Archivio della Categoria 'finanziamenti'

Dal Nord al Sud è un Italia piena di cambiali e prestiti

Mercoledì 2 Aprile 2008

Gli italiani si indebitano sempre di più e in modo costante e preferiscono sempre di più acquistare con mutui o credito al consumo. E’ infatti cresciuto del 9,2% dal 2006 al 2007 l’indebitamento delle famiglie che riguarda mutui immobiliari, prestiti per l’acquisto di beni mobili, crediti al consumo, finanziamenti per le ristrutturazioni. Mediamente ogni nucleo familiare nel 2007 ha accumulato un debito di 15mila 578 euro. Questo secondo uno studio effettuato dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre in una recentissima indagine sulle difficoltà economiche dei nuclei familiari del Paese.
E gli incrementi impressionano ancor più quando si osserva la situazione dal 2002, anno di entrata in vigore dell’euro ad oggi: l’indebitamento medio delle famiglie è aumentato del 91%. La capitale detiene il record dell’indebitamento per famiglia, secondo lo studio pari a 22 mila 305,14 euro. Roma è seguita da Milano (21 mila 115,29 euro), da Reggio Emilia (20 mila 367,63 euro), da Prato (20 mila 7,41 euro), da Lodi (19 mila 871,28 euro) e Rimini (19 mila 812,53 euro).
Fanalini di coda le province di Vibo Valentia (con 6 mila 861,15 euro di debiti per famiglia registrati nel 2007), Benevento (6 mila 917,27 euro), Reggio Calabria (7 mila 72,30 euro), Avellino (7 mila 78,62), Isernia (7 mila 182,73) , Enna (7 mila 185,26), Agrigento (7 mila 631,83 euro).
E’ però ben diversa la situazione quando si analizzano le variazioni dei ‘passivì nazionali provincia per provincia. In cima alla classifica composta dagli esperti dell’associazione artigiani mestrina compare Prato dove l’incremento rilevato tra il 2006 e il 2007 è stato del 15% (contro il 9,2%); al secondo posto si trova Genova (14,3 %), al terzo Crotone (14,2 %), al quarto Napoli (14,1 %), al quinto Brindisi (13,7 %). Unico segnale positivo giunge da Bolzano dove è stata registrata una contrazione del debito per famiglia pari a 2,4 %.
Un’indagine dettagliata quella realizzata dalla Cgia di Mestre che non trascura neppure l’evoluzione delle sofferenze è dall’entrata in vigore della nuova moneta ad oggi. Ebbene in cinque anni le famiglie italiane si sono indebitate del 91% in più. Con picchi a dir poco vertiginosi. Come quelli raggiunti dalle province di: Napoli (118,7 % in più dal 2002 al 2007), Reggio Emilia (118, 6 %), Piacenza (114, 2 %), Caserta (113, 7 %) e Chieti (112,9 %). A compensare tali eccessi sono le province di Bolzano (43, 3 %), Potenza (48, 2 %), Matera (50, 9 %), Verbano Cusio Ossola (53, 6 %), Enna (54, 5 %) e Messina (55 %).
Per quanto riguarda l’interpretazione di questi dati secondo Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre “innanzitutto le città che si sono più indebitate nell’ultimo anno sono quelle che registrano anche i livelli di reddito più elevati. Non è da escludere che tra questi vi siano anche delle famiglie appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, appare evidente che la forte esposizione in queste realtà, soprattutto a fronte di significativi investimenti nel settore immobiliare, ci deve preoccupare relativamente. Altra cosa è quando analizziamo la variazione di crescita dell’indebitamento registrato negli ultimi 5 anni. Nei primi posti abbiamo molte città del Sud. Ciò sta a significare che questo aumento è probabilmente legato al perdurare della crisi economica che ha indotto molte famiglie a ricorrere a prestiti bancari per affrontare questa difficile situazione”.

Come ottenere detrazioni sul nuovo mutuo con il 730

Lunedì 31 Marzo 2008

Buone notizie per chi decide di rinegoziare un mutuo. Finora chi chiedeva un finanziamento più alto del vecchio perdeva il vantaggio fiscale. Con il prossimo 730 invece si avrà diritto a mantenere la detrazione degli interessi anche se il nuovo mutuo è più elevato di quello originario. L’Agenzia delle entrate precisa che si può detrarre però solo la quota interessi relativa al vecchio mutuo più le spese per cambiarlo.
Una possibilità esclusa finora ma che da quest’anno diventa possibile grazie ad una interpretazione estensiva delle norme di legge che l’Agenzia delle entrate ha deciso di seguire anche per favorire chi ha rinegoziato per trovare condizioni migliori.
La possibilità di continuare a mantenere la detrazione anche se l’importo del nuovo mutuo è più elevato è indicata nero su bianco nelle istruzioni al modello 730.
Nella sezione che si si ferisce agli oneri detraibili, pag 30, è precisato infatti che in caso di surroga o in caso di rinegoziazione del mutuo il diritto alla detrazione compete per un importo non superiore a quello che risulterebbe con riferimento alla quota residua di capitale del vecchio mutuo maggiorata delle spese ed oneri accessori correlati con l’estinzione del vecchio mutuo e l’accensione del nuovo. In sostanza è sparita la parte che faceva riferimento al Tuir (il Testo unico delle imposte sui redditi) e precisava che il diritto a mantene la detrazione era riconosciuto solo a patto che il nuovo mutuo avesse un importo non superiore al vecchio aumentato di oneri e spese. Secondo la nuova interpretazione, invece, anche se il nuovo mutuo è di importo più elevato si mantiene il diritto alla detrazione, solo però per la parte che corrisponde all’importo del finanziamento in scadenza.
Per sapere qual è l’importo di detrazione che spetta si deve far riferimento alla Risoluzione 390 del 21 dicembre 2007 nella quale, in
risposta ad un quesito di un contribuente, è stata fornita la formula di calcolo. In sostanza la detrazione è ammessa solo sulla quota corrispondete all’importo del vecchio mutuo più le spese. Gli interessi pagati sulla parte rimanente del nuovo mutuo non vanno calolati ai fini della detrazione del 19%. D’altra parte – sottolinea l’Agenzia nella Risoluzione - la ragione della norma va individuata nel carattere unitario dell’operazione di estinzione e accensione del nuovo mutuo e nella sostanziale continuità del rapporto di mutuo originariamente stipulato. Di qui il diritto alla conservazione dei benefici fiscali già riconosciuti in relazione al primo contratto.
L’indicazione contenuta nella Risoluzione ora fa testo, e quindi non possono essere applicate disposizioni più restrittive anche se la legge non è cambiata. Di conseguenza chi ha rinegoziato un mutuo e chiesto anche un rifinanziamento rispetto alla somma originariamente presa in prestito può tirare un respiro di sollievo. Magari occorre perdere un po’ di tempo a fare i conti, ma quello che è certo è che la detrazione, questa sì, non si perde.

Finanziamenti e prestiti a Tasso O: quanto conviene? Suggerimenti e consigli

Venerdì 21 Marzo 2008

Gli Italiani ricorrono con sempre più frequenza e facilità a pagamenti rateali per i propri acquisti, sia per mezzo di carte di credito che accettano questa formula di rimborso sia attraverso proposte di questo tipo promosse da numerosi esercizi commerciali di ogni tipologia.
Gli slogan pubblicitari di grandi magazzini e supermercati in tv, giornali o manifesti recitano: “Compra oggi e inizi a pagare tra sei mesi, in piccole e comode rate a interessi 0″.
Questa formula è sicuramente molto comoda e invitante, si acquista oggi e si riceve subito il bene dei propri sogni e si rimborsa un pò alla volta. In alcuni casi è inoltre possibile scegliere di modificare la rata o di saldare l’intera cifra in un’unica soluzione, con una lieve maggiorazione.
Ma quanto costa realmente un finanziamento? E’veramente tutto così conveniente?
Per valutare la convenienza o meno di un finanziamento, oltre naturalmente a prendere in considerazione l’importo della rata, è importante controllare anche le altre voci di spesa e tutte le clausole che a volte sono scritte in caratteri piccoli e messe poco in evidenza.
Tra le più significative figurano il TAN e il TAEG. Il TAN, ossia Tasso Annuo Nominale, è il tasso che viene utilizzato per calcolare gli interessi al netto di tutte le spese connesse ad una pratica di finanziamento, mentre il TAEG, ossia Tasso Annuo Effettivo Globale, è un tasso che esprime il costo complessivo del finanziamento, comprensivo di oneri accessori obbligatori quali spese di istruttoria, spese di incasso rate, assicurazione obbligatoria, provvigioni da corrispondere ad un eventuale intermediario, imposte.
Il cosiddetto Finanziamento a Tasso 0, che viene spesso utilizzato nei grandi magazzini durante le promozioni, in certi periodi dell’anno, è un tasso TAN promozionale che viene utilizzato dai rivenditori convenzionati per aumentare le vendite, che possono essere di auto, computer, tv ecc, attraverso finanziamenti in apparenza meno onerosi.
Gli interessi non sono pagati dal cliente ma dal rivenditore o dalla finanziaria, o da entrambi.
Spesso succede però che ad un TAN 0, corrisponde in genere un TAEG più elevato. Il cliente da una parte pur non pagando gli interessi, dovrà restituire al finanziatore il capitale e le spese connesse ad una pratica di finanziamento che comunque contribuiscono a far aumentare il costo complessivo di un finanziamento!
In poche parole quello che la finanziaria toglie da una parte lo riprende poi sotto altra forma dall’altra, attraverso un pagamento una tantum in unica soluzione oppure spalmato su tutte le rate.
Altra prassi comune delle Finanziarie è poi quella di inviare insieme con i bollettini di pagamento, o tramite una lettera separata, una carta di credito revolving prepagata che il cliente di turno può utilizzare pagando TAN e TAEG decisamente più elevati.
Insomma meglio fare attenzione perché per evitare di firmare una spesa a tasso zero e trovarsi invece a pagare di più.

Aumentano sofferenze famiglie per pagamento rate mutuo e prestiti.

Mercoledì 19 Marzo 2008

Il ‘conto’ non pagato è arrivato a 11.292 milioni, 880 in più rispetto all’anno scorso. Aumentano le famiglie in difficoltà con le rate del mutuo e dei prestiti al consumo, oppure con il conto in “rosso”. In un anno infatti l’ammontare delle sofferenze bancarie che fanno capo alle famiglie italiane è cresciuto dell’8,45% e ha sfondato quota 11 miliardi di euro. Ad ottobre scorso il conto non pagato delle famiglie italiane è salito a 11.292 milioni di euro, ben 880 milioni in più dei 10.412 di un anno prima. A settembre le sofferenze delle famiglie consumatrici ammontavano a 11.134 milioni. Il tetto degli 11 miliardi è stato superato da agosto.
A misurare le difficoltà delle famiglie italiane è la Banca d’Italia che nel supplemento “Banche e Fondi comuni” del Bollettino Statistico riporta i dati sulle sofferenze delle “famiglie consumatrici” aggiornati all’ottobre 2007.
In crescita anche le sofferenze bancarie della Pubblica Amministrazione, che a ottobre sono passate a 49.410 milioni di euro, rispetto ai 48.890 milioni di settembre. Un anno fa, nell’ottobre 2006, il dato era di 47.728 milioni di euro. In termini percentuali la crescita è stata del 3,5%, pertanto due volte e mezzo più bassa dell’8,45% delle famiglie consumatrici.
A favorire il forte aumento delle insolvenze delle famiglie sicuramente anche l’aumento dei tassi d’interesse: il taeg sui prestiti al consumo a novembre è passato al 9,63% dal 9,42% di ottobre. E’ vero anche che il tasso taeg, comprensivo delle spese accessorie, sui nuovi mutui è sceso al 5,82% dal 5,86% segnalato ad ottobre, che rappresentava il record degli ultimi cinque anni.
Nonostante la crescita dei tassi le famiglie fanno però sempre più ricorso ai debiti. Il totale dei mutui per l’acquisto di un’abitazione con durata superiore ai 5 anni, a novembre scorso, ha sfiorato i 265 miliardi di euro, passando dai 239.392 milioni di novembre 2006 a 264.125 milioni. La crescita delle richieste ha così segnato un incremento di 24.733 milioni, in 12 mesi, in altri termini un balzo in avanti del 10,3%. In aumento anche il ricorso al credito al consumo: i prestiti oltre i 5 anni hanno superato i 25 miliardi di euro a novembre scorso (passando da 20.871 milioni a 25.585 milioni). In un solo anno, le famiglie si sono quindi accollate più di 38 miliardi di debiti in più.

Attenti a prestiti e finanziamenti truffa. Se vi chiedono soldi in anticpo per spese o istruttorie diffidate!

Mercoledì 19 Marzo 2008

Era nata come società di intermediazione nel 1984 e in pochi anni era diventata uno dei leader nel settore dei leasing automobilistici, poi Italfidi srl ha “voltato pagina” e si è gettata nel ramo dei prestiti personali.
Ma questa attività era il paravento di una mega truffa che in un decennio ha fruttato quasi cinque milioni di euro a favore dei gestori la finanziaria con sede in città in via Umberto I 24/D. Nessun rapporto con banche, nessun finanziamento realmente concesso, tranne che a qualche rodigino.Un’infinita serie di truffe da 252 euro, spillati a gente alla disperata ricerca di un prestito, il tutto architettato sfruttando internet: il sito www.italfidi.it, che è stato oscurato e chiuso, compariva automaticamente cliccando i più noti motori di ricerca e l’e-mail necessaria per chiedere con un moduletto il prestito. Poi il “cliente” riceveva la telefonata della solerte segretaria, versava la cifra necessaria per l’apertura pratica e addio Italfidi. Non riceveva più nulla e la società si teneva il denaro. Moltiplicato per migliaia di disperati ecco il gruzzoletto da circa 5 milioni di euro (500mila euro l’anno) raccolto dai cinque che ieri mattina sono finiti agli arresti domiciliari (sono tutti incensurati) per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e continuata. Il provvedimento è stato firmato dal gip Carlo Negri su richiesta del sostituto procuratore Antonia Pavan che ha coordinato l’attività della Squadra mobile guidata da Leo Sciamanna.Gli arrestati sono Gianni “Tato” Romani, 50 anni, rodigino abitante in via Alberto Mario 25; Giorgio Poltronieri, 59 anni, ferrarese di Mirabello, la “mente” della truffa e fondatore a Cento di Ferrara dell’Italfidi poi spostatasi a Rovigo, l’attuale moglie Sabrina Venturi, 37enne, il figlio Fabio Poltronieri, 33 anni, e Francesco Lucio Russo, 30 anni, di Matera, gestore della filiale lucana dell’Italfidi. Obbligo di dimora, solo per di associazione a delinquere, per l’impiegata, A.M., 30 anni, di Arquà Polesine.L’indagine della Squadra mobile è iniziata un anno fa quando la Polizia postale rodigina ha ricevuto la segnalazione da un’associazione antiracket e usura della Sicilia in merito all’attività di Italfidi ai danni di siciliani. I poliziotti, navigando nei siti delle associazioni consumatori, in quello dell’Adusbef hanno poi scoperto una trentina di segnalazioni da parte di persone truffate dalla finanziaria. Tutti denunciavano la stessa cosa: su internet scoprono il sito di Italfidi con in bella evidenza nell’home page “Prestiti chiari e veloci” e l’invito “Mandaci una e-mail”. Inviano la lettera elettronica e in poche ore, al massimo il giorno dopo, ricevono la telefonata dalla solerte segretaria, la quale assicura che il prestito, cifre non molto consistenti, raramente di 10mila euro, verrà sicuramente erogato.A volte i “clienti”, persone di tutta Italia, ma soprattutto di Sicilia e Calabria, facevano presente di essere protestati. “Non si preoccupi, la sua richiesta è stata accettata, invii subito i 252 euro per l’apertura della pratica”, ribatteva la segreteria che sul monitor del computer aveva ben stampate le frasette da leggere a fronte di ogni richiesta o perplessità. Ricevuti i soldi tramite vaglia postale, Italfidi inviava una sorta di contratto da sottoscrivere e così il “disperato” firmava, convinto di aver ottenuto l’agognato finanziamento.Ci sono state intercettazioni telefoniche e ambientali con tanto di microspie inserite nella “Direzione nazionale” di via Umberto I e nella filiale per il sud Italia in Piazza Silone 2/bis a Matera. “Così abbiamo avuto un quadro ben preciso di come veniva attuata la mega truffa - spiega il dottor Leo Sciamanna - migliaia di intercettazioni dove è anche emerso il disprezzo che i cinque avevano per le persone, definite con i peggiori e volgari epiteti. Insomma il tutto in faccia alla povera gente. Padri e madri di famiglia, stranieri, piccoli artigiani in difficoltà. Avevano architettato un business tale che l’agosto scorso hanno tenuto aperto l’ufficio sfruttando il periodo di crisi economica. Tanto guadagno e poche spese: per la segretaria, i 7.000 euro mensili per la pubblicità su internet e qualche altra uscita”.
In dieci anni gli unici finanziamenti, massimo 2-3 mila euro, sono stati concessi a qualche rodigino amico di Romani, tanto per non insospettirlo, o a ignari appartenenti alle forze dell’ordine.Messi insieme i tasselli, la Squadra mobile ha effettuato le verifiche. Un conto corrente postale dove arrivavano circa 40mila euro al mese e che veniva svuotato settimanalmente, con i soldi che poi finivano nei conti correnti bancari del quintetto.All’alba di ieri il blitz: Romani e Russo hanno ricevuto la visita dei poliziotti in un lussuoso albergo di Roma dove in mattinata avrebbero dovuto partecipare a un convegno; i tre ferraresi sono stati arrestati a casa e a Giorgio Poltronieri è stata trovata una pistola P38 regolarmente registrata, ma con 270 munizioni più del consentito, così è scattata anche un’ulteriore denuncia.Sono finiti sotto sequestro preventivo gli uffici di Rovigo (di proprietà della moglie di Romani) e Matera, quindi tutti i conti correnti bancari intestati ai cinque arrestati.