Archivio della Categoria 'mutui'

In arrivo nuova stangata sui mutui

Martedì 15 Luglio 2008

Sono tempi molto duri per gli italiani che hanno comprato casa con un mutuo a tasso variabile.
Infatti dopo l’aumento dei tassi di interesse della Bce, arrivati al 4,25%, le conseguenze, nelle tasche di circa 3 milioni di famiglie alle prese con il mutuo, diventano sempre più pesanti.
Secondo Adusbef, il rialzo dei tassi comporterà infatti un aumento di 2.000 euro in 3 anni per i mutui di 100.000 euro, e un aggravio di 168 euro l’anno (14 euro mensili) a ogni aumento dello 0,25% del tasso Bce.
L’associazione dei consumatori ha fatto questi calcoli sulla base della media Euribor, ovvero il tasso medio con cui avvengono le transazioni finanziarie delle maggiori banche europee.
Ma se per i mutui da 100.000 euro gli aumenti varieranno tra i 1.588 euro (per i decennali) ai 2.000 l’anno (per i trentennali), ben maggiore sarà la stangata per quelli da 200.000 euro.
Si parla, infatti, di un aggravio minimo (per i decennali) di 3.177 euro l’anno, fino ad arrivare, per i trentennali, ad un +3.950.
Gli aumenti sono la conseguenza dell’ascesa vertiginosa che, dal 2005, interessa il tasso di riferimento della Bce.
Dal 2,25%, si è arrivati al 4,25%, esattamente 2 punti percentuali in più.
Parallelamente anche il tasso Euribor, calcolato sul trimestre, si è attestato, dal 2,488% del 2005, all’attuale 5,208%.
In rapporto a queste disposizioni europee, il sistema bancario italiano, afferma in una nota Adusbef, «non ha sostenuto i cittadini». La scelta di adoperare tassi variabili, al posto dei fissi, che nel 2005 si attestavano sul 3,5%, rende impossibile, per molte famiglie, sostenere le rate dei mutui.
Con il risultato che in Italia c’è un +27% sulla media dei pignoramenti delle abitazioni acquistate.«Le banche - sostiene l’Adusbef - hanno attirato nella loro trappola molte famiglie che con le rate fisse, rapportate ai parametri del reddito, non sarebbero mai riusciti a comprarsi una casa. Proponendo tassi variabili, inizialmente minori, hanno dato consigli cattivi e interessati».

Crisi mercato del credito: tassi interesse alle stelle

Martedì 15 Luglio 2008

La Banca centrale europea ha alzato ancora i tassi ufficiali, uno 0,25% che è stato sufficiente a far indignare quanti si preoccupano più dell’economia stagnante e della crisi dei consumi che dei rischi d’inflazione.
Ma a salire ancora di più, di questi tempi, sono i tassi interbancari, un indicatore della salute del sistema del credito e un riferimento fondamentale per chi deve prendere denaro a prestito.
A rendere alto il costo dei finanziamenti, insomma, di questi tempi più che la Bce è il sistema bancario.
I tassi ai quali le banche si prestano denaro rappresentano però anche un infallibile termometro della crisi finanziaria.
Quando il differenziale tra il tasso interbancario Euribor (Europe inter bank offered rate), e quelli ufficiali sale, è un segnale che le banche in Europa sono poco propense a prestarsi liquidità tra di loro o lo sono solo a caro prezzo, quando scende, significa che il mercato interbancario è ritenuto poco rischioso dagli stessi banchieri.
In questi giorni il differenziale, tra Euribor e tassi ufficiali è ai massimi storici, segno che la crisi del credito è ben lungi dall’essere in via di soluzione. «Se si vuole capire quando finirà la crisi finanziaria l’indicatore più efficace è lo spread dell’Euribor, e i livelli attuali indicano che le banche non sono molto disposte a finanziarsi l’un l’altra, evidentemente perché sono consapevoli che ci sono ancora diversi problemi in giro», dice un banchiere svizzero che preferisce mantenere l’anonimato.
Normalmente, il differenziale tra tassi ufficiali ed Euribor è attorno ai 30-50 punti base (0,3%-0,5%). Da quando è iniziata la crisi finanziaria legata ai mutui subprime e ai titoli derivati, il differenziale è andato sempre aumentando.
Alla fine dell’estate scorsa, quando è apparso chiaro che quasi tutte le maggiori banche mondiali, con la notevole eccezione degli istituti italiani poco esposti in subprime, avevano seri problemi, il differenziale era salito attorno ai 70 punti base.
Ma in questi giorni si è raggiunto un record. Ieri infatti, con il tasso Bce al 4,25% e l’Euribor al 5,39% il differenziale era di 114 punti base, un livello mai visto in 10 anni. Probabilmente, per rivedere il tasso interbancario a livelli più normali, bisognerà attendere ulteriori operazioni di pulizia nei bilanci delle banche.

Firmata convenzione portabilità mutui: niente più notai nè spese

Domenica 13 Luglio 2008

Rilanciata in grande stile la portabilità dei mutui con l’abolizione dei costi di notaio nell’intesa tra Ministero del Tesoro e banche per la rinegoziazione dei mutui.
Il testo della convenzione appena firmato prevede infatti che le operazioni di rinegoziazione dei mutui e di portabilità siano esenti da imposte e tasse di qualsiasi genere, e che non si debbano più pagare commissioni bancarie e costi notarili, a qualunque titolo richiesti.
Quanto alla possibilità di passare da rata variabile a fissa a tasso “calmierato”, viene proposta dall’accordo stesso come ultima opzione, mentre le banche si impegnano, nero su bianco, a favorite tutte le altre forme di rinegoziazione a partire, appunto,
dalla portabilità. Inoltre il tasso calmierato potrà essere più basso di quello previsto dall’accordo e l’operazione potrà riguardare anche chi era già in ritardo con i pagamenti alla data del 28 maggio scorso.
Il testo dell’accordo in tema di portabilità, dunque, è quanto mai chiaro: tutte le operazioni di rinegoziazione dei mutui e di portabilità sono esenti da imposte e tasse di qualsiasi genere.
Al cliente non può più essere addebitato alcun costo amministrativo, ivi incluse commissioni bancarie, conseguenti alle operazioni di rinegoziazione e per tutta la durata residua del mutuo, anche sulle eventuali rate aggiuntive finali, e neppure costi notarili.
Un accordo che porta la firma dell’Abi, e che quindi dovrebbe essere applicato da tutte le banche.
Tutta l’intesa, d’altra parte, punta a garantire finalmente la massima informazione al cliente, non solo e non tanto sulla possibilità di aderire alla proposta di rate “calmierate” ma anche e soprattutto di scegliere le altre opzioni più convenienti.
L’adesione alla convenzione non è obbligatoria, ma non c’è dubbio che la scelta di aderire non potrà che avere un ritorno d’immagine positivo. Infatti da un lato consente di offrire comunque condizioni migliori, e dall’altro offre una notevole visibilità alle banche che aderiscono, che faranno parte di un elenco consultabile on line.
La possibilità di Rinegoziare un mutuo diventa un diritto a tutti gli effetti e per questo le banche dovranno fornire ai clienti interessati una informativa trasparente, chiara ed esaustiva sulle varie opportunità di scelta, e cioè:
- continuare a rimborsare il mutuo secondo il piano di ammortamento in corso;
- proporre a banche e intermediari una rinegoziazione delle condizioni del mutuo in essere, da concordare appositamente;
- avvalersi della portabilità del mutuo;
- ricorrere alla rinegoziazione dei mutui con la rata calmierata;
- usufruire anche di più di una di tali diverse opportunità, in particolare cumulando portabilità e rata calmierata.

Posto che tutti possono scegliere una delle prime tre opzioni, la convenzione prevede che il passaggio da variabile a fisso calmierato riguardi i mutui a tasso variabile stipulati fino a tutto il 28 maggio scorso, purchè finalizzati all’acquisto, costruzione, ristrutturazione dell’abitazione principale.
Per abitazione principale quella in cui il proprietario o il coniuge o i parenti entro il terzo grado o gli affini entro il secondo grado dimorano abitualmente. Possono usufruire della rinegoziazione anche i contratti frutto di accollato, i mutui del costruttore, e quelli cartolarizzati.
Possibilità di accedere alla convenzione anche per i mutuatari inadempienti alla data del 28 maggio rispetto a rate pregresse del mutuo.
La rinegoziazione garantisce la riduzione delle rate con scadenza successiva al 1° gennaio 2009 ad un ammontare pari a quello della rata che si ottiene applicando all’importo e alla scadenza originari del mutuo il tasso di interesse come risultante dalla media aritmetica dei tassi applicati ai sensi del contratto nell’anno 2006. La differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento originario e quello della rata rinegoziata è addebitata su di un conto di finanziamento accessorio. Il conto produce
interessi, capitalizzabili annualmente, al tasso più favorevole per il cliente tra quello che si ottiene in base all’IRS a dieci anni, maggiorato, di uno spread di 0,50 punti percentuali e quello contrattualmente previsto, come determinati alla data di rinegoziazione. Sono anche addebitate nel conto di finanziamento accessorio le eventuali rate scadute e non pagate prima del 29
maggio 2008.
Al termine della durata originaria del mutuo si faranno i conti: se il conto accessorio risulta a debito, l’importo è rimborsato dal cliente sulla base di rate costanti di importo uguale all’ammontare della rata risultante dalla rinegoziazione e allo stesso tasso a cui è regolato il conto accessorio. Se i invece tassi dovessero scendere e la differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano originario quello della rata rata fosse positivo, la differenza andrà a ridurre l’importo del conto di finanziamento accessorio e
quando qualora questo dovesse essere azzerato si riprenderà a pagare il mutuo rinegoziato con il nuovo taso variabile più favorevole.
Per far conoscere tutte le opportunità le banche dovranno inviare a tutti i sottoscrittori di mutui una proposta, scritta e datata, nella quale sono elencate in modo esplicito le diverse opportunità. La proposta riporterà poi i contenuti dell’offerta di rinegoziazione con rata calmierata, e tutti gli elementi che consentano al mutuatario di valutare gli effetti della rinegoziazione in termini di riduzione dell’importo delle rate nonchè le possibili implicazioni sulla durata del mutuo in funzione dell’evoluzione dei tassi di interesse. L’accettazione della proposta assicura la riduzione dell’importo delle rate del mutuo da corrispondere a partire quanto meno dal terzo mese successivo al mese di comunicazione dell’accettazione della proposta medesima, relativamente alle rate del mutuo in scadenza successivamente al 1° gennaio 2009.
I clienti che rinegoziano riceveranno poi annualmente una comunicazione informativa, completa e chiara, sull’andamento della loro posizione, e sull’esposizione complessivamente derivante dall’operazione di rinegoziazione in termini di debito residuo e saldo del conto di finanziamento accessorio.
L’elenco delle banche che aderiscono alla convenzione sarà pubblicato sui siti dell’Abi e del ministero, dove si potranno trovare anche le condizioni, anche migliorative, offerte in via generalizzata alla clientela. Sull’operazione vigilerà poi un Osservatorio permanente costituto da rappresentanti delle banche, del ministero e delle associazioni dei consumatori.

Un anno fa scoppiava la bufera dei mutui subprime: e la fine della crisi è ancora lontana

Domenica 13 Luglio 2008

Quello della bufera dei mutui subprime che è scoppiata a luglio 2007 è un compleanno che tutti vorrebbero dimenticare, ma che invece si pone prepotentemente al centro dell’attenzione.
La crisi dei mutui subprime innescata un anno fa negli Stati Uniti ha bruciato in soli 12 mesi almeno 160 miliardi di dollari.
E l’esposizione complessiva del sistema bancario internazionale, valutata al momento intorno ai mille miliardi di dollari, dice che le perdite sono destinate a salire ancora. Brutta storia quella delle ipoteche residenziali a clienti ad alto rischio, che a loro volta si trasformavano in garanzie per altrettanto rischiose obbligazioni.
Era il 10 luglio 2007 quando Moody’s annunciò il taglio del rating di 5 miliardi di dollari di obbligazioni garantite da subprime. Da poco si era diffusa la voce sull’incapacità di due fondi di Bear Stearns di far fronte a obbligazioni legate a mutui. Il colpo era brutto, ma si pensò a una crisi circoscritta agli Stati Uniti. Invece venti giorni dopo, il 30 luglio, la tedesca Ikb annunciava perdite legate ai subprime, costringendo la controllante Kfw a varare un fondo di salvataggio da 3,5 miliardi di euro. Fu il campanello d’allarme globale. Pesanti le ripercussioni sui listini di tutto il mondo.
La prima autorità monetaria a muoversi fu la Bce, che il 9 agosto iniettò liquidità per 95 miliardi di euro, seguita dopo un giorno dalla Federal Reserve con nuovi liquidi per 38 miliardi di dollari. Non bastò per evitare il panico fra gli investitori, che ritirarono dai mercati finanziari circa 1.200 miliardi di dollari.
A settembre esplose in Gran Bretagna il caso Northern Rock: l’annuncio di problemi di liquidità scatenò la corsa dei risparmiatori agli sportelli. Il sistema bancario inglese rischiò di finire in ginocchio, costringendo il Tesoro a garantire i depositi della banca. Ininfluente il 18 settembre un taglio di mezzo punto del costo del denaro negli Usa da parte della Fed.
Da quel momento in poi si rincorsero svalutazioni e licenziamenti a raffica nel mercato finanziario. Merrill Lynch annunciò perdite per 4,5 miliardi di dollari, seguita da Ubs, con 14 miliardi. La banca svizzera è ancora oggi la più esposta, con perdite di 28 miliardi di dollari, destinate a salire a 35, seguita da Citigroup con 21 miliardi (e altri 9 in cantiere) e Merrill, con più di 20 miliardi persi.
Nuovo fronte nel 2008 con l’anno nuovo che si apre con Bce, Fed e Banca Nazionale Svizzera che varano nuovi finanziamenti in dollari. Citigroup il 15 gennaio annuncia altre svalutazioni per 18 miliardi di dollari. La Fed il 21 gennaio taglia dello 0,75% il tasso di sconto, e dopo una settimana lo riduce di un altro 0,5%. Ma la crisi continua e sfociare inevitabilmente nel mondo giudiziario. Il
20 giugno l’Fbi arresta 60 manager di Wall Street, incriminandone più di 400. Nella retata finiscono due gestori di quei fondi di Bear Stearns da cui era cominciato tutto.

Calcolatore per il credito al consumo online.

Mercoledì 2 Luglio 2008

E’stato inaugurato un utilissimo calcolatore online per il credito al consumo che ti permette di calcolare quanto conviene pagare a rate.
Grazie alla nuova iniziativa promossa da Assofin e messa in pratica da parte dei ricercatori dell’università di Tor Vergata far quadrare il bilancio familiare da oggi sarà molto più semplice.
E’ disponibile infatti uno strumento di calcolo online totalmente gratuito ed intuitivo che guiderà le famiglie italiane nell’autovalutazione della capacità di spesa rispetto ai finanziamenti a rate.
Il calcolatore ha un nome originale “Monitorata” ed è rivolto a chiunque stia valutando di chiedere un prestito, un mutuo o di pagare a rate un bene o un servizio.
Monitorata richiede all’utente alcuni dati economici e socio demografici in forma del tutto anonima, per poter elaborare una prima analisi economico-finanziaria.
Assofin fa notare in un comunicato come l’obiettivo del servizio sia quello di promuovere una maggiore cultura finanziaria del consumatore.
Stenta infatti a decollare il credito al consumo nel nostro paese, dove si registra una percentuale molto bassa di finanziamenti a rate rispetto al resto d’Europa. In Italia infatti l’incidenza del credito alle famiglie sul PIL si attesta intorno al 22% a fronte di un 51% dell’Unione Europea a15, e la media dei finanziamenti pro capite si aggira intorno ai 1.500 euro, contro i 2.200 della Spagna e i 5.200 della Gran Bretagna.
Il finanziamento a rate piace nel 2007 a circa 7,3 milioni di italiani che effettuano operazioni di credito al consumo, mentre 580 mila famiglie accendono un mutuo.
Di facile utilizzo il calcolatore Assofin permette, una volta inseriti i dati di bilancio relativi ad entrate ed uscite del nucleo familiare (per esempio lo stipendio, l’affitto o il mutuo che paga, quanto spende per gli alimentari, il telefono etc.), e l’importo della rata da pagare, di collocare l’utente su una scala di cromatica di valori di “solvibilità”. I colori utilizzati per esemplificare la capacità finanziaria dell’utente va dal verde (sicurezza) al rosso (rischio), permettendo di valutare l’opportunità o meno di accedere ad un finanziamento.
La sostenibilità del finanziamento viene verificata con un questionario a 15 domande.
Il calcolo eseguito prende in considerazione diverse variabili di natura economica e socio demografica (collocazione geografica, tipologia di contratto di lavoro, etc.), in modo da depurare
i risultati da eventuali fattori esterni come il costo della vita. Pertanto due persone con identiche entrate ed uscite ma con diversa residenza o professione possono vedersi associati ad un colore diverso.
La validità dei consigli dipende anche dal fatto che non si verifichino grandi cambiamenti nella situazione personale dell’utente (perdita o nuovo lavoro, etc.) o nell’economia generale (variazione dei tassi, etc.) che possano influenzare la capacità di ricorrere e ripagare il prestito.
La compilazione del questionario autovalutativo è naturalmente in forma anonima nel rispetto della legge sulla privacy.