Non c’è più nessun ostacolo alla surroga anche per i mutui frazionati, ossia quelli accollati dal costruttore.
Con la circolare n. 5/T del 28 luglio, infatti, l’Agenzia del territorio ha chiarito che anche in questi casi l’annotazione sull’ipoteca del nome del nuovo istituto di credito può essere effettuata d’ufficio dal conservatore in base alla semplice richiesta scritta da parte dell’interessato.
Come previsto dal decreto Bersani-bis, l’annotazione di surrogazione può essere richiesta al conservatore senza alcuna formalità , allegando una copia autentica del documento di surrogazione stipulato con atto pubblico o scrittura privata. Un principio valido anche nella specifica ipotesi di surroga in quota di un mutuo frazionato. Quindi per ottenere la relativa annotazione, che deve essere eseguita d’ufficio dal conservatore, basta presentare il titolo e una semplice richiesta in forma scritta.
In particolare nella circolare si precisa che la suddivisione dell’ipoteca non comporta una surroga parziale, ma una surroga totale nella specifica quota di ipoteca individuabile in base all’annotazione di frazionamento. Quindi in presenza di una successione nei diritti del creditore su una quota del credito frazionato, non si può negare il diritto a subentrare nelle garanzie reali che assistevano il creditore iniziale di quella stessa quota. In ogni caso la circolare ribadisce che occorre sempre la relativa annotazione, che deve essere effettuata indicando esplicitamente “Surrogazione in quota di mutuo frazionato”. Nel quadro specifico della domanda di annotazione vanno segnalati gli immobili a cui la quota si riferisce e i dati che consentono di individuare correttamente la quota e che risultano dall’atto di frazionamento della relativa ipoteca. Tutte queste indicazioni sono immediatamente operative
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L’usuraio tipo, spesso è un piccolo imprenditore che agisce da solo ed è capace di mascherare i suoi sporchi affari. Chi contrae il debito finisce con il perdere tutto perché neanche chi presta soldi illecitamente ti concede nulla se non hai proprietà o beni da ipotecare. E la sua mira è proprio quella di impossessarsene. Si parte da una cifra, ma quasi sempre si finisce con il chiedere più del doppio di quanto prestato. Non potendo più coprire il debito, il contraente è obbligato ad intestare ai creditori eventuali immobili liberi o altri beni di proprietà e molto spesso finisce per rovinare la propria vita ed anche quella dei parenti più stretti che vorrebbero aiutarlo. Questo fenomeno è preoccupante. Destinato a diventare un pozzo senza fondo. La crisi economica si acuisce, il lavoro è sempre meno, le fabbriche chiudono, lasciando tante persone nell’incapacità di tirare avanti soprattutto se, contando sul proprio stipendio, avevano contratto un mutuo per la casa o altri debiti con istituti bancari. Ora però il piano nazionale ha previsto un finanziamento di 200 milioni di euro da investire nei cosiddetti Confidi. Sono dei soldi messi a disposizione dallo Stato per aiutare gli usurati e per la prevenzione usura. Ovviamente per intervenire bisogna fare in modo che all’interessato venga riconosciuto lo stato di usurato. Solo dopo con i soldi dei Confidi, ci si rivolge alle banche chiedendo un prestito in compartecipazione. Una parte del debito lo copre il Confido, il resto l’istituto bancario. Ricordiamo che rivolgersi agli usurai non sarà mai una soluzione, è solo l’inizio della fine!
Tassi usurari annui fino al 150%, così un vigile urbano di Siracusa era riuscito a garantirsi un tenore di vita superiore a quello che il suo stipendio di dipendente pubblico gli permetteva.
La sua seconda attività è stata scoperta dagli uomini della Guardia di Finanza del Comando provinciale siracusano, che lo hanno arrestato. Molte delle vittime sarebbero ora pronte a collaborare, mentre dalle indagini è emerso che l’usuraio aveva contatti con la criminalità organizzata, utili per convincere i debitori a pagare.
Frigo a risparmio energetico e tv digitale: chi è intenzionato a comperarli si deve sbrigare perchè i bonus fiscali e finanziamenti agevolati legati a questi acquisti sono destinati a scadere con la fine dell’anno. Le due agevolazioni, infatti, non sono state confermate dalla Legge finanziaria, almeno nel testo messo a punto dal governo sul quale il Senato ha iniziato l’esame . E’ sempre possibile che il Parlamento decida altrimenti; per il momento, però, i due bonus per il 2008 non ci sono.
Queste le regole da rispettare per evitare di perdere la detrazione se l’acquisto è stato programmato.
Sia per il frigo che per la tv è prevista una detrazione fiscale del 20% fino ad un massimo di spesa di 1000 euro. Il bonus, in sostanza, è pari al massimo a 200 euro
che potranno essere detratti dalla prossima dichiarazione dei redditi. Per il frigo la detrazione d’imposta è riconosciuta solo in caso di rottamazione: per averne diritto, infatti, occorre non solo avere la fattura o lo scontrino con indicati i propri dati, ma anche la ricevuta del conferimento in discarica del vecchio frigo. Il nuovo, inoltre, deve essere almeno di classe A+. In compenso è possibile avere la detrazione anche per più apparecchi.
Niente rottamazione, invece, per le tv, ma in questo caso la detrazione è riconosciuta solo a chi è in regola con il pagamento del canone Rai per il 2007. Inoltre l’apparecchio che si compra, sia che si tratti di un televisore che di un decoder digitale, deve avere alcune specifiche caratteristiche previste dal decreto di attuazione di queste norme, che è stato pubblicato solo il 22 settembre scorso. Le agevolazioni, però, sono riconosciute anche a chi ha fatto acquisti in precedenza, purchè si tratti di un apparecchio in lista.Il vecchio televisore analogico è pronto alla pensione, presto lo sostituirà il nuovo modello con il decoder per il digitale terrestre incorporato. Ad aiutare il passaggio sono una serie di norme presentate oggi dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, per incrementare la transizione al digitale terrestre.
In primo luogo, Gentiloni ha ricordato che è appena entrato in vigore il decreto attuativo legato alla Finanziaria dello scorso anno che prevede lo sconto fiscale del 20%, fino a un massimo di 200 euro, sotto forma di detrazione nella denuncia dei redditi, per chi acquista, o ha già acquistato, in tutto il 2007, apparecchi tv con sintonizzatore digitale incorporati, quelli cioè attraverso cui è possibile vedere i programmi gratuiti della tv digitale terrestre. Questi sconti fiscali erano stati previsti dalla Finanziaria 2007.
Ma un’altra misura è inserita nel decreto collegato alla Finanziaria 2008 e prevede tre scadenze: «L’ultimo televisore analogico - ha detto Gentiloni - sarà venduto in Italia nel giugno del 2009: da quella data, infatti, le tv analogiche non potranno più essere vendute. Ma già entro la fine del 2008 i produttori dovranno cessare di fornire tv analogiche ai distributori, ed entro la fine di aprile del 2008 ogni tv analogica sul mercato dovrà avere un’etichetta che spiega che quell’apparecchio non può ricevere programmi digitali». In più, nel decreto c’è anche la ridefinizione della data finale dello spegnimento definitivo dell’analogico, prevista entro il 2012. Vuol dire che il governo dell’epoca stabilirà una data. Non sarà sicuramente il 31 dicembre, perché sinceramente non mi pare possibile fare un passaggio così importante la notte la Capodanno.
Entro l’ultimo mercoledì del mese, il 31 di ottobre, milioni di pensionati del pubblico impiego devono decidere se iscriversi o meno alla gestione delle prestazioni creditizie e sociali dell’Inpdap che permette di avere prestiti e mutui a tassi agevolati e con lunghe rateazioni. Chi opta per il si avrà una trattenuta dello 0,15% sulla rata mensile lorda della pensione.
La scadenza di fine mese interessa in realtà solo chi non vuole iscriversi e che perciò deve presentare il modulo di non adesione, in pratica si segue la stessa tecnica messa in atto per il dirottamento del Tfr nei fondi pensione, reperibile presso gli sportelli Inpdap o nei siti internet degli enti previdenziali. Va bene anche una semplice e libera comunicazione.
Chi invece è intenzionato a iscriversi perché non vuole farsi scappare l’occasione di chiedere un prestito all’Inpdap non deve presentare alcuna dichiarazione: il silenzio-assenso fa scattare la trattenuta e perciò il diritto alle prestazioni già a partire dal mese di novembre 2007.
Chi aderisce può cambiare idea e tornare sui propri passi, chiedendo all’Inpdap la revoca dell’adesione ma tutto ciò è possibile entro il 30 aprile 2008. Scaduto questo termine si resta iscritti per sempre.
Tutto quello che abbiamo detto vale per le persone in pensione entro il mese di ottobre 2007. Per chi invece va in pensione dal 1° novembre non ci sono tempi a disposizione, si deve dire di no al momento stesso del pensionamento, in pratica con il modulo di domanda. Se non fa così scatta immediatamente la trattenuta. Salva sempre la possibilità di darne revoca entro i successivi sei mesi.
Sono interessati all’operazione tutti i pensionati ex dipendenti dello stato, delle scuole e università , delle aziende statali autonome, di regioni, province, comuni, comunità montane, degli istituti case popolari, camere di commercio, del comparto sanità e di tutti gli enti pubblici non economici Inps, Inail, ecc.
La ritenuta è calcolata sull’importo lordo delle tredici mensilità di pensione, al netto di eventuali trattenute, assegni familiari, e indennità di accompagnamento e verrà prelevata direttamente su ogni singola rata di pensione. L’importo è trattenuto solo se la pensione è maggiore di 600 euro al mese. Una pensione di 1.000 euro lordi al mese pagherà in un anno 19,50 euro, quella di 3.000 euro 58,50 euro. La pensione di 5 mila euro sfiorerà i 100 euro.
In cambio l’Inpdap dà un ampio ventaglio di possibilità : prestiti che possono essere piccoli, pluriennali o in convenzione; mutui ipotecari, soggiorni per anziani, case albergo, assistenza e cura dell’Alzheimer, convitti per i figli, borse di studio, vacanze studio, master e dottorati.
Insomma, chi ritiene di avere bisogno di qualche prestazione del genere sicuramente non rimpiangerà di pagare la trattenuta. Anche se, dopo i primi sei mesi provvisori, durerà tutta la vita senza possibilità di eliminarla.
Anche gli scontrini saldati, le bollette pagate e le ricevute dei pagamenti effettuati hanno una data di scadenza: devono cioè essere conservati per un certo numero di anni, da uno a dieci, a seconda dei casi, per essere esibiti in caso di richiesta. Chi se ne libera troppo in fretta potrebbe essere costretto a pagare nuovamente, soprattutto se si tratta di tasse. Elenchiamo brevemente i termini di prescrizione più comuni che interessano le famiglie.
Utenze e canone Rai, Le bollette di luce, telefono, gas e acqua devono essere conservate per cinque anni dalla data di scadenza del pagamento.
Affitto e spese condominiali: Le ricevute della pigione e delle spese condominiali vanno conservate per almeno cinque anni, anche se è consigliabile custodirle più a lungo possibile.
Imposte comunali: I bollettini dell’Ici devono essere conservati almeno fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui doveva essere fatto il pagamento o a quello in cui è stata presentata la dichiarazione. Per Tosap e nettezza urbana (Tarsu) è bene conservare i versamenti per almeno dieci anni.
Bollo auto e multe stradali: Il bollo auto deve essere conservato per tre anni dalla scadenza, anche se l’auto è stata venduta, mentre i pagamenti delle multe stradali vanno tenuti nel cassetto per almeno cinque anni.
Fatture: Le ricevute di pagamenti fatti a professionisti (commercialisti, notai, ecc.) o ad artigiani si conservano per almeno tre anni dal compimento della prestazione.
Gli scontrini validi come garanzia, vanno conservati per tutta la durata della stessa. Se riguardano l’acquisto di medicinali portati in detrazione nella denuncia dei redditi, scatta il solito quinquennio previsto per la documentazione fiscale.
Mutui: Anche se è improbabile che qualcuno sia così audace da cestinare le ricevute di pagamento del mutuo, ricordiamo che anche questi documenti devono essere conservati per almeno cinque anni. Il termine di prescrizione, infatti, scatta dopo cinque anni e decorre dalla scadenza della rata.
Assicurazioni: Le ricevute dei pagamenti dei premi vanno custodite per un anno (salvo altri tempi previsti dal contratto). Se, però, sono state utilizzate ai fini fiscali per la detrazione d’imposta o per la deduzione dal reddito complessivo, occorre conservare le quietanze per il solito quinquennio previsto per i documenti relativi alla denuncia dei redditi (ad esempio, premio per l’assicurazione sulla vita, tassa sulla salute pagata con il premio Rc auto).
Il mercato immobiliare nel Principato di Monaco è il più caro del mondo, ma anche a Roma non si scherza: l’aumento dei prezzi e del valore degli immobili nel centro della città eterna sono in continua crescita e si piazzano al secondo posto dopo quelle del principato, in una hit parade compilata dalla rivista Forbes. Terza in classifica è Parigi, staccate di varie distanze Londra, Tokyo, New York, tre città considerate carissime dagli investitori immobiliari. La ragione dell’apparente contraddizione si spiega con i criteri adottati da Forbes per la valutazione:
la rivista ha analizzato i tassi annui di profitto reale che tengono conto delle rendite di affitto, aggiustate con le tasse sul capital gain, le spese di transazione, i costi operativi e di manutenzione, l’apprezzamento e l’inflazione.
La classifica di Forbes non è dunque un hit parade basata semplicemente sui prezzi al metro quadrato, ma contiene un avvertimento esplicito: investire nel mattone in una città della top ten rende meno che farlo in un mercato dove il metro quadro è magari più caro, ma al contempo più redditizio.
Il Principato di Monaco è arrivato primo nella hit parade con un punteggio di 74,07 anche grazie a costi di transazioni da capogiro (fino al 20%, più o meno quanto a Seul) che mal si applicano alla fama di paradiso fiscale. Roma, seconda con 50,51, è stata considerata un mercato a crescita lenta e che tuttavia resta molto caro. A rappresentare il Nord America non è New York, ma Los Angeles, al quinto posto dietro Madrid con 26,88 punti seguita di una lunghezza da Vancouver (26,81), Vienna, Auckland Zurigo e Oslo.
Forbes ha puntato i riflettori anche su mercati emergenti come l’India, con città come Bangalore, dove i prezzi sono saliti l’anno scorso di oltre il 16% e dove le rendite di affitto sono le più alte del mondo rispetto al valore dell’immobile, mentre a Bombay la crescita è stata appena del 6,6%. Sono state misurate 50 capitali finanziarie del mondo in ogni continente. Per la maggior parte questo significava una città per nazione - Londra per la Gran Bretagna, Bangkok per la Thailandia, Varsavia per la Polonia - ma per paesi come India, Cina, Stati Uniti, Australia, Svizzera e Canada sono stati misurati più mercati: Ginevra e Zurigo per la Svizzera, ad esempio, o Pechino e Shanghai per la Cina.
Cresce il numero degli italiani acquistare prodotti in rete con la carta di credito. Lo shopping-on line riscuote infatti un crescente successo. I dati parlano chiaro: nel secondo semestre 2006 gli acquisti su internet con carta di credito sono stati 11 milioni (pari al 4,6% delle transazioni complessive con moneta di plastica), il 4,8% in più rispetto al semestre precedente e il 18,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2005. È quanto emerge da un ricerca dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana.
Le operazioni sono state effettuate da 2,4 milioni di carte di credito (pari al 21% delle carte attive), con una crescita dell’11,8% rispetto al primo semestre 2006 e dello 0,5% rispetto al 2005. Cresce anche il numero di navigatori che per gli acquisti in rete utilizza la propria carta prepagata: le transazioni online, infatti, sono state il 14,5% dei pagamenti fatti con le cosiddette “ricaricabili”, mentre negli ultimi sei mesi nel 2006 una prepagata su tre ha concluso almeno un acquisto virtuale (33,8%).
Secondo il monitoraggio dell’Abi, ogni carta di credito ha effettuato in media 21,3 transazioni, di cui 4,7 online. Quanto alle prepagate, in media hanno fatto 4,1 acquisti online, ossia circa la metà del numero complessivo di transazioni.
Nella seconda metà del 2006 gli italiani hanno comprato su internet per oltre un miliardo di euro, il 4,8% dell’importo complessivamente speso con carta di credito (24 miliardi di euro), con un incremento dello 0,7% rispetto ai primi sei mesi del 2006 e del 17,1% rispetto al 2005. Ogni carta di credito ha fatto pagamenti online, in media, per 481 euro, circa il 30% dell’ammontare complessivo speso nello stesso periodo (2.103 euro). Ogni transazione in rete è stata di circa 103 euro in media.
Per lo shopping su internet, infine, le preferenze degli italiani vanno decisamente ai siti stranieri: sui portali esteri infatti è stato effettuato oltre il 55% delle operazioni, pari al 68% dell’ammontare complessivo speso online.
La crescita economica della zona euro nel 2008 potrebbe rallentare a causa dell’impatto della crisi dei mutui subprime Usa. Lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo, Juncker. “Dopo i colloqui con il commissario agli Affari economici e monetari, Almunia, a Bruxelles la scorsa settimana e le osservazioni di rilevanti istituti economici, sembra che nel 2007, per l’intera zona euro, non ci sia un rallentamento di cui valga la pena parlare”. Tuttavia, ha aggiunto, “riteniamo, sebbene sia prematuro fare una diagnosi finale, che ci potrebbe essere piuttosto un rallentamento più accentuato della crescita del 2008″.
Adusbef e Federconsumatori esprimono preoccupazione nel caso la Bce dovesse alzare i tassi d’interesse sui mutui e prestiti di un quarto di punto, poiché le famiglie sono destinate a sopportare i maggiori oneri dovuti agli effetti delle crisi dei mutui subprime, quali i ribassi di Borsa e una minore crescita economica. Questi tre parametri economici inciderebbero, secondo le associazioni dei consumatori per 315 euro l’anno a famiglia. Secondo il viceministro dell’Economia, Pinza, “non ci sono fenomeni pericolosi di surriscaldamento dell’economia” e quindi, un eventuale rialzo sarebbe del tutto ingiustificato.La Bce può decidere in modo ragionevole”.



