto multe per 10 milioni di euro a 23 istituti di credito che di fatto non applicavano le norme sulla portabilità.
Le segnalazioni degli utenti: proposte ‘cappio’
“Debito attuale - spiega Manlio Fortini in una lettera a Repubblica - euro 225.000 (rata 1500 euro) con 27 anni ancora da pagare su un mutuo variabile trentennale; mi propongono una rata di 1280 euro, inferiore di circa 220 euro, ma con la sorpresina finale di avere tra 27 anni un debito rimanente sul conto accessorio su cui vanno a confluire i “finti risparmi” ancora di euro 165.000, con ulteriore durata di 197 mesi (16 anni e 5 mesi), sempre che non aumentino i tassi”.
C’è chi rinegozierebbe, ma la banca nicchia
Tuttavia c’è chi è convinto che la rinegoziazione potrebbe convenirgli, ma la banca non gliela propone. Alessandro De Marchi, esperto informatico, scrive sul suo blog: “Quattro anni fa ho stipulato un mutuo a tasso variabile con la mia banca ed ora mi ritrovo, come molte persone in Italia, con una rata cresciuta a dismisura”. Dato l’aumento dei tassi, la rata di Alessandro è cresciuta dagli iniziali 262 agli attuali 350. E dunque si è rivolto alla banca per rinegoziare, ma è stato scoraggiato. “Se io rinegoziassi a tasso fisso senza variare alcunchè delle altre voci - conclude Alessandro - andrei a pagare una rata di 323 euro e a fine ammortamento avrei restituito ben 5.000 euro in meno alla mia banca di interessi. Ecco perché, da ottimi professionisti, ci sconsigliano di rinegoziare”.
Altri ancora sono incerti
C’è chi invece, di fronte alla proposta di rinegoziazione della banca, non sa ancora cosa decidere: “Oggi ho trovato nella cassetta della posta la proposta di rinegoziazione del mio mutuo della mia casa. Si tratta di un mutuo ipotecario stipulato alla fine del 2000 a tasso variabile, per un importo di circa 82.600 euro, 241 rate, spread 1,25%, scadenza fine 2020″, scrive l’utente di un forum di discussione specializzato sull’argomento. Secondo la proposta della banca, la rata attuale di 575 euro mensili si abbasserebbe dall’1 gennario 2009 di 508,05 euro. Però alla fine del 2020, se i tassi rimangono invariati, si aggiungeranno altre 28 rate da pagare sempre di 508,05 euro. Il titolare del mutuo è incerto perché, spiega, “Nel 2020 io avrò 60 anni e l’idea di ritrovarmi con anni aggiuntivi di mutuo da pagare mi fa un po’ pensare”.
Un’alternativa buona, ma quasi impossibile
A questo punto la surroga potrebbe essere invece una valida alternativa. In teoria, il titolare di un mutuo ha davanti a sé l’intero mercato, può traslocare gratuitamente nella banca che preferisce e scegliere le condizioni che preferisce. L’unica cosa che non può cambiare è l’ammontare della somma residua dovuta, ma può risparmiare tanto se, per esempio, trova una banca che gli offre uno spread inferiore di un punto o di un punto e mezzo. Ma accedere alla surroga è un’impresa che richiede tempo, pazienza, pressioni, a volte persino un avvocato. In tanti gettano la spugna.
“Siamo gente che lavora, abbiamo lasciato perdere”
“Ci hanno chiesto 3.000 euro per il trasferimento del mutuo, eppure non avremmo dovuto spendere nulla. Però abbiamo lasciato perdere, perché siamo gente che lavora tutto il giorno e non ci andava di prendere un avvocato”. Stefano Mandre, di Pomezia, associato Adusbef, spiega così la resa di fronte all’ostruzionismo della propria banca, che si è rifiutata di applicare le norme sulla surroga, chiedendogli persino 500 euro per la cancellazione della vecchia ipoteca. Quest’ultima somma, però, Stefano non ha voluto pagarla: “Mi hanno detto che l’estinzione dell’ipoteca spettava a me, ma io non ho voluto pagare. Certo, spero che la banca non faccia storie”. Leggi il resto di questo articolo »

8 Settembre 2008

Il Tesoro americano è sceso in campo per salvare Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie semipubbliche specializzate in prestiti e mutui ipotecari.
Il ministro del Tesoro Henry Paulson ha annunciato un piano in base al quale il governo prende il controllo delle due agenzie crollate in disgrazia in conseguenza della crisi dei mutui subprime.
E lo stesso presidente George W.Bush ha definito la crisi “un rischio inaccettabile” per l’economia Usa.
Bush infatti ha dichiarato: “Mettere questi istituti di credito in una condizione finanziaria solida e riformare le loro pratiche commerciali è fondamentale per la salute del nostro sistema finanziario e per fare progressi nel mercato immobiliare che oggi pesa gravemente sulla nostra economia.”
Il piano del governo prevede un commissariamento delle due agenzie e l’acquisto da parte del Dipartimento del Tesoro delle azioni privilegiate dei due istituti. L’operazione è stata decisa per evitare una “grave tempesta” sui mercati finanziari “negli Usa e nel resto del mondo”, ha detto Paulson.
Il capo della Federal Reserve Ben Bernanke ha dato il benvenuto al piano di salvataggio. Leggi il resto di questo articolo »

6 Settembre 2008

In Italia si sta diffondendo sempre più il meccanismo che consente agli studenti di pagarsi gli studi con un contributo da restituire, con il futuro lavoro, a partire da fine corso.
Negli ultimi tre anni il numero dei prestiti agli studenti ha avuto incrementi fino al 177%.
Un fondo pubblico statale affianca le iniziative degli istituti privati. In totale sono state stanziate erogazioni per un valore di 33 milioni di euro. Le maggiori richieste arrivano dagli studenti in discipline economiche e giuridiche.
Barack Obama ne ha parlato diverse volte durante la campagna elettorale: non è da molto tempo che ha finito di pagare il suo prestito d’onore per l’università. «E non sono più un ragazzino » ha detto.
In America, dove la retta del college è cresciuta del 40 per cento negli ultimi cinque anni e sette milioni di studenti usufruiscono del programma federale dei prestiti per lo studio, il primo candidato nero alla Casa Bianca è riuscito a liquidare i debiti universitari con il successo del suo primo libro, solo poco tempo fa.
Una pratica abbastanza comune negli Stati Uniti, quella del prestito «universitario», che piano piano si sta diffondendo anche in Italia.
Intesa Sanpaolo, una delle prime banche da noi a fiutare il crescente interesse del settore, nel 2005 ha erogato 1.800 finanziamenti rivolti agli studenti e, a oggi, l’istituto di credito ha emesso circa cinquemila prestiti per un valore di oltre 25 milioni di euro, con un incremento del 177%. E il 2008 non è ancora finito.
I numeri parlano da soli: dalle 1.800 richieste del 2005, Intesa ha concesso 2.600 prestiti nel 2006, per arrivare a circa 3.700 stock nel 2007. «E le richieste aumenteranno ancora» spiegano dalla banca guidata da Corrado Passera che stima una crescita «sostanziale» delle domande nei prossimi anni. Che si differenziano a seconda del settore formativo di provenienza dello studente e dell’area geografica di appartenenza.
Il numero di domande sale, per Intesa Sanpaolo, al Nord (43%) e al Sud (41%) mentre è decisamente più basso al Centro Italia (3%). Il settore economico-giuridico è l’area disciplinare di studio in cui il prestito d’onore ha più appeal (41%) seguito da Ingegneria e Architettura (34%), Medicina (10%) e facoltà umanistiche (8%). Anche gli stranieri che studiano in Italia
hanno cominciato ad affidarsi alle banche, tant’è che il 7% delle domande viene da ragazzi dell’Unione Europea e un altro 7% da studenti extra Ue.
Unicredit, il gruppo bancario di Alessandro Profumo, ha chiuso il biennio 2006-2008 con un totale erogato pari a 3,5 milioni di euro e ha all’attivo diverse convenzioni con gli atenei italiani.
Il finanziamento medio concesso è di circa 10 mila euro anche se le proposte da parte dell’istituto di credito variano: si va dal prestito per l’acquisto di un portatile (da 500 a 5.000 euro), fino a quello riservato per pagare le tasse di un master (da 1.000 a 15 mila euro). Del resto i costi a carico degli universitari sono sempre più alti: innanzitutto le tasse. Si parte da circa 300 euro fino ad arrivare anche a 1.579 euro l’anno nel caso di un’università statale come La Sapienza. E poi i libri, l’affitto di una camera che per un fuori sede in una città come Roma si traduce in una vera e propria stangata. Leggi il resto di questo articolo »

6 Settembre 2008

La difficile scelta di un mutuo disorienta spesso molte famiglie italiane che prive di punti di riferimento sulla sostenibilità effettiva delle rate finiscono per accollarsi a volte mutui insostenibili.
Si può approfittare della convenzione stipulata tra Governo e Abi o ricorrere alla rinegoziazione prevista dai decreti Bersani.
Sicuramente un utile punto di riferimento nel calcolare la rata da pagare, per valutare la sostenibilità si un mutuo, è il parametro del reddito.
Il rapporto rata-reddito, lo stesso indice che utilizzano la banche prima di concedere un prestito o mutuo è sicuramente l’unico indice davvero significativo da prendere in considerazione prima di imbarcarsi in un mutuo pluriennale.
Nel soppesare la convenienza di un finanziamento rateale è opportuno considerare non tanto il valore assoluto della rata quanto il montante, ossia la somma del capitale ricevuto e degli interessi maturati.
Se è vero che ogni cliente deve misurare da sé la propria capacità di rimborso e che non esiste un livello valido per tutti, esistono però soglie di guardia da osservare con attenzione.
Secondo una recente indagine di Paola Rossi, economista della Banca d’Italia che ha scritto il libro “L’offerta di mutui alle famiglie: caratteristiche, evoluzione e differenze territoriali”: “in media, per i mutui concessi nel 2006, al momento dell’erogazione la rata incideva per poco più del 30% sul reddito”. Secondo l’economista “Tale media rappresenta probabilmente un valore soglia, utilizzato (dalle banche, ndr) per calcolare l’importo concedibile. In taluni casi è consentita un’incidenza anche più elevata del 30%, generalmente soggetta a ulteriori restrizioni, tra le quali la presenza di garanzie accessorie”.
La soglia di “sostenibilità” della rata di un mutuo o prestito è in genere fissata dagli istituti di credito in fase di valutazione intorno al 30% del reddito. Leggi il resto di questo articolo »

29 Agosto 2008

Da oggi si può finalmente rinegoziare il mutuo senza nessun costo per il cliente.
Scadeva proprio il 29 agosto infatti il termine fissato dalla convenzione sulla portabilità dei mutui siglata in maggio tra Abi e ministero dell’Economia.
Secondo questo accordo le banche devono inviare ai propri clienti, che avranno tre mesi di tempo per decidere, una lettera con i termini dell’offerta, prospettando anche tutte le diverse opzioni che consentono una possibilità di risparmio, come ad esempio la surroga che permette di spostare il prestito in un’altra banca a condizioni migliori o la sostituzione del mutuo con uno nuovo acceso presso un altro istituto di credito.
Sono oltre un milione gli italiani che hanno contratto un mutuo a tasso variabile entro il 28 maggio 2008.
Finora l’accordo poteva contare sull’adesione di oltre 300 banche, pari al 90 per cento del settore in termini di sportelli.
Nell’ambito della rinegoziazione del mutuo, però, non si fa riferimento alle assicurazioni per la vita legate al prestito.
Proprio per fare luce su questo aspetto l’Isvap ha avviato un’indagine sui prodotti assicurativi vita o danni legati ai mutui, richiedendo alle compagnie di predisporre una relazione entro il 20 settembre prossimo.

25 Agosto 2008

Sono letteralmente raddoppiati i debiti per le famiglie italiane negli ultimi cinque anni. Infatti l’esposizione media, che comprende mutui immobiliari, prestiti per l’acquisto di beni mobili, credito al consumo, finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, ha toccato nel dicembre del 2007 i 15.765 euro.
Questo secondo un’analisi della Cgia di Mestre, dove si evidenzia che in cinque anni, tra il primo gennaio 2002 e il 31 dicembre 2007, l’indebitamento delle famiglie italiane è quasi raddoppiato: in questo periodo la crescita media è stata infatti del 93,28%.
Le “sofferenze” maggiori a carico dei nuclei familiari riguardano la provincia di Roma, dove si arriva ad una media di 21.949,94 euro. In cinque anni invece il record della crescita del debito è di Napoli, con un aumento del 116,36%.
In ogni caso sono moltissime le province che hanno in sostanza raddoppiato il loro indebitamento: in 20 hanno avuto una crescita superiore alla media e le poche province che si situano in coda alla classifica vedono comunque una crescita del 50% circa, con un minimo al 42,45%. Leggi il resto di questo articolo »