I calici italiani invadono Tokyo

E’ la fiera dei calici di rosso e di bianco del nostro paese.
Il Vinitaly ormai e’ diventato una vera e propria fiera permanente che gira in un vero e proprio tour mondiale, un fiore all’occhiello per gli organizzatori di Veronafiere.

Nei giorni scorsi e’ stato il turno di Vinitaly Japan a Tokyo: 60 produttori arrivati da quasi tutte le regioni italiane; 500 operatori, tra importatori, distributori, con degustazioni aperte e incontri singoli.

Del resto il Giappone e’ un mercato importante.
Il paese del Sol Levante solo lo scorso anno ha importato 273 milioni di ettolitri di vini italiani per un valore di oltre 94,6 milioni di euro anche se va detto che ancora oggi le etichette francesi dominano con il 47% del mercato nipponico.
Ma la sfida con i cugini d’Oltralpe non è certo finita.

E poi va detto che il boom degli anni Novanta dell’export di vino in Giappone è stato un ridimensionato.
Il rallentamento dell’economia e un cambio yen-euro che non aiuta la nostra produzione hanno favorito la sostituzione del vino con birra o altre bevande.
Certo, va detto che nei primi otto mesi di quest’anno l’export italiano in Giappone ha raggiunto in valore i 62,4 milioni di euro, contro i 56,4 dello stesso periodo del 2005, per un volume pari a 18,8 milioni di litri; erano stati 16,7 milioni da gennaio ad agosto 2005.

Un segno di crescita che fa ben sperare per uno dei settori di punta del nostro export che può sperare in ampi spazi di manovra.

Ad esempio il vino tricolore viene quasi del tutto distribuito dai ristoranti italiani in Giappone, con pochissimi canali alternativi, come i circuiti della grande distribuzione, dove pesiamo appena per il 4% delle vendite.

E poi come dimenticare che i nostri produttori sono sempre più bravi con gli spumanti? Lo spumante nazionale sta diventando sempre più gradito sul mercato giapponese, un’alternativa agli champagne francesi, a volte troppo costosi.
E così il Giappone sta diventando uno dei principali clienti degli spumanti italiani, al quinto posto dopo Germania, Usa, Gran Bretagna e Francia.

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