Archivi per la categoria ‘finanziamenti’

18 Novembre 2008

Secondo Scenari Immobiliari, che ha pubblicato uno studio sulla capacità di acquistare casa di una famiglia media italiana in base al reddito e a fronte di un mutuo trentennale, la rata del mutuo non dovrebbe superare un terzo del guadagno netto mensile.
Con 2000 euro al mese si possono acquistare solo 35 metri quadrati di casa a Milano mentre a Catanzaro addirittura il triplo!
Inizia la fuga dalle metropoli per acquistare una casa quindi. A meno che non si ha a disposizione un reddito alto è meglio scegliere un piccolo o medio centro per acquistare una casa.
Nelle grandi città per effetto dell’aumento dei tassi di interesse sui mutui e dell’incremento delle quotazioni immobiliari diventa sempre più difficile acquistare un’abitazione, nelle piccole città o paesi invece la compravendita di una casa non è un più un miraggio ma una realtà concreta.
Ad esempio, alla periferia di Roma con un mutuo di 85.000 euro si può acquistare solo una stanza di 24 metri quadrati, mentre a Ragusa la casa diventa di circa 90 metri quadrati.
Con lo stesso identico finanziamento, il taglio della casa acquistabile a Parma diventa di una quarantina di metri quadrati che raddoppiano a Brindisi diventando 80 metri quadrati. Leggi il resto di questo articolo »

3 Novembre 2008

La crisi del mercato economico e delle Borse Mondiali sta spingendo gli italiani ad una vera e propria fuga dai mutui.
Pagare la rata di un mutuo crea serie difficoltà all’84% degli italiani, tanto che per il 2009 un’ampia fetta di italiani pari al 64% esclude categoricamente la possibilità di accendere un nuovo mutuo e solo l’8% si dichiara invece pronto a farlo.
Ma già quest’anno la rinuncia ad acquisti a rate, prestiti e mutui è stata molto forte ed ha riguardato il 50% dei cittadini intervistati.
Lo ha rivelato un sondaggio pubblicato da Confesercenti-Swg, secondo il quale ogni mese in media escono dalle tasche delle famiglie italiane 478 euro, ma per il 23% degli intervistati la spesa lievita tra 500 e 1.000 euro, mentre un altro 10% sborsa fra i 1.000 e i 2.000 euro per spese di mutui e pagamenti rateali.
Salato il tasso di interesse che emerge dal sondaggio: attorno al 7% quello medio, ma per un italiano su 4 sale fra l’8% e il 20%.
Ma quante volte ricorrono gli italiani alle varie forme di prestito?
In media circa tre volte negli ultimi 3 anni, ma c’è anche un 7% che vi ha fatto ricorso più di 5 volte. Due le motivazioni principali per cui gli italiani ricorrono ad acquisti di beni materiali accendendo un mutuo, prestito o finanziamento:
- il 57% intendeva ridurre l’impatto del pagamento;
- il 41% non era in possesso dell’intera cifra.
Il bene più desiderato per il quale gli italiani sono disposti a indebitarsi è sicuramente la casa.
Al secondo posto c’è naturalmente l’auto. A seguire si rateizzano più frequentemente le spese per
elettrodomestici e mobili, computer e altri prodotti tecnologici. Ma c’è un 6% che si indebita per cerimonie e un 2% per regalare o regalarsi un gioiello.
Tagli a viaggi, tempo libero, scarpe. Per far fronte al mutuo o al prestito, le famiglie riorganizzano i bilanci e per prima cosa tagliano le risorse per le vacanze (il 21%) e quindi per il tempo libero
(20%). Ma anche il guardaroba ci rimette, infatti è notevole la rinuncia a comprare nuovi capi di abbigliamento o scarpe: lo fa il 17% degli intervistati.
Infine, il 9% impugna le forbici e rifila tagli a tutte le voci del proprio bilancio.

30 Settembre 2008

Sono due gli intermediari principali, Zopa e Boober per un’unica, ma potenzialmente sconfinata comunità di utenti. Parliamo del social Lending o prestito sociale in modalità peer-to-peer.
Di origine anglosassone il social lending sbarca nel nostro Paese come realtà di intermediazione finanziaria regolamentata dalla Banca d’Italia solo nel 2007. Le due società “pioniere” dei micro-prestiti in rete sono infatti regolarmente iscritte all’Ufficio Italiano dei Cambi all’albo degli intermediari finanziari.
L’affidabilità del sistema di prestiti online sembra confermata dai dati relativi alle adesioni.
Zopa.it in particolare è cresciuta esponenzialmente negli ultimi mesi registrando 3037 nuovi membri, superando così quota 23mila e raggiungendo i 2.787.090 di euro scambiati direttamente online tra i suoi membri (dato aggiornato al 3 settembre 2008).
Come funziona il social lending?
Per poter partecipare alla rete del prestito ci si deve naturalmente iscrivere alla piattaforma fornendo i propri dati personali come reddito (presentando copia dell’ultimo stipendio) e codice fiscale, a garanzia delle solvibilità e credibilità del soggetto. Sulla scorta dei dati forniti il sistema attribuisce all’utente una classe di credito. A quel punto l’utente può nel sito di mercato presentare la propria richiesta, specificando l’ammontare, il tasso richiesto e la durata. Viene offerta una stima dell’eventuale tasso d’insolvenza e si garantisce che una società di recupero crediti si occuperà degli eventuali mancati pagamenti.
Come si concede un prestito?
Anche in questo caso le operazioni sono possibili previa iscrizione, dopodiché l’investitore potrà selezionare, nel caso di Boober, quali investimenti effettuare, la cifra da investire a quali tassi e con quali rischi, ripartendola magari tra più soggetti da finanziare. Da considerare naturalmente che nel caso si decida di prestare denaro ad un determinato tasso di interesse bisognerà scalare dal rendimento i costi di gestione della piattaforma e le commissioni.
Cosa ci guadagna il gestore? Nel caso di Boober il 10% del rendimento, mentre Zopa addebita una percentuale fissa a tutte le transazioni (lo 0,5% applicato sulla somma presa in prestito o su quella prestata su base annuale).
Le Garanzie
Per assicurarsi sui rischi Boober offre inoltre ai suoi utenti finanziatori una fidejussione percentuale sull’ammontare del prestito in funzione dell’indicatore di rischio del richiedente.
Zopa.it garantisce ai finanziatori che se la somma prestata supera i 500 euro, la cifra viene ripartita d’ufficio su più richiedenti (almeno 50) per diversificare il rischio. Quanto al rendimento, in Gran Bretagna il tasso medio è attestao al 7%.
Quali vantaggi?
Tra le attrattive principali del sistema di social landing troviamo tassi di interesse passivi più convenienti rispetto a quelli applicati dagli istituti di credito, normalmente oberati da ingenti costi di gestione. Per Zopa il tasso di interesse medio rilevato in Inghilterra è del 7%, con oscillazioni tra il 5 el’8%, assolutamente lontani dal tasso di usura fissato dalla Banca d’Italia.
Oltre alla convenienza (parliamo sempre solo di piccoli prestiti fino a 15.000 sterline) c’è anche il non trascurabile elemento della rapidità. I prestiti vengono infatti approvati in via definitiva, una volta presentata la documentazione richiesta, tra le 24 e le 48 ore.

30 Settembre 2008

In Italia, più di altri operatori economici la frenata dell’economia colpisce le famiglie. Ne è testimonianza il marcato rallentamento dei prestiti bancari al settore delle famiglie consumatrici il cui ritmo annuo di espansione scende a luglio intorno al 2 per cento. La decelerazione della domanda di credito interviene a fronte di tassi di interesse che, al netto della aumentata inflazione, risultano in diminuzione rispetto ai livelli dell’estate 2007. A monte della difficile congiuntura delle famiglie, riflessa sia nei comportamenti di consumo sia nella domanda di credito, c’è soprattutto l’effetto del violento aumento del carovita, cresciuto in un anno di 2,5 punti percentuali.
Le persistenti turbolenze dei mercati finanziari internazionali sollecitano, in Italia, la ricerca della sicurezza da parte dei risparmiatori. La riallocazione degli investimenti va a beneficiare la raccolta bancaria, soprattutto nella componente obbligazionaria.

30 Settembre 2008

Questa volta all’attacco degli Istituti bancari in difesa dei consumatori è l’associazione Altroconsumo, che ha presentato una denuncia alla Banca d’Italia e al Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’assenza di trasparenza delle “informazioni da parte dei più grossi gruppi bancari a un milione e 200mila clienti mutuatari italiani e per la mancata applicazione della convenzione Tremonti del giugno scorso
”.
E’ la stessa convenzione , infatti, all’articolo 5, che impone che la proposta sia effettuata nel rispetto della disciplina sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari, con modalità di comunicazione chiare e comprensibili.
Altroconsumo punta il dito, in particolare, contro sei gruppi: Unicredit, Intesa San Paolo, Ubi Banca, Monte Paschi, Popolare di Sondrio e Banca Toscana.
Secondo l’associazione dei consumatori, le lettere che queste banche stanno inviando ai propri clienti sulla rinegoziazione dei mutui non contengono il piano d’ammortamento, senza il quale è incomprensibile capire la reale rata da pagare a partire da un dato momento e il capitale residuo di finanziamento, oltre all’evoluzione del tasso variabile dal momento della stipula del primo contratto. Inoltre, le lettere abbondano di errori di calcolo e omissioni. Manca anche l’ISC, (l’indicatore sintetico di costo), che fornisce il costo effettivamente pagato dal risparmiatore per tutta l’operazione. Non c’è chiarezza sul tasso a regime del mutuo e in alcune delle lettere manca qualunque riferimento al parametro di indicizzazione, alle modalità della sua rilevazione (ultimo giorno lavorativo, media del mese precedente) e allo spread. Indicazioni sul capitale residuo erano diverse rispetto a quelle usate per il calcolo della rata.
Il motivo?
Non si è tenuto conto dell’aumento dei tassi.
L’invito di Altroconsumo (come quello di molte altre Associazioni di consumatori) ai clienti delle banche è chiaro: senza trasparenza delle informazioni, NON ACCETTARE la proposta di rinegoziazione della banca. Per l’associazione, si tratta “dell’ultima spiaggia del mutuatario: con l’illusione di una rata d’importo inferiore ci si lega mani e piedi alla stessa banca per un periodo più lungo, a volte di oltre 25 anni”.

30 Settembre 2008

Governo ed Autorità di Vigilanza (Banca d’Italia e Consob) stanno stendendo una rete di controlli per evitare la creazione di falle nel sistema finanziario italiano.
Così, dopo il blocco delle vendite allo scoperto di titoli da parte degli operatori (deciso la settimana scorsa da Consob, sulla scia di misure analoghe prese negli Stati Uniti), su iniziativa della Banca d’Italia Giulio Tremonti, nella sua duplice veste di ministro dell’Economia e di presidente del Comitato per il credito ed il risparmio, firma un decreto che estende i compiti della «centrale rischi».
In pratica, a partire dal primo gennaio prossimo, sarà la banca centrale a controllare anche i piccoli prestiti: da quelli al consumo, ai mutui, ai prestiti personali. In questo modo, gli intermediari finanziari potranno conoscere in tempo reale i rischi a cui andranno erogando prestiti a questo o quel soggetto.
Al momento, questo tipo di controllo sui prestiti di importo limitato è affidato ad un archivio in gestione alla Società interbancaria per l’automazione. Il suo trasferimento nell’ambito della «centrale rischi» di Banca d’Italia consentirà maggiori possibilità di verifiche e controlli incrociati sulla «sostenibilità» di chi contrae un prestito. D’altra parte, l’attuale crisi finanziaria nasce dal fenomeno dei mutui subprime: mutui concessi a fasce di popolazione che, al variare dei tassi, non sono più riuscite ad onorare le rate.
L’obbiettivo dell’iniziativa di Tremonti è proprio quello di mettere in mano alla Banca d’Italia gli strumenti per verificare le condizioni economiche di un soggetto. Da qui, il rafforzamento dei poteri e dei campi d’azione della «centrale rischi». Si tratta di interventi preventivi destinati a mettere in piedi quella rete di controlli che prima non esistevano. E che dovrebbero scongiurare o quantomeno tamponare falle nel sistema, attraverso l’utilizzo di strumenti finanziari considerati «a rischio». Oppure, l’erogazione di prestiti a soggetti che non offrono le opportune garanzie.
In altre parole, è come se i criteri per l’erogazione del credito previsti da «Basilea 2» venissero applicati (con le opportune modifiche) ai piccoli prestiti.
Negli Stati Uniti i campi d’azione della «centrale rischi» sono ben più ampi di quelli italiani. Tanto per fare un esempio, l’Agenzia delle Entrate americana ha accesso alla «centrale rischi» della Fed. Ed attraverso questo strumento riesce ad estendere i controlli anti-evasione.
In altre parole, gli evasori fiscali americani vengono scoperti anche attraverso la loro movimentazione bancaria. Il decreto di Tremonti non estende, ovviamente, i poteri della «centrale rischi» fino a questo punto. Ma l’utilizza per scongiurare prestiti «a rischio» per il sistema.

18 Settembre 2008

Carlo Pilieri, presidente dell’Associazione in difesa dei Consumatori Adoc, in una nota ha dichiarato di “essere preoccupato dal nuovo record dei tassi sui mutui, che potrebbero far aumentare le rate fino a 50 euro al mese e la Bce rimane a guardare, deve aver aperto un ufficio tra le nuvole. Mentre tutto il mondo finanziario crolla perchè gli americani non sono in grado di pagare i mutui e i debiti, in Europa si continua a tenere alto il tasso di interesse facendo lievitare il debito dei consumatori, e facendo superare il tetto dei tassi sui mutui, che rasentano per la prima volta dall’introduzione dell’euro il 6%”.
E tutto questo, fa notare il presidente dell’associazione dei consumatori, “mentre i risparmi delle famiglie sono falcidiati dalle cattive gestioni finanziarie e dal costo della vita che non accenna a fermarsi da 6 anni a questa parte”.

18 Settembre 2008

Ci sono ancora brutte notizie per gli italiani alle prese con i mutui casa.
Ad agosto i tassi sui prestiti e mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni sono saliti al 5,96%, raggiungendo il picco massimo degli ultimi 6 anni.
Per trovare un tasso così alto per i mutui bisogna infatti tornare indietro all’agosto del 2002. A luglio i tassi sui mutui avevano toccato già il 5,92%.
Nel consueto rapporto mensile dell’Abi si legge che i prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni sono saliti ad agosto al 5,96%, dal 5,92% del mese di luglio. Continua così l’ascesa dei tassi di interesse, e quindi della rate pagate dalle famiglie.
Con questo ultimo ritocco il costo dei mutui segna il sesto rialzo consecutivo.
Bisogna comunque considerare che si tratta del tasso medio ponderato sul totale dei prestiti a famiglie e società non finanziarie, tasso che in quest’ultimo periodo ha risentito sia degli impulsi di politica monetaria della Bce che delle condizioni del mercato interbancario.
Livelli record anche per i tassi di interesse sui prestiti complessivi, che ad agosto sono saliti al 6,43%, contro il 6,40% fatto segnare nel luglio scorso.
Già in occasione della presentazione degli ultimi dati, l’Abi aveva fatto notare che si tratta comunque di tassi di interesse nominali, che, se depurati dall’inflazione, mostrano un miglioramento rispetto alla situazione del 2002. Al netto dell’inflazione, ad agosto pari al 4,1%, il tasso reale sarebbe ampiamente sotto il 2%, contro il 3% del 2002.
In flessione, invece, il tasso medio applicato ai nuovi prestiti alle sole imprese non finanziarie: 5,33% dal 5,63% segnalato in luglio. Il rapporto mensile di Palazzo Altieri segnala inoltre una risalita dei tassi passivi. Il tasso sui depositi applicato alle famiglie e società non finanziarie in agosto è stato del 2,28%, 4 punti base al di sopra del valore di luglio (40 punti base al di sopra dell’agosto 2007). Il tasso medio sui depositi in conto corrente risale all’1,83% (1,79% in luglio).

6 Settembre 2008

In Italia si sta diffondendo sempre più il meccanismo che consente agli studenti di pagarsi gli studi con un contributo da restituire, con il futuro lavoro, a partire da fine corso.
Negli ultimi tre anni il numero dei prestiti agli studenti ha avuto incrementi fino al 177%.
Un fondo pubblico statale affianca le iniziative degli istituti privati. In totale sono state stanziate erogazioni per un valore di 33 milioni di euro. Le maggiori richieste arrivano dagli studenti in discipline economiche e giuridiche.
Barack Obama ne ha parlato diverse volte durante la campagna elettorale: non è da molto tempo che ha finito di pagare il suo prestito d’onore per l’università. «E non sono più un ragazzino » ha detto.
In America, dove la retta del college è cresciuta del 40 per cento negli ultimi cinque anni e sette milioni di studenti usufruiscono del programma federale dei prestiti per lo studio, il primo candidato nero alla Casa Bianca è riuscito a liquidare i debiti universitari con il successo del suo primo libro, solo poco tempo fa.
Una pratica abbastanza comune negli Stati Uniti, quella del prestito «universitario», che piano piano si sta diffondendo anche in Italia.
Intesa Sanpaolo, una delle prime banche da noi a fiutare il crescente interesse del settore, nel 2005 ha erogato 1.800 finanziamenti rivolti agli studenti e, a oggi, l’istituto di credito ha emesso circa cinquemila prestiti per un valore di oltre 25 milioni di euro, con un incremento del 177%. E il 2008 non è ancora finito.
I numeri parlano da soli: dalle 1.800 richieste del 2005, Intesa ha concesso 2.600 prestiti nel 2006, per arrivare a circa 3.700 stock nel 2007. «E le richieste aumenteranno ancora» spiegano dalla banca guidata da Corrado Passera che stima una crescita «sostanziale» delle domande nei prossimi anni. Che si differenziano a seconda del settore formativo di provenienza dello studente e dell’area geografica di appartenenza.
Il numero di domande sale, per Intesa Sanpaolo, al Nord (43%) e al Sud (41%) mentre è decisamente più basso al Centro Italia (3%). Il settore economico-giuridico è l’area disciplinare di studio in cui il prestito d’onore ha più appeal (41%) seguito da Ingegneria e Architettura (34%), Medicina (10%) e facoltà umanistiche (8%). Anche gli stranieri che studiano in Italia
hanno cominciato ad affidarsi alle banche, tant’è che il 7% delle domande viene da ragazzi dell’Unione Europea e un altro 7% da studenti extra Ue.
Unicredit, il gruppo bancario di Alessandro Profumo, ha chiuso il biennio 2006-2008 con un totale erogato pari a 3,5 milioni di euro e ha all’attivo diverse convenzioni con gli atenei italiani.
Il finanziamento medio concesso è di circa 10 mila euro anche se le proposte da parte dell’istituto di credito variano: si va dal prestito per l’acquisto di un portatile (da 500 a 5.000 euro), fino a quello riservato per pagare le tasse di un master (da 1.000 a 15 mila euro). Del resto i costi a carico degli universitari sono sempre più alti: innanzitutto le tasse. Si parte da circa 300 euro fino ad arrivare anche a 1.579 euro l’anno nel caso di un’università statale come La Sapienza. E poi i libri, l’affitto di una camera che per un fuori sede in una città come Roma si traduce in una vera e propria stangata. Leggi il resto di questo articolo »

3 Settembre 2008

I Tassi di interesse per i mutui immobiliari raggiungono nuovi valori record. A luglio il Taeg, Tasso Annuo Effettivo Globale, ha sfondato la soglia del 6%, attestandosi al 6,07%.
Il Taeg risulta in crescita per il quarto mese consecutivo secondo i dati pubblicati dalla Banca d’Italia nel Supplemento al Bollettino Statistico sugli indicatori monetari e finanziari.
Tassi così alti per i mutui non si registravano più dall’agosto 2002. Anche il tasso di interesse di mercato per i mutui ultradecennali supera la soglia del 6% fermandosi al 6,08%.
Cresce anche lo stock di debito delle famiglie italiane: a luglio il totale dei prestiti alle famiglie sale a 463,91 miliardi di euro (dai 460,80 di giugno), di cui 253,95 miliardi solo per mutui casa oltre i cinque anni.
Rispetto a luglio del 2007 lo stock di debito delle famiglie italiane è aumentato del 2,3% ma rispetto alla fine del 2004 la crescita dei prestiti erogati dal sistema risulta addirittura pari al 32%.
Il tasso medio di mercato è salito al 5,92% (contro il 5,84% di giugno ed il 5,75%% di maggio), quello da 5 a 10 anni al 5,86% (5,77% a giugno e 5,63% a maggio) e quello oltre i 10 anni è schizzato al 6,08% (5,99% a giugno e 5,90% a maggio).
Si conferma anche il trend al rialzo per i tassi legati al credito al consumo e il Taeg in questo caso, sempre secondo i dati pubblicati nel Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia sulle istituzioni finanziarie e monetarie, a luglio ha addirittura sfiorato il 10%, attestandosi al 9,9%.
Per i prestiti inferiori ad un anno il tasso di interesse è all’11,6%.