Secondo un inchiesta fatta dall’associazione dei Consumatori Altroconsumo c’è una scarsa trasparenza sul costo effettivo dei finanziamenti. Altroconsumo ha effettuato un indagine nel mondo del credito al consumo, visitando 185 negozi di otto città italiane che sono Bari, Bologna, Brescia, Genova, Milano, Roma, Napoli e Torino.
La metà dei negozi visitati ha fornito un’informazione sbagliata sul Taeg, che indica il costo effettivo del prestito, il 20% non ne ha offerta nessuna e nella maggior parte dei casi non è stato possibile visionare il contratto di finanziamento prima della firma.
Nel comunicato dell’associazione dei consumatori si legge che “La trasparenza al cliente sui costi reali resta ancora un optional: il Taeg, resta infatti ancora un oggetto misterioso per la maggior parte degli addetti alla vendita, impreparati e superficiali nell’illustrare le condizioni e i costi dei finanziamenti. Tale situazione è paradossale dato che il Taeg è l’indicatore introdotto per legge proprio per far conoscere e valutare al consumatore il reale costo di un finanziamento, considerando tutte le voci di spesa”. Dall’indagine è risultato le campagne pubblicitarie sono spesso ingannevoli poichè non rispettano le regole di trasparenza dettate dalla legge: promettono genericamente un tasso zero o un Taeg diverso da quello calcolato secondo legge.
L’associazione ha inoltre condotto un test comparativo su 105 carte revolving, carte di credito che consentono di pagare il debito a rate, e ha riscontrato che il Taeg reale, comprensivo del costo di invio dell’estratto conto relativo, risulta essere mediamente del 19,30%. Un costo elevato, di cui i titolari spesso non sono consapevoli.
A chi volesse acquistare a rate, Altroconsumo consiglia di: richiedere il Taeg e non accontentarsi del Tan, che non comprende alcune voci di spesa esistenti; leggere sempre il contratto di finanziamento, chiedendone una copia da leggere attentamente prima di sottoscrivere il credito; non firmare eventuali cambiali che dovessero essere offerte dagli intermediari finanziari; per non correre rischi, verificare che le rate non superino come importo il 30% dello stipendio mensile: il rischio di sovraindebitamento è dietro l’angolo.
Se l’importo del finanziamento è elevato, da 3.500 euro fino a 30.000 euro, secondo l’associazione la scelta migliore è un prestito personale di una banca poichè il Taeg è più basso; se l’importo è inferiore, al massimo il doppio del proprio stipendio, confrontare il Taeg del prestito finalizzato con il costo di altri strumenti flessibili: come carte revolving e scoperto di conto corrente.
Infine, se il tasso applicato supera la soglia di usura fissata ogni tre mesi dalla Banca d’Italia (www.bancaditalia.it), il tribunale può dichiarare nullo il contratto.
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Non c’è nessuna drammatica crisi in vista per il mercato dei mutui italiani. Nel 2007 infatti il credito destinato alle famiglie per l’acquisto di abitazioni ha fatto registrare un volume di erogazioni in linea con quello dell’anno precedente.
Tra 2007 e l’anno precedente c’è stata una differenza negativa di soli 150 milioni di euro che in termini percentuali con -0,23% conferma la stabilità del mercato con un valore di flussi erogati che ha raggiunto complessivamente i 62,7 miliardi di Euro.
Il tutto è emerso dall’ultimo studio effettuato dal gruppo Kiron-Tecnocasa sul mercato dei mutui in Italia.
Secondo i dati dell’ultimo trimestre, si evidenzia una crescita del volume dei mutui erogati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con +3%.
In crescita le richieste soprattutto nell’Italia Nord-Occidentale con +3% e quella insulare con +1,9%, che conferma l’andamento positivo registrato già nei primi tre trimestri del 2007 con +1,7%. Il calo maggiore invece si registra nell’area Nord-Orientale con -2,8%.
Per quanto concerne l’ammontare dei finanziamenti richiesti in Italia al gruppo Kiron per l’acquisto della prima casa si è registrata addirittura una crescita.
Dopo le tre battute di arresto, l’importo mostra un aumento nei primi mesi del 2008 e se consideriamo un periodo di tempo di un anno, rispetto all’ultimo dato pubblicato da Banca d’Italia, otterremo una crescita dell’8% delle consistenze. Leggi il resto di questo articolo »
Il Consiglio dei ministri per la competitività dell’Unione europea ha approvato a Bruxelles la nuova direttiva per regolare il credito al consumo. L’Obiettivo primario è creare in Europa standard comuni a favore del mercato interno e a tutela dei consumatori.
La nuova direttiva, che attende l’avallo definitivo del Parlamento Europeo, riguarda i prestiti e finamziamenti fino a 50.000 euro. Sono esclusi i prestiti ipotecari e quelli destinati all’acquisto di titoli e azioni, per i quali sono previste regole ad hoc.
L’attenzione si è concentrata sulle penali di estinzione anticipata, sul diritto di recesso, sulle informazioni pre-contrattuali e contrattuali, sulle comunicazioni pubblicitarie.
Fino a 10 mila euro è previsto un rimborso anticipato, senza il pagamento di alcuna penale entro 12 mesi.
Oltre questa soglia, e solo per i prestiti a tasso fisso, è prevista una penale che oscilla tra lo 0,5% e l’1% del debito estinto anticipatamente.
È stata decisa anche una regolamentazione del diritto di recesso a livello comunitario: sarà possibile annullare il contratto di credito entro 14 giorni, senza fornire alcuna motivazione all’istituto.
Per facilitare il confronto fra le offerte dei paesi Ue, aumentando la concorrenza interna sul mercato, è stata definita una nuova struttura delle informazioni precontrattuali e contrattuali.
L’estinzione anticipata del debito relativo a mutui e finanziamenti a medio-lungo termine consente di godere del regime fiscale agevolato.
Il chiarimento arriva con la Circolare n. 6/2007 emanata congiuntamente dall’Agenzia del Territorio e dall’Agenzia delle Entrate, che tiene conto anche della recente normativa in tema di tutela dei consumatori.
Chi estingue anticipatamente il proprio mutuo, anche prima dei 18 mesi e un giorno dalla data della firma del contratto, conserva l’imposta sostitutiva allo 0,25 o al 2%.
Il chiarimento si è reso necessari a seguito delle incertezze interpretative e applicative segnalate dagli Uffici periferici.
Le Agenzie hanno tenuto conto della presenza nella recente normativa in tema di liberalizzazioni “di un sempre più accentuato favor debitoris, in pratica una più marcata tutela nei riguardi della persona in debito, nell’ambito dei rapporti derivanti da operazioni di finanziamento”.
Considerata la corretta natura giuridica della facoltà di adempimento anticipato del debitore, la Circolare 6/2007, superando il precedente indirizzo interpretativo, conclude affermando che “le condizioni previste per beneficiare del particolare regime di favore devono ritenersi sussistenti anche qualora nei contratti di finanziamento a medio e lungo termine siano inserite clausole che consentano espressamente al soggetto finanziato di risolvere anticipatamente il rapporto attraverso l’estinzione del debito prima che decorra la durata minima fissata dalla norma specifica - art. 15 del D.P.R. 601/73”.
Si osservano ancora segnali di rallentamento nel mercato del credito e dei prestiti in Italia.
A maggio l’espansione annua dei prestiti bancari scende all’8,7% annuo rispetto al 10,1% di dicembre.
A livello geografico, una decelerazione più intensa si può osservare nel Sud Italia dove il tasso annuo di crescita dei prestiti cala al 7,2% contro il 9,4% del Centro Nord del paese.
Riguardo alla ripartizione per tipologia degli impieghi, i prestiti per l’acquisto di un’abitazione contratti dalle famiglie denunciano una contrazione che, tuttavia, è in parte ascrivibile alla ripresa delle operazioni di cartolarizzazione.
Sono tempi molto duri per gli italiani che hanno comprato casa con un mutuo a tasso variabile.
Infatti dopo l’aumento dei tassi di interesse della Bce, arrivati al 4,25%, le conseguenze, nelle tasche di circa 3 milioni di famiglie alle prese con il mutuo, diventano sempre più pesanti.
Secondo Adusbef, il rialzo dei tassi comporterà infatti un aumento di 2.000 euro in 3 anni per i mutui di 100.000 euro, e un aggravio di 168 euro l’anno (14 euro mensili) a ogni aumento dello 0,25% del tasso Bce.
L’associazione dei consumatori ha fatto questi calcoli sulla base della media Euribor, ovvero il tasso medio con cui avvengono le transazioni finanziarie delle maggiori banche europee.
Ma se per i mutui da 100.000 euro gli aumenti varieranno tra i 1.588 euro (per i decennali) ai 2.000 l’anno (per i trentennali), ben maggiore sarà la stangata per quelli da 200.000 euro.
Si parla, infatti, di un aggravio minimo (per i decennali) di 3.177 euro l’anno, fino ad arrivare, per i trentennali, ad un +3.950.
Gli aumenti sono la conseguenza dell’ascesa vertiginosa che, dal 2005, interessa il tasso di riferimento della Bce.
Dal 2,25%, si è arrivati al 4,25%, esattamente 2 punti percentuali in più.
Parallelamente anche il tasso Euribor, calcolato sul trimestre, si è attestato, dal 2,488% del 2005, all’attuale 5,208%.
In rapporto a queste disposizioni europee, il sistema bancario italiano, afferma in una nota Adusbef, «non ha sostenuto i cittadini». La scelta di adoperare tassi variabili, al posto dei fissi, che nel 2005 si attestavano sul 3,5%, rende impossibile, per molte famiglie, sostenere le rate dei mutui.
Con il risultato che in Italia c’è un +27% sulla media dei pignoramenti delle abitazioni acquistate.«Le banche - sostiene l’Adusbef - hanno attirato nella loro trappola molte famiglie che con le rate fisse, rapportate ai parametri del reddito, non sarebbero mai riusciti a comprarsi una casa. Proponendo tassi variabili, inizialmente minori, hanno dato consigli cattivi e interessati».
La Banca centrale europea ha alzato ancora i tassi ufficiali, uno 0,25% che è stato sufficiente a far indignare quanti si preoccupano più dell’economia stagnante e della crisi dei consumi che dei rischi d’inflazione.
Ma a salire ancora di più, di questi tempi, sono i tassi interbancari, un indicatore della salute del sistema del credito e un riferimento fondamentale per chi deve prendere denaro a prestito.
A rendere alto il costo dei finanziamenti, insomma, di questi tempi più che la Bce è il sistema bancario.
I tassi ai quali le banche si prestano denaro rappresentano però anche un infallibile termometro della crisi finanziaria.
Quando il differenziale tra il tasso interbancario Euribor (Europe inter bank offered rate), e quelli ufficiali sale, è un segnale che le banche in Europa sono poco propense a prestarsi liquidità tra di loro o lo sono solo a caro prezzo, quando scende, significa che il mercato interbancario è ritenuto poco rischioso dagli stessi banchieri.
In questi giorni il differenziale, tra Euribor e tassi ufficiali è ai massimi storici, segno che la crisi del credito è ben lungi dall’essere in via di soluzione. «Se si vuole capire quando finirà la crisi finanziaria l’indicatore più efficace è lo spread dell’Euribor, e i livelli attuali indicano che le banche non sono molto disposte a finanziarsi l’un l’altra, evidentemente perché sono consapevoli che ci sono ancora diversi problemi in giro», dice un banchiere svizzero che preferisce mantenere l’anonimato.
Normalmente, il differenziale tra tassi ufficiali ed Euribor è attorno ai 30-50 punti base (0,3%-0,5%). Da quando è iniziata la crisi finanziaria legata ai mutui subprime e ai titoli derivati, il differenziale è andato sempre aumentando.
Alla fine dell’estate scorsa, quando è apparso chiaro che quasi tutte le maggiori banche mondiali, con la notevole eccezione degli istituti italiani poco esposti in subprime, avevano seri problemi, il differenziale era salito attorno ai 70 punti base.
Ma in questi giorni si è raggiunto un record. Ieri infatti, con il tasso Bce al 4,25% e l’Euribor al 5,39% il differenziale era di 114 punti base, un livello mai visto in 10 anni. Probabilmente, per rivedere il tasso interbancario a livelli più normali, bisognerà attendere ulteriori operazioni di pulizia nei bilanci delle banche.
E’stato inaugurato un utilissimo calcolatore online per il credito al consumo che ti permette di calcolare quanto conviene pagare a rate.
Grazie alla nuova iniziativa promossa da Assofin e messa in pratica da parte dei ricercatori dell’università di Tor Vergata far quadrare il bilancio familiare da oggi sarà molto più semplice.
E’ disponibile infatti uno strumento di calcolo online totalmente gratuito ed intuitivo che guiderà le famiglie italiane nell’autovalutazione della capacità di spesa rispetto ai finanziamenti a rate.
Il calcolatore ha un nome originale “Monitorata” ed è rivolto a chiunque stia valutando di chiedere un prestito, un mutuo o di pagare a rate un bene o un servizio.
Monitorata richiede all’utente alcuni dati economici e socio demografici in forma del tutto anonima, per poter elaborare una prima analisi economico-finanziaria.
Assofin fa notare in un comunicato come l’obiettivo del servizio sia quello di promuovere una maggiore cultura finanziaria del consumatore.
Stenta infatti a decollare il credito al consumo nel nostro paese, dove si registra una percentuale molto bassa di finanziamenti a rate rispetto al resto d’Europa. In Italia infatti l’incidenza del credito alle famiglie sul PIL si attesta intorno al 22% a fronte di un 51% dell’Unione Europea a15, e la media dei finanziamenti pro capite si aggira intorno ai 1.500 euro, contro i 2.200 della Spagna e i 5.200 della Gran Bretagna.
Il finanziamento a rate piace nel 2007 a circa 7,3 milioni di italiani che effettuano operazioni di credito al consumo, mentre 580 mila famiglie accendono un mutuo.
Di facile utilizzo il calcolatore Assofin permette, una volta inseriti i dati di bilancio relativi ad entrate ed uscite del nucleo familiare (per esempio lo stipendio, l’affitto o il mutuo che paga, quanto spende per gli alimentari, il telefono etc.), e l’importo della rata da pagare, di collocare l’utente su una scala di cromatica di valori di “solvibilità”. I colori utilizzati per esemplificare la capacità finanziaria dell’utente va dal verde (sicurezza) al rosso (rischio), permettendo di valutare l’opportunità o meno di accedere ad un finanziamento.
La sostenibilità del finanziamento viene verificata con un questionario a 15 domande.
Il calcolo eseguito prende in considerazione diverse variabili di natura economica e socio demografica (collocazione geografica, tipologia di contratto di lavoro, etc.), in modo da depurare
i risultati da eventuali fattori esterni come il costo della vita. Pertanto due persone con identiche entrate ed uscite ma con diversa residenza o professione possono vedersi associati ad un colore diverso.
La validità dei consigli dipende anche dal fatto che non si verifichino grandi cambiamenti nella situazione personale dell’utente (perdita o nuovo lavoro, etc.) o nell’economia generale (variazione dei tassi, etc.) che possano influenzare la capacità di ricorrere e ripagare il prestito.
La compilazione del questionario autovalutativo è naturalmente in forma anonima nel rispetto della legge sulla privacy.
Quello del credito al consumo è uno dei capitoli più tristi del settore “risparmio tradito”, dove i mezzi di credito più gettonati sono i prestiti personali, i crediti finalizzati e la cessione del quinto dello stipendio.
Ma la questione del risparmio tradito non è altro che la conseguenza dei grandi cambiamenti nazionali e internazionali che hanno interessato i servizi bancari, tra cui la nascita dell’euro.
La questione è diventata ormai spinosa per migliaia di consumatori, che si trovano anche a fare i conti con le rate del mutuo da pagare periodicamente in un tempo che va dai cinque ai trent’anni. Costituisce un dato reale il fatto che i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari abbiano subito il rapido aumento del 19-20% rispetto all’anno precedente.
L’ambiente delle vendite giudiziarie è tra quelli che risulta falsato da un sottile protagonismo delle banche.
Pratica pericolosa è che queste costituiscano indirettamente delle società commerciali, che acquistano poi gli immobili pignorati a seguito dei mutui contratti con gli stessi Istituti di credito, al fine di rimpiazzarli sul mercato a prezzi maggiorati.
E, a questo punto, per il risparmiatore molto spesso si apre la strada del racket e degli strozzini, che garantiscono sì liquidità immediata ma a costi insopportabili. Le stesse banche hanno spesso applicato tassi di interesse al limite dell’usura ed è per questo che sono risultate fondamentali le disposizioni di legge in base alle quali, se il tasso applicativo al finanziamento supera il valore taeg del 50% si configura reato. Ugualmente importanti sono state le novità sulla portabilità dei mutui, l’eliminazione della penale per la loro estinzione anticipata, la cancellazione automatica dell’ipoteca.
Sono ormai più di 30.000 gli italiani che hanno chiesto di pagare a rate i propri debiti fiscali dopo l’opportunità offerta dal “milleproroghe” di allungare fino a 6 anni il tempo in cui pagare cartelle arrivate in seguito ad accertamenti fiscali.
Nella maggior parte dei casi, a chiedere una dilazione nei pagamenti dei debiti fiscali sono le persone fisiche.
La rateazione è concessa solo nel caso in cui sia possibile dimostrare una temporanea situazione di oggettiva difficoltà a pagare le tasse.
Il fisco viene incontro anche a chi si trova ad affrontare un affollamento di scadenze di pagamenti,comprese anche altre tasse da versare.
La documentazione richiesta da Equitalia alle società: dall’ultima copia di Unico alla relazione economica-patrimoniale, dal prospetto per la determinazione dell’indice di liquidità alla misura camerale aggiornata.



