Archivi per la categoria ‘finanziamenti’

3 Settembre 2008

La crisi dei consumi ha avuto ripercussioni anche sul popolo delle rate. Il 2008 segna infatti ha fatto segnare una brusca frenata della domanda di nuovi prestiti delle famiglie per l’acquisto di beni di consumo.
Secondo dati dell’Assofin il valore dei nuovi finanziamenti per l’acquisto di beni con il credito al consumo quali auto, vacanze, elettrodomestici nei primi sei mesi di quest’anno è aumentato solo del 2,1% (a 31,7 miliardi di euro), dopo un paio d’anni di aumenti in doppia cifra.
Nel primo semestre del 2007 l’incremento era risultato dell’11,9% (31 miliardi di euro). Il calo della domanda dei prestiti conferma il momento di difficoltà che stanno attraversando le famiglie italiane obbligate ad un drastico ridimensionamento dei consumi (-3,4% a giugno).
Questi dati sono influenzati sia dall’attuale livello di indebitamento delle famiglie che dal quadro congiunturale caratterizzato da grande incertezza, con possibilità di un ulteriore peggioramento della situazione economica di molte famiglie.
In sostanza, è una situazione che non incentiva i consumi e questo si riflette sulla domanda di nuovi prestiti.
Anche l’analisi delle tipologie di prestito, dalla durata all’importo, conferma le crescenti difficoltà delle famiglie: le rate si allungano e si spende meno per beni di consumo.
Prestiti Online ha elaborato per Repubblica una serie di dati suddividendo i finanziamenti personali in base a fasce di età.
In tutti i casi, i consumatori hanno utilizzato l’opportunità offerta negli ultimi anni da molte banche e società finanziarie di rimborsare il prestito fino ad un massimo di dieci anni. Per la fascia di debitori fra i 36 e i 50 anni, mentre nel primo semestre del 2005 le durate contrattuali 6-7 anni rappresentavano il 9,7% dei prestiti, nel primo semestre di quest’anno si sono attestate a quota 23% e quelle 8-10 anni al 20,8%.
Roberto Anedda, vicepresidente di Prestiti Online, ha spiegato che “forse la maggiore trasformazione delle quote dei prestiti erogati si ha per gli importi, dato che dal 2005 ad oggi è aumentato in misura considerevole l’incidenza dei prestiti con importi superiori ai 15.000 euro. La trasformazione è legata ad una modifica dell’offerta commerciale di molti istituti specializzati che hanno elevato notevolmente l’importo massimo del finanziamento”.
Per le fasce di debitori dai 36 ai 50 anni, per gli importi fra 15 e 25mila euro si passa dal 6,7% del primo semestre 2005 al 19,8% dei primi sei mesi di quest’anno e i prestiti superiori ai 25mila euro da un risicato 2,1% di tre anni fa al 17,2% di quest’anno.
Le difficoltà finanziarie dei consumatori si possono rilevare anche dall’utilizzo dei prestiti personali.
Sempre per la fascia 36-50 anni (ma i trend sono simili in tutte le fasce di età), mentre nel primo semestre del 2005 il 9,7% dei finanziamenti veniva utilizzato per hobby, vacanze, cerimonie, la quota scende al 3,8% di quest’anno. Anche per l’acquisto di un’auto usata si notano discrete variazioni: nel 2005 si prendeva l’8,9% dei finanziamenti, la quota aumenta all’11,7% nel primo semestre di quest’anno mentre cala bruscamente l’acquisto di auto nuove. Insomma per chi deve proprio comprare un’auto meglio usata.
Di particolare interesse risultano i dati relativi all’utilizzo dei prestiti per ristrutturare casa che per la fascia 36-50 anni passano dal 16,3% del primo semestre 2005 al 34,8% dei primi sei mesi di quest’anno.
L’impennata di questi finanziamenti è dovuta, soprattutto, ai tassi che risultano competitivi rispetto ai mutui casa. I prestiti non richiedono, inoltre, l’accensione di un’ipoteca sull’immobile, non comportano spese notarili e costi come la perizia per determinare il valore dell’immobile. L’utilizzo dei prestiti per fronteggiare il costo delle spese mediche risulta maggiore per gli over 50 anni (3,1%), rispetto al 2,3% della classe di età 36-50 anni e dell’1,5% per i richiedenti sotto i 36 anni.

25 Agosto 2008

Sono letteralmente raddoppiati i debiti per le famiglie italiane negli ultimi cinque anni. Infatti l’esposizione media, che comprende mutui immobiliari, prestiti per l’acquisto di beni mobili, credito al consumo, finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, ha toccato nel dicembre del 2007 i 15.765 euro.
Questo secondo un’analisi della Cgia di Mestre, dove si evidenzia che in cinque anni, tra il primo gennaio 2002 e il 31 dicembre 2007, l’indebitamento delle famiglie italiane è quasi raddoppiato: in questo periodo la crescita media è stata infatti del 93,28%.
Le “sofferenze” maggiori a carico dei nuclei familiari riguardano la provincia di Roma, dove si arriva ad una media di 21.949,94 euro. In cinque anni invece il record della crescita del debito è di Napoli, con un aumento del 116,36%.
In ogni caso sono moltissime le province che hanno in sostanza raddoppiato il loro indebitamento: in 20 hanno avuto una crescita superiore alla media e le poche province che si situano in coda alla classifica vedono comunque una crescita del 50% circa, con un minimo al 42,45%. Leggi il resto di questo articolo »

13 Agosto 2008

Secondo quanto pubblicato sul sito Pattichiari gli italiani sono tutto sommato bene informati sui mutui anche se nutrono ancora dei dubbi sull’Isc e sui mutui a tasso variabile.
Il 93% dei 1000 clienti che hanno risposto alle domande sa che i mutui sono erogati dalle banche per l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile e che vengono pagati attraverso rate composte da una parte di capitale e da un parte di interessi.
Un po’ di incertezza regna invece sul fronte delle garanzie da presentare al momento della sottoscrizione: se il 73% degli intervistati ritiene che siano sempre necessarie alcune garanzie a fronte dell’erogazione del mutuo, il 23% pensa che ciò dipenda esclusivamente dall’ammontare dell’importo richiesto e il 4% vincola la richiesta di garanzie all’età di chi richiede il mutuo.
Di fronte alla differenza tra mutui a tasso fisso o mutui a tasso variabile gli italiani dimostrano una scarsa percezione delle caratteristiche del mutuo a tasso variabile. Il 13% degli intervistati crede che il mutuo a tasso variabile sia adeguato a chi preferisce una rata fissa nel tempo e non soggetta alle variazioni del mercato. Il 67% che ritiene sia adatto a chi, non avendo l’esigenza di contare su una rata costante, preferisce correre il rischio di dover corrispondere una rata più alta in caso di aumento nel tempo del parametro di riferimento.
Gli italiani hanno invece le idee più chiare sul mutuo a tasso fisso: oltre 87% ritiene in modo corretto che sia adatto a chi desidera che gli importi delle rate siano costanti nel tempo, calcolati sulla base dello stesso tasso per tutta la durata del mutuo. Leggi il resto di questo articolo »

30 Luglio 2008

Secondo un inchiesta fatta dall’associazione dei Consumatori Altroconsumo c’è una scarsa trasparenza sul costo effettivo dei finanziamenti. Altroconsumo ha effettuato un indagine nel mondo del credito al consumo, visitando 185 negozi di otto città italiane che sono Bari, Bologna, Brescia, Genova, Milano, Roma, Napoli e Torino.
La metà dei negozi visitati ha fornito un’informazione sbagliata sul Taeg, che indica il costo effettivo del prestito, il 20% non ne ha offerta nessuna e nella maggior parte dei casi non è stato possibile visionare il contratto di finanziamento prima della firma.
Nel comunicato dell’associazione dei consumatori si legge che “La trasparenza al cliente sui costi reali resta ancora un optional: il Taeg, resta infatti ancora un oggetto misterioso per la maggior parte degli addetti alla vendita, impreparati e superficiali nell’illustrare le condizioni e i costi dei finanziamenti. Tale situazione è paradossale dato che il Taeg è l’indicatore introdotto per legge proprio per far conoscere e valutare al consumatore il reale costo di un finanziamento, considerando tutte le voci di spesa”. Dall’indagine è risultato le campagne pubblicitarie sono spesso ingannevoli poichè non rispettano le regole di trasparenza dettate dalla legge: promettono genericamente un tasso zero o un Taeg diverso da quello calcolato secondo legge.
L’associazione ha inoltre condotto un test comparativo su 105 carte revolving, carte di credito che consentono di pagare il debito a rate, e ha riscontrato che il Taeg reale, comprensivo del costo di invio dell’estratto conto relativo, risulta essere mediamente del 19,30%. Un costo elevato, di cui i titolari spesso non sono consapevoli.
A chi volesse acquistare a rate, Altroconsumo consiglia di: richiedere il Taeg e non accontentarsi del Tan, che non comprende alcune voci di spesa esistenti; leggere sempre il contratto di finanziamento, chiedendone una copia da leggere attentamente prima di sottoscrivere il credito; non firmare eventuali cambiali che dovessero essere offerte dagli intermediari finanziari; per non correre rischi, verificare che le rate non superino come importo il 30% dello stipendio mensile: il rischio di sovraindebitamento è dietro l’angolo.
Se l’importo del finanziamento è elevato, da 3.500 euro fino a 30.000 euro, secondo l’associazione la scelta migliore è un prestito personale di una banca poichè il Taeg è più basso; se l’importo è inferiore, al massimo il doppio del proprio stipendio, confrontare il Taeg del prestito finalizzato con il costo di altri strumenti flessibili: come carte revolving e scoperto di conto corrente.
Infine, se il tasso applicato supera la soglia di usura fissata ogni tre mesi dalla Banca d’Italia (www.bancaditalia.it), il tribunale può dichiarare nullo il contratto.

30 Luglio 2008

Non c’è nessuna drammatica crisi in vista per il mercato dei mutui italiani. Nel 2007 infatti il credito destinato alle famiglie per l’acquisto di abitazioni ha fatto registrare un volume di erogazioni in linea con quello dell’anno precedente.
Tra 2007 e l’anno precedente c’è stata una differenza negativa di soli 150 milioni di euro che in termini percentuali con -0,23% conferma la stabilità del mercato con un valore di flussi erogati che ha raggiunto complessivamente i 62,7 miliardi di Euro.
Il tutto è emerso dall’ultimo studio effettuato dal gruppo Kiron-Tecnocasa sul mercato dei mutui in Italia.
Secondo i dati dell’ultimo trimestre, si evidenzia una crescita del volume dei mutui erogati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con +3%.
In crescita le richieste soprattutto nell’Italia Nord-Occidentale con +3% e quella insulare con +1,9%, che conferma l’andamento positivo registrato già nei primi tre trimestri del 2007 con +1,7%. Il calo maggiore invece si registra nell’area Nord-Orientale con -2,8%.
Per quanto concerne l’ammontare dei finanziamenti richiesti in Italia al gruppo Kiron per l’acquisto della prima casa si è registrata addirittura una crescita.
Dopo le tre battute di arresto, l’importo mostra un aumento nei primi mesi del 2008 e se consideriamo un periodo di tempo di un anno, rispetto all’ultimo dato pubblicato da Banca d’Italia, otterremo una crescita dell’8% delle consistenze. Leggi il resto di questo articolo »

22 Luglio 2008

Il Consiglio dei ministri per la competitività dell’Unione europea ha approvato a Bruxelles la nuova direttiva per regolare il credito al consumo. L’Obiettivo primario è creare in Europa standard comuni a favore del mercato interno e a tutela dei consumatori.
La nuova direttiva, che attende l’avallo definitivo del Parlamento Europeo, riguarda i prestiti e finamziamenti fino a 50.000 euro. Sono esclusi i prestiti ipotecari e quelli destinati all’acquisto di titoli e azioni, per i quali sono previste regole ad hoc.
L’attenzione si è concentrata sulle penali di estinzione anticipata, sul diritto di recesso, sulle informazioni pre-contrattuali e contrattuali, sulle comunicazioni pubblicitarie.
Fino a 10 mila euro è previsto un rimborso anticipato, senza il pagamento di alcuna penale entro 12 mesi.
Oltre questa soglia, e solo per i prestiti a tasso fisso, è prevista una penale che oscilla tra lo 0,5% e l’1% del debito estinto anticipatamente.
È stata decisa anche una regolamentazione del diritto di recesso a livello comunitario: sarà possibile annullare il contratto di credito entro 14 giorni, senza fornire alcuna motivazione all’istituto.
Per facilitare il confronto fra le offerte dei paesi Ue, aumentando la concorrenza interna sul mercato, è stata definita una nuova struttura delle informazioni precontrattuali e contrattuali.

22 Luglio 2008

L’estinzione anticipata del debito relativo a mutui e finanziamenti a medio-lungo termine consente di godere del regime fiscale agevolato.
Il chiarimento arriva con la Circolare n. 6/2007 emanata congiuntamente dall’Agenzia del Territorio e dall’Agenzia delle Entrate, che tiene conto anche della recente normativa in tema di tutela dei consumatori.
Chi estingue anticipatamente il proprio mutuo, anche prima dei 18 mesi e un giorno dalla data della firma del contratto, conserva l’imposta sostitutiva allo 0,25 o al 2%.
Il chiarimento si è reso necessari a seguito delle incertezze interpretative e applicative segnalate dagli Uffici periferici.
Le Agenzie hanno tenuto conto della presenza nella recente normativa in tema di liberalizzazioni “di un sempre più accentuato favor debitoris, in pratica una più marcata tutela nei riguardi della persona in debito, nell’ambito dei rapporti derivanti da operazioni di finanziamento”.
Considerata la corretta natura giuridica della facoltà di adempimento anticipato del debitore, la Circolare 6/2007, superando il precedente indirizzo interpretativo, conclude affermando che “le condizioni previste per beneficiare del particolare regime di favore devono ritenersi sussistenti anche qualora nei contratti di finanziamento a medio e lungo termine siano inserite clausole che consentano espressamente al soggetto finanziato di risolvere anticipatamente il rapporto attraverso l’estinzione del debito prima che decorra la durata minima fissata dalla norma specifica - art. 15 del D.P.R. 601/73”.

22 Luglio 2008

Si osservano ancora segnali di rallentamento nel mercato del credito e dei prestiti in Italia.
A maggio l’espansione annua dei prestiti bancari scende all’8,7% annuo rispetto al 10,1% di dicembre.
A livello geografico, una decelerazione più intensa si può osservare nel Sud Italia dove il tasso annuo di crescita dei prestiti cala al 7,2% contro il 9,4% del Centro Nord del paese.
Riguardo alla ripartizione per tipologia degli impieghi, i prestiti per l’acquisto di un’abitazione contratti dalle famiglie denunciano una contrazione che, tuttavia, è in parte ascrivibile alla ripresa delle operazioni di cartolarizzazione.

15 Luglio 2008

Sono tempi molto duri per gli italiani che hanno comprato casa con un mutuo a tasso variabile.
Infatti dopo l’aumento dei tassi di interesse della Bce, arrivati al 4,25%, le conseguenze, nelle tasche di circa 3 milioni di famiglie alle prese con il mutuo, diventano sempre più pesanti.
Secondo Adusbef, il rialzo dei tassi comporterà infatti un aumento di 2.000 euro in 3 anni per i mutui di 100.000 euro, e un aggravio di 168 euro l’anno (14 euro mensili) a ogni aumento dello 0,25% del tasso Bce.
L’associazione dei consumatori ha fatto questi calcoli sulla base della media Euribor, ovvero il tasso medio con cui avvengono le transazioni finanziarie delle maggiori banche europee.
Ma se per i mutui da 100.000 euro gli aumenti varieranno tra i 1.588 euro (per i decennali) ai 2.000 l’anno (per i trentennali), ben maggiore sarà la stangata per quelli da 200.000 euro.
Si parla, infatti, di un aggravio minimo (per i decennali) di 3.177 euro l’anno, fino ad arrivare, per i trentennali, ad un +3.950.
Gli aumenti sono la conseguenza dell’ascesa vertiginosa che, dal 2005, interessa il tasso di riferimento della Bce.
Dal 2,25%, si è arrivati al 4,25%, esattamente 2 punti percentuali in più.
Parallelamente anche il tasso Euribor, calcolato sul trimestre, si è attestato, dal 2,488% del 2005, all’attuale 5,208%.
In rapporto a queste disposizioni europee, il sistema bancario italiano, afferma in una nota Adusbef, «non ha sostenuto i cittadini». La scelta di adoperare tassi variabili, al posto dei fissi, che nel 2005 si attestavano sul 3,5%, rende impossibile, per molte famiglie, sostenere le rate dei mutui.
Con il risultato che in Italia c’è un +27% sulla media dei pignoramenti delle abitazioni acquistate.«Le banche - sostiene l’Adusbef - hanno attirato nella loro trappola molte famiglie che con le rate fisse, rapportate ai parametri del reddito, non sarebbero mai riusciti a comprarsi una casa. Proponendo tassi variabili, inizialmente minori, hanno dato consigli cattivi e interessati».

15 Luglio 2008

La Banca centrale europea ha alzato ancora i tassi ufficiali, uno 0,25% che è stato sufficiente a far indignare quanti si preoccupano più dell’economia stagnante e della crisi dei consumi che dei rischi d’inflazione.
Ma a salire ancora di più, di questi tempi, sono i tassi interbancari, un indicatore della salute del sistema del credito e un riferimento fondamentale per chi deve prendere denaro a prestito.
A rendere alto il costo dei finanziamenti, insomma, di questi tempi più che la Bce è il sistema bancario.
I tassi ai quali le banche si prestano denaro rappresentano però anche un infallibile termometro della crisi finanziaria.
Quando il differenziale tra il tasso interbancario Euribor (Europe inter bank offered rate), e quelli ufficiali sale, è un segnale che le banche in Europa sono poco propense a prestarsi liquidità tra di loro o lo sono solo a caro prezzo, quando scende, significa che il mercato interbancario è ritenuto poco rischioso dagli stessi banchieri.
In questi giorni il differenziale, tra Euribor e tassi ufficiali è ai massimi storici, segno che la crisi del credito è ben lungi dall’essere in via di soluzione. «Se si vuole capire quando finirà la crisi finanziaria l’indicatore più efficace è lo spread dell’Euribor, e i livelli attuali indicano che le banche non sono molto disposte a finanziarsi l’un l’altra, evidentemente perché sono consapevoli che ci sono ancora diversi problemi in giro», dice un banchiere svizzero che preferisce mantenere l’anonimato.
Normalmente, il differenziale tra tassi ufficiali ed Euribor è attorno ai 30-50 punti base (0,3%-0,5%). Da quando è iniziata la crisi finanziaria legata ai mutui subprime e ai titoli derivati, il differenziale è andato sempre aumentando.
Alla fine dell’estate scorsa, quando è apparso chiaro che quasi tutte le maggiori banche mondiali, con la notevole eccezione degli istituti italiani poco esposti in subprime, avevano seri problemi, il differenziale era salito attorno ai 70 punti base.
Ma in questi giorni si è raggiunto un record. Ieri infatti, con il tasso Bce al 4,25% e l’Euribor al 5,39% il differenziale era di 114 punti base, un livello mai visto in 10 anni. Probabilmente, per rivedere il tasso interbancario a livelli più normali, bisognerà attendere ulteriori operazioni di pulizia nei bilanci delle banche.