Archivi per la categoria ‘tassi d'interesse’

18 Ottobre 2008

Continuano a scendere i tassi interbancari e ne risentono positivamente le rate dei mutui a tasso variabile.
Le ultime mosse della Banca centrale europea che, dopo aver tagliato il costo del denaro al 3,75%, ha annunciato nuove misure per garantire maggiore liquidità ai mercati, hanno colto nel segno: è la prima volta da gennaio che si registra un calo così consistente dei tassi.
L’Euribor a tre mesi, uno dei parametri su cui le banche indicizzano i mutui, è sceso al 5,045% dal 5,09%. L’equivalente a una settimana è passato dal 4,052 al 4,015%, mentre quello a sei mesi che la scorsa settimana aveva toccato i massimi da 14 anni è calato dal 5,163 al 5,117%.

15 Ottobre 2008

In questo periodo di crisi e di tassi dei mutui alle stelle ci si chiede perchè l’Euribor è salito così tanto e perchè è così distante dal tasso ufficiale Bce?
L’Euribor è il tasso a cui le banche dell’area euro si prestano tra di loro i soldi a breve termine (da una settimana a 12 mesi). E’ salito ben più del tasso di riferimento Bce perché sul mercato interbancario la liquidità scarseggia. Infatti, a causa della crisi di fiducia legata ai titoli tossici, le aziende di credito diffidano le une delle altre e per cedere i loro fondi chiedono una remunerazione più elevata. Ecco dunque che venerdì scorso il tasso Euribor ha raggiunto un massimo del 5,34%. Difficile dire oggi quanto durerà la crisi.
Per chi ha in corso un mutuo a tasso variabile che si sta rivelando sempre più caro la rinegoziazione proposta dalle banche, in seguito all’accordo Abi/Governo è un rimedio estremo al quale ricorrere solo nel caso in cui non si riesca più a pagare la rata. Oppure, a maggior ragione, se si è rimasti indietro nei pagamenti, o se è cambiato qualcosa nella propria condizione economica (ad esempio uno dei due coniugi non lavora più).
E’ vero che dicendo sì alla rinegoziazione il peso della rata mensile scende in misura sensibile, ma se i tassi rimangono elevati la durata del mutuo rischia di allungarsi a dismisura. A parte i casi di necessità
conviene dunque cercare strade alternative. Come chiedere alla propria banca una riduzione dello spread o un allungamento del piano di rimborso. Oppure cercarsi un’altra banca disposta a prendersi in carico il mutuo, senza spese per la pratica e a condizioni di tasso più favorevoli (la surroga).
In questo modo si può passare da un tasso variabile a uno fisso oppure allungare la durata del mutuo per ridurne la rata.
Chi in questo momento deve comprare casa è normale che abbia serie indecisioni sullo scegliere un mutuo a tasso fisso o uno a tasso variabile.
Bisogna considerare che tutto sommato il mutuo a tasso variabile potrebbe, ed il condizionale è d’obbligo, rivelarsi un’opportunità. Infatti l’Euribor oggi sembra aver raggiunto punte estreme e potrebbe (in un futuro non sappiamo quanto prossimo) iniziare a scendere. Ha senso scegliere il tasso variabile solo se si è assolutamente certi di essere in grado di assorbire ulteriori aumenti della rata dell’ordine del 20-30%.
Dato che i tassi dei mutui variabili e di quelli fissi sono molto vicini forse conviene puntare sulla soluzione più prudente: il mutuo a tasso fisso.
In caso di ribasso del costo del denaro si potrà successivamente cambiare cavallo, a costi contenuti.
Un mutuo a rata costante può essere una buona soluzione per limitare il rischio di un ulteriore incremento dei tassi e poter sfruttare una loro eventuale discesa?
I mutui a tasso variabile ma a rata costante possono essere una soluzione in queste situazioni. Ma il contratto deve specificare chiaramente due aspetti: che la durata massima non può superare un limite prefissato e che a qualsiasi livello giunga l’Euribor l’importo della rata non potrà eccedere il livello concordato. Inoltre il tasso non deve essere troppo distante da quello dei normali mutui a tasso variabile.

15 Ottobre 2008

Il tasso Euribor da cui dipendono le rate della maggior parte dei mutui resta ai massimi da 14 anni nonostante il taglio del tasso di sconto.
Ma è inappropriato allo scopo per cui è usato: lo dice anche Bini Smaghi della Bce.
Mezzo punto è un taglio considerevole del tasso di sconto, ma l’Euribor, il tasso a cui le banche si prestano denaro tra loro, non si è mosso: quello a tre mesi ieri è rimasto inchiodato al
5,39%, il livello più alto dal 1994, e al fixing di oggi è sceso di un soffio, al 5,38.
Il problema, come ormai tutti sanno, non è solo delle banche.
A quel tasso sono legate le indicizzazioni della maggior parte dei mutui immobiliari, e l’effetto è dunque di far pagare rate più alte agli sfortunati debitori.
E’ un meccanismo senz’altro criticabile e a tutto vantaggio del contraente più forte (cioè la banca): possibile che un prestito a lunghissimo termine come un mutuo, che dura 10, 20 e oggi anche 30 o 40 anni, debba essere legato a un tasso che riflette l’attività quotidiana sul mercato monetario, per giunta in quel particolare segmento che è il mercato interbancario della liquidità? Per di più, la maggior parte delle indicizzazioni prende come riferimento la quotazione dell’Euribor di un giorno solo, che di solito è l’ultimo del mese.
Quindi non solo espone al rischio che l’importo della rata sia determinato da uno sbalzo episodico, ma sceglie proprio il giorno più esposto a questi sbalzi a causa della sistemazione periodica dei conti di cassa delle banche. Sarà una coincidenza?
Questo è uno di quei (parecchi) casi in cui la concorrenza sembra non funzionare affatto, robabilmente anche a causa del tecnicismo del problema che impedisce alla maggior parte dei mutuatari di capirne le implicazioni e che permette quindi comportamenti collusivi delle banche a danno dei clienti. Come quelli affrontati dall’ex ministro Bersani a colpi di “lenzuolate” di decreti, la maggior parte dei quali relativi proprio ai mutui.
Che il problema vada affrontato lo pensa anche Lorenzo Bini Smaghi, membro del Comitato esecutivo della Bce, intervistato ieri dal “Sole 24 Ore”: “La questione è seria. Non è giusto che le famiglie paghino sui loro mutui il mancato funzionamento del mercato interbancario e la sfiducia tra banche, che è alla base del rialzo dell’Euribor. È necessario, per via legislativa o attraverso accordi privati, legare il tasso sui mutui al tasso di riferimento della Bce, piuttosto che all’Euribor”.
Anche Bini Smaghi, la cui fede liberista è a tutto tondo, prospetta dunque l’eventuale necessità di un intervento legislativo. D’altra parte, è davvero difficile che le banche prendano l’iniziativa di accordarsi per cambiare un meccanismo che è tutto a loro favore. Servirebbe dunque, e anche con urgenza, un atto del governo. Se non ora, quando?

15 Ottobre 2008

Molti si chiedono se finalmente scenderanno le rate dei mutui dopo il taglio dei tassi della Bce.
Purtroppo molti andranno incontro ad una delusione: anche la prossima rata sarà sullo stesso livello delle precedenti.
L’Euribor, il parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile, infatti, si è mostrato del tutto impermeabile alla politica del denaro meno caro decisa dalla Bce.
Il taglio di mezzo punto dei tassi dal 4,25% al 3,75% si è ripercosso solo in minima parte sugli indici di mercato, dai quali dipendono le rate dei mutui, mentre il parametro della Bce non ha, praticamente, alcuna importanza.
L’Euribor a un mese è sceso di 9 centesimi, quello per durate superiori è addirittura salito nonostante il taglio.
Ma perché questa anomalia? Per rispondere a questa domanda bisogna ricordare che i due tassi hanno natura differente. Quello della Bce è in un tasso di sistema in quanto serve a determinare la politica monetaria, l’Euribor invece rappresenta il costo al quale le banche decidono di scambiarsi i prestiti.
Da quando è scoppiata la mina dei mutui subprime la liquidità sui mercati si è ridotta, facendo salire il costo dei finanziamenti.
Ma, soprattutto, le banche non si fidano più e fanno fatica a concedere prestiti ad altri istituti per il timore che in bilancio possano avere perdite legate al possesso dei titoli tossici che stanno avvelenando i mercati. Questa insicurezza ha fatto si che l’Euribor oggi viaggi addirittura un
punto e mezzo più in alto del tasso della Bce. In situazioni normali lo scarto è di 15/20 centesimi. Finché la crisi non sarà rientrata, difficilmente l’Euribor tornerà sulla terra.

15 Ottobre 2008

Mai come ora è consigliabile avere un mutuo con il tasso fisso che è dato sul mercato al 5%, ma non durerà per molto.
Ci si chiede se qualora le rate non dovessero scendere, può essere conveniente la rinegoziazione del mutuo che le banche propongono?
Rispetto ad agosto la situazione è addirittura peggiorata perché è aumentata la differenza tra i tassi attuali e quelli pagati nel 2006 e utilizzati per la rideterminazione della rata.
Questo potrebbe comportare un ulteriore allungamento della durata del prestito.
Nonostante la crisi i mutui si continuano, per fortuna, a fare, e allora ritorna l’eterna domanda: meglio il variabile o il fisso?
Sicuramente mai come adesso il mutuo a tasso fisso è consigliabile. Perché se l’Euribor è salito alle stelle, l’Eurirs, il parametro dei mutui fissi, è sceso ai minimi. Oggi il tasso a 20 anni è al 4,54% e quello a trent’anni al 4,24%. Quasi un punto in meno dell’Euribor. Questo vuol dire che oggi si possono trovare sul mercato mutui fissi al 5%. Meglio approfittarne perché questa anomalia potrebbe presto rientrare.
Il mutuo a tasso variabile continua però a esercitare il suo fascino, secondo alcuni i tassi prima o poi scenderanno. Questo è vero, ma difficilmente torneranno ai livelli del 2005. Il mutuo variabile può essere fatto solo se si è in grado di sopportare, rispetto a oggi, rincari nella rata del 20/25%.

15 Ottobre 2008

Finalmente le rate dei mutui cambiano rotta e iniziano a calare per la gioia dei mutuatari che possono tirare un sospiro di sollievo. Sono scesi infatti i tassi interbancari dopo i piani anti-crisi europei e Usa.
Il tasso Euribor a tre mesi scivola al 5,235 dal 5,318 registrato lunedì, toccando i valori minimi dal 30 settembre scorso.
Ed è generalizzata la discesa dei tassi interbancari, misurati sulla base dell’andamento del Libor.
Il tasso denominato in euro a tre mesi cala al 5,23% dal precedente 5,30%, quello in dollaro sulla stessa scadenza passa al 4,64% dal 4,75%, mentre il Libor in sterlina scende a 6,25% dal 6,27%.

30 Settembre 2008

Moltissimi clienti di mutui indignati dalla scarsa convenienza delle proposte di rinegoziazione, a volte
sottolineata dalla stessa banca proponente, hanno raccontato la loro esperienza.
Molti hanno rifiutato, ma tanti raccontano che sono davvero con l’acqua alla gola e hanno la
necessità assoluta di rinegoziare il mutuo perché un alleggerimento della rata sarebbe comunque l’unica possibilità di tenere la casa. E invece…
E invece, proprio là dove la rinegoziazione servirebbe, le banche la negano con le scuse più disparate: anche un ritardo nel pagamento può dare adito a un no. Così esplode nei messaggi a Repubblica.it la rabbia di chi non riesce ad ottenere una surroga alle condizioni previste dalla legge, e si vede costretto a pagare spese salate e non dovute.
Infine ci sono le esperienze (poche!) di chi ha rinegoziato con la propria o con un’altra banca, ed è soddisfatto ma anche perplesso: “Sono una mosca bianca?”, chiede una lettrice.
Sulle questioni legate ai mutui abbiamo ricevuto oltre 100 segnalazioni in meno di 24 ore, dopo l’inchiesta pubblicata lunedì 15. Emerge una grande sofferenza da parte degli utenti bancari. Qualunque tipo di soluzione risulta nella maggior parte dei casi inadeguata rispetto al problema di fondo, e cioè l’aver optato anni fa per un tasso variabile quanto i tassi di sconto erano bassissimi, e l’essersi ritrovato nel giro di pochi anni con una rata insostenibile, e che rischia di salire ancora dal momento che l’inflazione non scende. Leggi il resto di questo articolo »

30 Settembre 2008

In Italia, più di altri operatori economici la frenata dell’economia colpisce le famiglie. Ne è testimonianza il marcato rallentamento dei prestiti bancari al settore delle famiglie consumatrici il cui ritmo annuo di espansione scende a luglio intorno al 2 per cento. La decelerazione della domanda di credito interviene a fronte di tassi di interesse che, al netto della aumentata inflazione, risultano in diminuzione rispetto ai livelli dell’estate 2007. A monte della difficile congiuntura delle famiglie, riflessa sia nei comportamenti di consumo sia nella domanda di credito, c’è soprattutto l’effetto del violento aumento del carovita, cresciuto in un anno di 2,5 punti percentuali.
Le persistenti turbolenze dei mercati finanziari internazionali sollecitano, in Italia, la ricerca della sicurezza da parte dei risparmiatori. La riallocazione degli investimenti va a beneficiare la raccolta bancaria, soprattutto nella componente obbligazionaria.

30 Settembre 2008

Questa volta all’attacco degli Istituti bancari in difesa dei consumatori è l’associazione Altroconsumo, che ha presentato una denuncia alla Banca d’Italia e al Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’assenza di trasparenza delle “informazioni da parte dei più grossi gruppi bancari a un milione e 200mila clienti mutuatari italiani e per la mancata applicazione della convenzione Tremonti del giugno scorso
”.
E’ la stessa convenzione , infatti, all’articolo 5, che impone che la proposta sia effettuata nel rispetto della disciplina sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari, con modalità di comunicazione chiare e comprensibili.
Altroconsumo punta il dito, in particolare, contro sei gruppi: Unicredit, Intesa San Paolo, Ubi Banca, Monte Paschi, Popolare di Sondrio e Banca Toscana.
Secondo l’associazione dei consumatori, le lettere che queste banche stanno inviando ai propri clienti sulla rinegoziazione dei mutui non contengono il piano d’ammortamento, senza il quale è incomprensibile capire la reale rata da pagare a partire da un dato momento e il capitale residuo di finanziamento, oltre all’evoluzione del tasso variabile dal momento della stipula del primo contratto. Inoltre, le lettere abbondano di errori di calcolo e omissioni. Manca anche l’ISC, (l’indicatore sintetico di costo), che fornisce il costo effettivamente pagato dal risparmiatore per tutta l’operazione. Non c’è chiarezza sul tasso a regime del mutuo e in alcune delle lettere manca qualunque riferimento al parametro di indicizzazione, alle modalità della sua rilevazione (ultimo giorno lavorativo, media del mese precedente) e allo spread. Indicazioni sul capitale residuo erano diverse rispetto a quelle usate per il calcolo della rata.
Il motivo?
Non si è tenuto conto dell’aumento dei tassi.
L’invito di Altroconsumo (come quello di molte altre Associazioni di consumatori) ai clienti delle banche è chiaro: senza trasparenza delle informazioni, NON ACCETTARE la proposta di rinegoziazione della banca. Per l’associazione, si tratta “dell’ultima spiaggia del mutuatario: con l’illusione di una rata d’importo inferiore ci si lega mani e piedi alla stessa banca per un periodo più lungo, a volte di oltre 25 anni”.

30 Settembre 2008

L’Euribor a tre mesi tocca un nuovo massimo da 8 anni, toccando il 5,142% dal 5,119%.
I principali tassi Euribor, cioè i tassi di riferimento con cui si calcolano anche i rendimenti sui mutui, continuano a salire e volano a nuovi livelli record, nonostante gli sforzi delle banche centrali per garantire liquidità.
L’Euribor a tre mesi tocca un nuovo massimo da 8 anni, passando al 5,142 dal 5,119% di giovedì. Il tasso Euribor a una settimana avanza ai massimi da 7 anni al 4.792 dal 4,779%. Quello a sei mesi cala di pochissimo dal 5,296% al 5.290%, dopo aver ripetutamente toccato il record storico in settimana.
Alle stelle anche l’Euribor ad un mese, salito di tre punti base al 5,01% (era al 4,63% appena una settimana fa secondo la Bloomberg) segnando un nuovo massimo dal dicembre del 2000.