Archivi per la categoria ‘finanziamenti’

2 Luglio 2008

E’stato inaugurato un utilissimo calcolatore online per il credito al consumo che ti permette di calcolare quanto conviene pagare a rate.
Grazie alla nuova iniziativa promossa da Assofin e messa in pratica da parte dei ricercatori dell’università di Tor Vergata far quadrare il bilancio familiare da oggi sarà molto più semplice.
E’ disponibile infatti uno strumento di calcolo online totalmente gratuito ed intuitivo che guiderà le famiglie italiane nell’autovalutazione della capacità di spesa rispetto ai finanziamenti a rate.
Il calcolatore ha un nome originale “Monitorata” ed è rivolto a chiunque stia valutando di chiedere un prestito, un mutuo o di pagare a rate un bene o un servizio.
Monitorata richiede all’utente alcuni dati economici e socio demografici in forma del tutto anonima, per poter elaborare una prima analisi economico-finanziaria.
Assofin fa notare in un comunicato come l’obiettivo del servizio sia quello di promuovere una maggiore cultura finanziaria del consumatore.
Stenta infatti a decollare il credito al consumo nel nostro paese, dove si registra una percentuale molto bassa di finanziamenti a rate rispetto al resto d’Europa. In Italia infatti l’incidenza del credito alle famiglie sul PIL si attesta intorno al 22% a fronte di un 51% dell’Unione Europea a15, e la media dei finanziamenti pro capite si aggira intorno ai 1.500 euro, contro i 2.200 della Spagna e i 5.200 della Gran Bretagna.
Il finanziamento a rate piace nel 2007 a circa 7,3 milioni di italiani che effettuano operazioni di credito al consumo, mentre 580 mila famiglie accendono un mutuo.
Di facile utilizzo il calcolatore Assofin permette, una volta inseriti i dati di bilancio relativi ad entrate ed uscite del nucleo familiare (per esempio lo stipendio, l’affitto o il mutuo che paga, quanto spende per gli alimentari, il telefono etc.), e l’importo della rata da pagare, di collocare l’utente su una scala di cromatica di valori di “solvibilità”. I colori utilizzati per esemplificare la capacità finanziaria dell’utente va dal verde (sicurezza) al rosso (rischio), permettendo di valutare l’opportunità o meno di accedere ad un finanziamento.
La sostenibilità del finanziamento viene verificata con un questionario a 15 domande.
Il calcolo eseguito prende in considerazione diverse variabili di natura economica e socio demografica (collocazione geografica, tipologia di contratto di lavoro, etc.), in modo da depurare
i risultati da eventuali fattori esterni come il costo della vita. Pertanto due persone con identiche entrate ed uscite ma con diversa residenza o professione possono vedersi associati ad un colore diverso.
La validità dei consigli dipende anche dal fatto che non si verifichino grandi cambiamenti nella situazione personale dell’utente (perdita o nuovo lavoro, etc.) o nell’economia generale (variazione dei tassi, etc.) che possano influenzare la capacità di ricorrere e ripagare il prestito.
La compilazione del questionario autovalutativo è naturalmente in forma anonima nel rispetto della legge sulla privacy.

24 Giugno 2008

Quello del credito al consumo è uno dei capitoli più tristi del settore “risparmio tradito”, dove i mezzi di credito più gettonati sono i prestiti personali, i crediti finalizzati e la cessione del quinto dello stipendio.
Ma la questione del risparmio tradito non è altro che la conseguenza dei grandi cambiamenti nazionali e internazionali che hanno interessato i servizi bancari, tra cui la nascita dell’euro.
La questione è diventata ormai spinosa per migliaia di consumatori, che si trovano anche a fare i conti con le rate del mutuo da pagare periodicamente in un tempo che va dai cinque ai trent’anni. Costituisce un dato reale il fatto che i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari abbiano subito il rapido aumento del 19-20% rispetto all’anno precedente.
L’ambiente delle vendite giudiziarie è tra quelli che risulta falsato da un sottile protagonismo delle banche.
Pratica pericolosa è che queste costituiscano indirettamente delle società commerciali, che acquistano poi gli immobili pignorati a seguito dei mutui contratti con gli stessi Istituti di credito, al fine di rimpiazzarli sul mercato a prezzi maggiorati.
E, a questo punto, per il risparmiatore molto spesso si apre la strada del racket e degli strozzini, che garantiscono sì liquidità immediata ma a costi insopportabili. Le stesse banche hanno spesso applicato tassi di interesse al limite dell’usura ed è per questo che sono risultate fondamentali le disposizioni di legge in base alle quali, se il tasso applicativo al finanziamento supera il valore taeg del 50% si configura reato. Ugualmente importanti sono state le novità sulla portabilità dei mutui, l’eliminazione della penale per la loro estinzione anticipata, la cancellazione automatica dell’ipoteca.

24 Giugno 2008

Sono ormai più di 30.000 gli italiani che hanno chiesto di pagare a rate i propri debiti fiscali dopo l’opportunità offerta dal “milleproroghe” di allungare fino a 6 anni il tempo in cui pagare cartelle arrivate in seguito ad accertamenti fiscali.
Nella maggior parte dei casi, a chiedere una dilazione nei pagamenti dei debiti fiscali sono le persone fisiche.
La rateazione è concessa solo nel caso in cui sia possibile dimostrare una temporanea situazione di oggettiva difficoltà a pagare le tasse.
Il fisco viene incontro anche a chi si trova ad affrontare un affollamento di scadenze di pagamenti,comprese anche altre tasse da versare.
La documentazione richiesta da Equitalia alle società: dall’ultima copia di Unico alla relazione economica-patrimoniale, dal prospetto per la determinazione dell’indice di liquidità alla misura camerale aggiornata.

14 Giugno 2008

Secondo un indagine dell’Abi le famiglie italiane risultano meno indebitate rispetto al resto dell’Europa.
Infatti nel 2007 i prestiti erogati dalle banche hanno superato i 367 miliardi, in crescita dell’8,7% rispetto al 2006.
L’andamento, secondo l’Abi,conferma il rallentamento evidenziato anche negli anni passati: nel 2006 la crescita si è attestata al 10,4%, nel 2005 al 13,8%, mentre nel 2004 al 15,4%.
L’Italia, rispetto ai principali Paesi Ue “si conferma il mercato col minore tasso di indebitamento delle famiglie” sostiene il direttore generale Abi, Zadra. Nel 2007, il rapporto tra mutui e Pil è stato del 18% contro il 32% della Francia, il 40,8% della Germania ed una media Ue intorno al 50%.

14 Giugno 2008

Secondo la Banca d’Italia il mercato italiano dei mutui resta poco sviluppato rispetto a quelli degli altri Paesi dell’Unione Europea.
Secondo Bankitalia infatti il credito alle famiglie erogato da intermediari creditizi per l’acquisto di case a fine 2006 era il 16,6% del Pil, contro il 45,6% della Ue.
Tuttavia, grazie ai nuovi prodotti messi a punto dalle banche per andare incontro alla clientela tra il 2001 e il 2006, l’Italia è cresciuta a un tasso del 17,8%, contro la media Ue che si attesta all’11,2%.
L’ampliamento dei prodotti finanziari e della concorrenza anche estera, ha quindi favorito l’indebitamento delle famiglie italiane.

6 Giugno 2008

Secondo i dati della Banca d’Italia la gente chiede meno prestiti alle banche e cresce la raccolta degli Istituti di credito ad aprile.
Lo scorso mese i prestiti hanno segnato un incremento annuo dell’8,6% contro il 9,5% di marzo: mentre,la raccolta aumenta, su 12 mesi, del 6,8% rispetto al +5,5% di marzo.
Su base congiunturale, l’aumento dei prestiti è di 1,5% e quello della raccolta del 20,3%.
In particolare, i prestiti tra 1 e 5 anni,su base mensile, hanno segnato una flessione del 18% ed un aumento di 9,5% su base annua. Quelli oltre i 5 anni, invece registrano un incremento rispettivamente, di +9,2% e 9,6%.

2 Aprile 2008

Gli italiani si indebitano sempre di più e in modo costante e preferiscono sempre di più acquistare con mutui o credito al consumo. E’ infatti cresciuto del 9,2% dal 2006 al 2007 l’indebitamento delle famiglie che riguarda mutui immobiliari, prestiti per l’acquisto di beni mobili, crediti al consumo, finanziamenti per le ristrutturazioni. Mediamente ogni nucleo familiare nel 2007 ha accumulato un debito di 15mila 578 euro. Questo secondo uno studio effettuato dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre in una recentissima indagine sulle difficoltà economiche dei nuclei familiari del Paese.
E gli incrementi impressionano ancor più quando si osserva la situazione dal 2002, anno di entrata in vigore dell’euro ad oggi: l’indebitamento medio delle famiglie è aumentato del 91%. La capitale detiene il record dell’indebitamento per famiglia, secondo lo studio pari a 22 mila 305,14 euro. Roma è seguita da Milano (21 mila 115,29 euro), da Reggio Emilia (20 mila 367,63 euro), da Prato (20 mila 7,41 euro), da Lodi (19 mila 871,28 euro) e Rimini (19 mila 812,53 euro).
Fanalini di coda le province di Vibo Valentia (con 6 mila 861,15 euro di debiti per famiglia registrati nel 2007), Benevento (6 mila 917,27 euro), Reggio Calabria (7 mila 72,30 euro), Avellino (7 mila 78,62), Isernia (7 mila 182,73) , Enna (7 mila 185,26), Agrigento (7 mila 631,83 euro).
E’ però ben diversa la situazione quando si analizzano le variazioni dei ‘passivì nazionali provincia per provincia. In cima alla classifica composta dagli esperti dell’associazione artigiani mestrina compare Prato dove l’incremento rilevato tra il 2006 e il 2007 è stato del 15% (contro il 9,2%); al secondo posto si trova Genova (14,3 %), al terzo Crotone (14,2 %), al quarto Napoli (14,1 %), al quinto Brindisi (13,7 %). Unico segnale positivo giunge da Bolzano dove è stata registrata una contrazione del debito per famiglia pari a 2,4 %.
Un’indagine dettagliata quella realizzata dalla Cgia di Mestre che non trascura neppure l’evoluzione delle sofferenze è dall’entrata in vigore della nuova moneta ad oggi. Ebbene in cinque anni le famiglie italiane si sono indebitate del 91% in più. Con picchi a dir poco vertiginosi. Come quelli raggiunti dalle province di: Napoli (118,7 % in più dal 2002 al 2007), Reggio Emilia (118, 6 %), Piacenza (114, 2 %), Caserta (113, 7 %) e Chieti (112,9 %). A compensare tali eccessi sono le province di Bolzano (43, 3 %), Potenza (48, 2 %), Matera (50, 9 %), Verbano Cusio Ossola (53, 6 %), Enna (54, 5 %) e Messina (55 %).
Per quanto riguarda l’interpretazione di questi dati secondo Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre “innanzitutto le città che si sono più indebitate nell’ultimo anno sono quelle che registrano anche i livelli di reddito più elevati. Non è da escludere che tra questi vi siano anche delle famiglie appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, appare evidente che la forte esposizione in queste realtà, soprattutto a fronte di significativi investimenti nel settore immobiliare, ci deve preoccupare relativamente. Altra cosa è quando analizziamo la variazione di crescita dell’indebitamento registrato negli ultimi 5 anni. Nei primi posti abbiamo molte città del Sud. Ciò sta a significare che questo aumento è probabilmente legato al perdurare della crisi economica che ha indotto molte famiglie a ricorrere a prestiti bancari per affrontare questa difficile situazione”.

31 Marzo 2008

Buone notizie per chi decide di rinegoziare un mutuo. Finora chi chiedeva un finanziamento più alto del vecchio perdeva il vantaggio fiscale. Con il prossimo 730 invece si avrà diritto a mantenere la detrazione degli interessi anche se il nuovo mutuo è più elevato di quello originario. L’Agenzia delle entrate precisa che si può detrarre però solo la quota interessi relativa al vecchio mutuo più le spese per cambiarlo.
Una possibilità esclusa finora ma che da quest’anno diventa possibile grazie ad una interpretazione estensiva delle norme di legge che l’Agenzia delle entrate ha deciso di seguire anche per favorire chi ha rinegoziato per trovare condizioni migliori.
La possibilità di continuare a mantenere la detrazione anche se l’importo del nuovo mutuo è più elevato è indicata nero su bianco nelle istruzioni al modello 730.
Nella sezione che si si ferisce agli oneri detraibili, pag 30, è precisato infatti che in caso di surroga o in caso di rinegoziazione del mutuo il diritto alla detrazione compete per un importo non superiore a quello che risulterebbe con riferimento alla quota residua di capitale del vecchio mutuo maggiorata delle spese ed oneri accessori correlati con l’estinzione del vecchio mutuo e l’accensione del nuovo. In sostanza è sparita la parte che faceva riferimento al Tuir (il Testo unico delle imposte sui redditi) e precisava che il diritto a mantene la detrazione era riconosciuto solo a patto che il nuovo mutuo avesse un importo non superiore al vecchio aumentato di oneri e spese. Secondo la nuova interpretazione, invece, anche se il nuovo mutuo è di importo più elevato si mantiene il diritto alla detrazione, solo però per la parte che corrisponde all’importo del finanziamento in scadenza.
Per sapere qual è l’importo di detrazione che spetta si deve far riferimento alla Risoluzione 390 del 21 dicembre 2007 nella quale, in
risposta ad un quesito di un contribuente, è stata fornita la formula di calcolo. In sostanza la detrazione è ammessa solo sulla quota corrispondete all’importo del vecchio mutuo più le spese. Gli interessi pagati sulla parte rimanente del nuovo mutuo non vanno calolati ai fini della detrazione del 19%. D’altra parte – sottolinea l’Agenzia nella Risoluzione - la ragione della norma va individuata nel carattere unitario dell’operazione di estinzione e accensione del nuovo mutuo e nella sostanziale continuità del rapporto di mutuo originariamente stipulato. Di qui il diritto alla conservazione dei benefici fiscali già riconosciuti in relazione al primo contratto.
L’indicazione contenuta nella Risoluzione ora fa testo, e quindi non possono essere applicate disposizioni più restrittive anche se la legge non è cambiata. Di conseguenza chi ha rinegoziato un mutuo e chiesto anche un rifinanziamento rispetto alla somma originariamente presa in prestito può tirare un respiro di sollievo. Magari occorre perdere un po’ di tempo a fare i conti, ma quello che è certo è che la detrazione, questa sì, non si perde.

21 Marzo 2008

Gli Italiani ricorrono con sempre più frequenza e facilità a pagamenti rateali per i propri acquisti, sia per mezzo di carte di credito che accettano questa formula di rimborso sia attraverso proposte di questo tipo promosse da numerosi esercizi commerciali di ogni tipologia.
Gli slogan pubblicitari di grandi magazzini e supermercati in tv, giornali o manifesti recitano: “Compra oggi e inizi a pagare tra sei mesi, in piccole e comode rate a interessi 0″.
Questa formula è sicuramente molto comoda e invitante, si acquista oggi e si riceve subito il bene dei propri sogni e si rimborsa un pò alla volta. In alcuni casi è inoltre possibile scegliere di modificare la rata o di saldare l’intera cifra in un’unica soluzione, con una lieve maggiorazione.
Ma quanto costa realmente un finanziamento? E’veramente tutto così conveniente?
Per valutare la convenienza o meno di un finanziamento, oltre naturalmente a prendere in considerazione l’importo della rata, è importante controllare anche le altre voci di spesa e tutte le clausole che a volte sono scritte in caratteri piccoli e messe poco in evidenza.
Tra le più significative figurano il TAN e il TAEG. Il TAN, ossia Tasso Annuo Nominale, è il tasso che viene utilizzato per calcolare gli interessi al netto di tutte le spese connesse ad una pratica di finanziamento, mentre il TAEG, ossia Tasso Annuo Effettivo Globale, è un tasso che esprime il costo complessivo del finanziamento, comprensivo di oneri accessori obbligatori quali spese di istruttoria, spese di incasso rate, assicurazione obbligatoria, provvigioni da corrispondere ad un eventuale intermediario, imposte.
Il cosiddetto Finanziamento a Tasso 0, che viene spesso utilizzato nei grandi magazzini durante le promozioni, in certi periodi dell’anno, è un tasso TAN promozionale che viene utilizzato dai rivenditori convenzionati per aumentare le vendite, che possono essere di auto, computer, tv ecc, attraverso finanziamenti in apparenza meno onerosi.
Gli interessi non sono pagati dal cliente ma dal rivenditore o dalla finanziaria, o da entrambi.
Spesso succede però che ad un TAN 0, corrisponde in genere un TAEG più elevato. Il cliente da una parte pur non pagando gli interessi, dovrà restituire al finanziatore il capitale e le spese connesse ad una pratica di finanziamento che comunque contribuiscono a far aumentare il costo complessivo di un finanziamento!
In poche parole quello che la finanziaria toglie da una parte lo riprende poi sotto altra forma dall’altra, attraverso un pagamento una tantum in unica soluzione oppure spalmato su tutte le rate.
Altra prassi comune delle Finanziarie è poi quella di inviare insieme con i bollettini di pagamento, o tramite una lettera separata, una carta di credito revolving prepagata che il cliente di turno può utilizzare pagando TAN e TAEG decisamente più elevati.
Insomma meglio fare attenzione perché per evitare di firmare una spesa a tasso zero e trovarsi invece a pagare di più.

19 Marzo 2008

Il ‘conto’ non pagato è arrivato a 11.292 milioni, 880 in più rispetto all’anno scorso. Aumentano le famiglie in difficoltà con le rate del mutuo e dei prestiti al consumo, oppure con il conto in “rosso”. In un anno infatti l’ammontare delle sofferenze bancarie che fanno capo alle famiglie italiane è cresciuto dell’8,45% e ha sfondato quota 11 miliardi di euro. Ad ottobre scorso il conto non pagato delle famiglie italiane è salito a 11.292 milioni di euro, ben 880 milioni in più dei 10.412 di un anno prima. A settembre le sofferenze delle famiglie consumatrici ammontavano a 11.134 milioni. Il tetto degli 11 miliardi è stato superato da agosto.
A misurare le difficoltà delle famiglie italiane è la Banca d’Italia che nel supplemento “Banche e Fondi comuni” del Bollettino Statistico riporta i dati sulle sofferenze delle “famiglie consumatrici” aggiornati all’ottobre 2007.
In crescita anche le sofferenze bancarie della Pubblica Amministrazione, che a ottobre sono passate a 49.410 milioni di euro, rispetto ai 48.890 milioni di settembre. Un anno fa, nell’ottobre 2006, il dato era di 47.728 milioni di euro. In termini percentuali la crescita è stata del 3,5%, pertanto due volte e mezzo più bassa dell’8,45% delle famiglie consumatrici.
A favorire il forte aumento delle insolvenze delle famiglie sicuramente anche l’aumento dei tassi d’interesse: il taeg sui prestiti al consumo a novembre è passato al 9,63% dal 9,42% di ottobre. E’ vero anche che il tasso taeg, comprensivo delle spese accessorie, sui nuovi mutui è sceso al 5,82% dal 5,86% segnalato ad ottobre, che rappresentava il record degli ultimi cinque anni.
Nonostante la crescita dei tassi le famiglie fanno però sempre più ricorso ai debiti. Il totale dei mutui per l’acquisto di un’abitazione con durata superiore ai 5 anni, a novembre scorso, ha sfiorato i 265 miliardi di euro, passando dai 239.392 milioni di novembre 2006 a 264.125 milioni. La crescita delle richieste ha così segnato un incremento di 24.733 milioni, in 12 mesi, in altri termini un balzo in avanti del 10,3%. In aumento anche il ricorso al credito al consumo: i prestiti oltre i 5 anni hanno superato i 25 miliardi di euro a novembre scorso (passando da 20.871 milioni a 25.585 milioni). In un solo anno, le famiglie si sono quindi accollate più di 38 miliardi di debiti in più.