Mutui a tasso variabile e fisso i tassi sembrano impazziti!

Da luglio l’Euribor in meno di tre mesi è salito di quasi mezzo punto, anche se la Bce è rimasta al palo. E così si prevede per le prossime rate.
La differenza di costo tra mutui a tasso fisso e variabile è ai minimi storici, solo tre decimi di punto! E, se si guarda ai parametri utilizzati per l’indicizzazione dei prestiti, il mese di agosto ha fatto segnare un altra sorpresa: la convergenza tra tassi a breve e a lungo termine, un segnale inequivocabile che il sistema interbancario si
aspetta forti turbolenze nei prossimi mesi, ma non ritiene che la situazione sia destinata a protrarsi. Impressionante l’impennata dell’Euribor, il tasso da cui dipendono in modo diretto i mutui a tasso variabile. Tra luglio e agosto l’Eurirs, il tasso cui dipendono i mutui a tasso fisso, è addirittura sceso. Mentre l’Euribor in un mese è salito dello 0,343% e quello a tre mesi addirittura dello 0,461%. In un anno il balzo è stato, rispettivamente, dell’1,353% e dell’1,457%.
Questo per le famiglie italiane alle prese con un prestito variabile fa prevedere guai seri. Ad esempio chi si è indebitato ad agosto 2005 a 30 anni per 100 mila euro legandosi all’Euribor trimestrale, parametro spesso adottato anche per i mutui a rata mensile, deve fare fronte a un aumento tendenziale di 205 euro rispetto alla rata
iniziale: dagli originari 457 a 662 euro. In un anno fanno oltre 2.400 euro in più! Chi invece aveva compiuto l’operazione ad agosto 2004 deve sborsare 208 euro in più, da 452 a 660.
Per le famiglie che il mutuo devono ancora chiederlo significa assicurarsi la tranquillità a un prezzo di poco superiore a quello del rischioso finanziamento indicizzato.
Secondo il broker web MutuiOnline è possibile ottenere a 20 anni un mutuo a tasso fisso al Taeg del 5,62% a fronte del 5,32% per il miglior variabile. A 30 anni la differenza sale a 34 centesimi di punto (5,27% variabile, 5,71% fisso). In termini di rata nominale mensile su un finanziamento da 100mila euro significano per un
prestito fisso 677 euro al mese contro i 662 teorici del variabile, mentre a 30 anni la differenza virtuale sale a 34 euro: 574 contro 540.
Enrico Quadri , amministratore delegato di Rexfin , broker finanziario del Gruppo Ubh dice che !Non si può stabilire un automatismo perfetto tra parametro di un dato giorno e tasso al cliente. Per il variabile dipende da come viene calcolato l’Euribor: un conto è prendere il valore di fine mese un altro considerare il tasso medio del mese. In condizioni normali la differenza tra le modalità di computo è minima, ma oggi, con l’Euribor salito di mezzo punto in pochi giorni, il gap potrebbe essere significativo e quindi in qualche caso riflettersi già sulla rata di settembre, in altri a ottobre o addirittura oltre. Stesso discorso per il tasso fisso, legato all’Eurirs; le banche effettuano la provvista nel momento che ritengono più favorevole, poi scelgono se tenere fermo il tasso fino alla provvista successiva o se variarlo in funzione del valore al momento della stipula”.
Le scelte dei clienti si stanno orientando verso i mutui e prestiti a tassi fissi, anche se potrebbero trovare maggiori resistenze da parte delle banche. Il fatto che una banca abbia in catalogo tassi fissi, anche di lunga durata, non significa che sia disposta a concederli facilmente, spiega Adrian Hill, che dirige la filiale italiana di Macquarie Bank. Infatti dice Adrian Hill “I contratti di swap con cui si effettua la provvista sono prodotti finanziari derivati, e sul medio periodo potrebbe diventare difficile trovare operatori disposti ad accollarsene il rischio. Non va poi dimenticato che l’abolizione delle penali di anticipata estinzione rende per le banche meno appetibile questa tipologia di mutuo. Pensiamo che il mercato si stabilizzerà dopo un ulteriore aumento del costo ufficiale del denaro di mezzo punto ancora, ma è difficile fare previsioni attendibili “.
A dimostrazione dello scarso interesse per il mutuo fisso da parte delle banche, c’è anche la dinamica dell’offerta: gli interessi sono leggermente superiori a quelli dei variabili, mentre i parametri di riferimento delle due tipologie sono allineati. I decimi di punto in più sono dovuti proprio all’effetto del decreto Bersani. Dice Paolo Cappellini , responsabile di prodotto Mortgage Business di Barclays Italia: “I tassi fissi hanno registrato dopo il decreto un aumento, anche se più modesto di quello che ci si poteva attendere perché il mercato è in rallentamento e le banche hanno bisogno di raggiungere i budget, e lo possono fare solo con il fisso. Per noi rappresentavano già a luglio due terzi delle erogazioni. Pensiamo che si verificherà un aumento nella domanda di sostituzione, grazie al decreto Bersani. Non perché renda gratuita la portabilità del mutuo, come si è voluto far credere: la surrogazione così come viene prevista dalla legge, infatti, non comporta risparmi sostanziosi e oltretutto presuppone che il nuovo mutuo sia dello stesso tipo di quello vecchio e finanzi una somma esattamente uguale al debito residuo. La legge ha avuto il grande merito di far sapere agli italiani che però il mutuo si può cambiare “. E a supporto della sua tesi Cappellini cita i dati aziendali, che hanno visto nel giro di sette mesi salire la quota di mutui di sostituzione dal 13% all’attuale 33%.
Vale davvero la pena sostituire un mutuo a tasso variabile in uno a tasso fisso? La risposta può essere positiva purché la riconversione avvenga senza spese e l’unico sistema è quello di cambiare il tipo di tasso presso la propria banca. Le nostre simulazioni su mutui variabili mostrano infatti che per i finanziamenti stipulati due anni fa
l’equivalenza di spesa finale, ipotizzando un Euribor trimestrale cristallizzato, si ottiene con un tasso fisso al 5,7%, mentre bisogna scendere di quattro decimi di punto se la stipula risale ad agosto 2004. Se, invece, si vuol cambiare mutuo per diminuire in maniera decisiva il peso della rata l’unica strada è l’aumento della durata anche
se la somma che, alla fine, si sborserà, sarà notevolmente più alta.
Prendiamo come ipotesi di lavoro il mutuo ventennale partito ad agosto 2005: per i 18 anni che mancano il debitore dovrà pagare ancora 148.302 euro. Se trasforma il finanziamento in un tasso fisso di durata di trent’anni la sua rata scenderà a 539 euro al mese, ma l’esborso complessivo salirà a 193.917 euro. Hill aggiunge “Siamo consapevoli che il rialzo dei tassi sta creando grosse difficoltà. Personalmente ritengo che un cliente in difficoltà faccia meglio a parlare subito con la banca, e questa ha tutto l’interesse a venirgli incontro, magari accontentandosi di ricevere solo una parte della rata e permettendo di rimborsare il resto più avanti, piuttosto
che avviare le procedure di esecuzione”. Quello che invece appare assolutamente sconsigliabile è accettare proposte di assicurazione contro il rialzo dei tassi: il loro costo in genere è sproporzionato al livello di protezione che possono offrire.

Tags: none

4 Commenti a “Mutui a tasso variabile e fisso i tassi sembrano impazziti!”

  1. » Abi, Mutui mai cosi’ cari dal 2002 - Prestiti Mutuo scrive:

    […] monetaria della Bce”. L’Abi segnala che l’aumento dei tassi bancari per i mutui non riflette ancora pienamente l’aumento dei tassi di riferimento da parte […]

  2. Blog TRADING ONLINE » L’ORO tocca il record degli ultimi 27 anni scrive:

    […] ma tutto è legato all’evoluzione del quadro economico. Se dovessero aumentare le insolvenze sui mutui, gli esperti scommettono su nuovi […]

  3. » Mutui a tasso variabile, occhio allo spread - Prestiti Mutuo scrive:

    […] spread è di fondamentale importanza nel calcolo dei mutui a tasso variabile. Quindi se si sceglie per un mutuo a tasso variabile, è bene dare un’occhiata alle nuove […]

  4. » Adusbef interviene contro aumento tassi mutui Banca Intesa - Prestiti Mutuo scrive:

    […] i tassi fissi sui mutui dello 0,40%. “Le disposizioni di Banca Intesa per un aumento dei tassi sui mutui alla clientela sono la prova provata di una politica predatoria praticata da una casta di banchieri […]

Scrivi un commento