I fondi vincolo sul TFR

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21 Novembre 2006

Dal primo gennaio del prossimo anno tutti i lavoratori si troveranno di fronte a una scelta: lasciare il proprio trattamento di fine rapporto in azienda (e in questo caso sono previste delle novita’, ma che riguardano solo le societa’ con più di 50 dipendenti) o in alternativa investirlo nei fondi pensione.

Si tratta, per la verita’, di una decisione non facile considerando anche l’andamento dei mercati; eppure un aiuto, forse per i lavoratori piu’ giovani, puo’ arrivare da recenti statistiche, secondo le quali i fondi comuni, parenti stretti dei fondi pensione, rendono di piu’ nel lungo periodo, cioè in un lasso di tempo che si estende tra i 15-20 anni.
Per questo motivo chi dovrà lavorare ancora una ventina d’anni magari un pensierino può farcelo.

Ma veniamo ai numeri: secondo le elaborazioni fornite da Corriere Economia, i fondi comuni negli ultimi 18 anni hanno avuto la meglio in fatto di guadagni rispetto alla liquidazione.
Il 93,9% dei prodotti di risparmio gestito, infatti, negli ultimi 15 anni hanno reso più del trattamento di fine rapporto.
Se il periodo si restringe, però, agli ultimi 5-10 anni, il parcheggio senza rischio offerto dal tfr risulta vincente, visto che solo nel 78% dei casi i fondi hanno reso di più.
Se infine si tengono presenti i fondi comuni a 5 anni solo il 46% di loro ha dato maggiori soddisfazioni, economiche si intende, della liquidazione.

Dai conti risulta un altro dato interessante che riguarda i fondi bilanciati, vale a dire quei prodotti che investono in parte in Borsa e in parte in obbligazioni.
In media, se dal 1988 si fosse investito ogni anno 900 euro, oggi si avrebbe un bel gruzzoletto (poco più di 43mila euro), cifra decisamente superiore ai quasi 34mila euro che si sarebbero guadagnati tenendoli nel Tfr.

E la media dei fondi bilanciati si rivela quella più vantaggiosa dal momento che i fondi azionari hanno fruttato nello stesso periodo oltre 42mila euro, quelli flessibili invece hanno superato i 40mila euro a fronte invece dei semplici fondi obbligazionari che dal 1988 ad oggi hanno reso poco più di 38mila euro.

I fondi azionari, dunque, rendono di più visto anche il loro maggior rischio, al contempo però dimostrano anche una maggiore dispersione, nel senso che la media del guadagno riguarda un minor numero di risparmiatori.

A conti fatti, dunque, i fondi bilanciati risultano i più redditizi anche nei confronti dei Btp, ma non dei Bot: questi ultimi, infatti, negli ultimi 18 anni hanno beneficiato del calo dei tassi di interesse per entrare nell’euro.

L’analisi condotta dal Corriere Economia non è tuttavia l’unica in questo senso; anche la Covip, l’Authority di vigilanza sui fondi pensione, ha pubblicato un rapporto secondo il quale un portafoglio di oltre 20 anni con un 25-30% investito in Borsa a fine 2005 avrebbe reso circa il 5% all’anno (il tfr, invece, vanta un rendimento reale dello 0,2%).

A stare a questi numeri, dunque, investire nei fondi pensione potrebbe rivelarsi la scelta giusta, anche se bisogna tener presente che esistono numerosi prodotti di questo genere e non tutti vantano lo stesso tasso di rendimento.
Perciò, bisogna saper valutare, e poiché non è sempre facile, vale la pena essere ben informati.