Mutui immobiliari USA: coinvolti grandi banche e risparmiatori

La crisi innescata dai mutui immobiliari attraversa universalmente tutto il panorama della finanza dalle grandi banche, grandi aziende al piccolo risparmiatore e creditore.
Le grandi istituzioni finanziarie mondiali, la Banca centrale europea e la Fed, stanno immettendo denaro nel sistema bancario, allargando il credito e spingendo in giù i tassi d’interesse, poche ore dopo aver annunciato la volontà di tenere stretti i cordoni della politica monetaria, alzando i tassi nel caso della Bce o tenendoli fermi come la Fed.
A spingere Jean-Claude Trichet e Ben Bernanke a questa inversione a U, che suona come un campanello d’allarme per tutti, è l’allungarsi della lista delle vittime della crisi innescata dall’implosione dei mutui immobiliari americani che attraverso il labirinto della nuova finanza, rischia di allargarsi a tutto il mondo. Ieri, una delle più importanti banche francesi la Bnp Paribas ha congelato tre dei suoi fondi, bloccando l’uscita dei suoi investitori, mentre una banca olandese, Nib Capital, annunciava l’azzeramento dei suoi profitti. Queste sono alcune delle vittime più recenti di un’asfissia finanziaria che ha già colpito gli americani di Bear Stearns e di New York Bank, gli australiani di Macquarie, i tedeschi di Ikb.
E’ la prova che i problemi non sono solo americani e non sono solo i mutui immobiliari. Il punto, dicono i dirigenti di Paribas, è che “la liquidità, negli ultimi giorni, è evaporata”. “La liquidità si è completamente prosciugata” conferma un operatore della Commerzbank: “Gli investitori si tengono stretti i loro soldi, invece di riciclarli”. In buona sostanza, nessuno compra più nulla se non buoni del Tesoro.All’origine della situazione attuale, c’è la politica di credito facile organizzata dell’ex presidente della Fed, Alan Greenspan.
A causa dei bassi tassi dell’era Greenspan, solo l’uno per cento per un anno, nel 2003 le banche e finanziarie che erogano mutui avevano solo la preoccupazione di stipularne il più possibile, anche con creditori poco affidabili. Metà delle case sono state vendute in questi anni a compratori che pagavano di tasca propria solo il 5 per cento del prezzo previsto nel contratto. Quando questi compratori con tassi di interesse che aumentavano sempre più fino all’attuale 5,25 per cento hanno cominciato a saltare le rate è esplosa la crisi attuale.
Ma il credito facile non riguarda solo qualche famiglia povera non in grado di pagare la casa in contanti. L’ultimo Bollettino della Bce infatti fa notare che in questo meccasismo sono entrati anche i grandi della finanza, impegnati negli acquisti a credito, cosiddetti ” leveraged buyouts”, di grandi aziende. La Carlyle, per esempio, acquistò a suo tempo le Pagine Gialle americane, per un valore di 7 miliardi di dollari, prendendone a prestito 5,5 miliardi. Un rapporto tra denaro fresco e credito, fa notare Bce, non molto diverso da quello esistente nei mutui subprime. Questo può essere un primo collegamento fra la crisi dei mutui e i timori di una instabilità generale del mondo finanziario.
Un secondo collegamento è negli strumenti della finanza derivata utilizzati per rendere possibili queste transazioni. In misura massiccia, negli ultimi anni, debiti come i singoli mutui immobiliari sono stati raggruppati e cartolarizzati, trasformati cioè in titoli e collocati poi sul mercato. Sono le Asset-backed securities, titoli a garanzia patrimoniale. Con essi, le banche e gli istituti che erogano mutui e prestiti hanno interesse a stipularne il più possibile, ma nessuna convenienza diretta a garantirsi che vengano ripagati, visto che li hanno trasferiti ad altri. La finanza derivata compie, però, un altro passo. Questi titoli cartolarizzati, originati dai mutui immobiliari, vengono ulteriormente raggruppati con altri titoli a garanzia patrimoniale, che nascono invece da mutui commerciali, obbligazioni vere e proprie o dai prestiti alle aziende impegnate nelle scalate. Sono stati denominati “Titoli-salsiccia” anche se il nome ufficiale è Cdo, collateralized debt obligations.
Come le salsicce possono essere ìtagliati in tanti pezzi a seconda della rischiosità dei debiti contenuti. Quelli con più alto rischio hanno il tasso d’interesse più alto, quelli a più basso rischio anche il tasso più basso, ma una molto più alta probabilità di essere ripagati. Ma non è finita qui, infatti i Cdo assumono vita propria. Ci sono Cdo che contengono solo Cdo oppure i Cdo vengono utilizzati come garanzie per altri prestiti. Il problema è che, dopo queste ripetute operazioni spezzettamenti e ricuciture, nessuno sa più bene cosa contiene di preciso la salsiccia. Neanche le agenzie di rating che hanno dato a molti Cdo la tripla A della massima affidabilità. Così, a comprare Cdo non ci sono stati solo hedge funds e investitori d’assalto, ma anche serissimi fondi mobiliari a rendimento garantito. Con la tripla A, sembrava di comprare buoni del Tesoro, ma con tassi d’interesse più alti.
Ora questo meccanismo rischia di avvitarsi su se stesso e i soldi hanno smesso di girare sui mercati. Nessuno sa quanto valgano davvero i mille miliardi di dollari di Cdo finora emessi, perché nessuno sa quanto valgano i debiti che contengono. E nessuno li acquista a scatola chiusa! D’altra parte non esiste un prezzo di mercato preciso in quanto vengono trattati privatamente. E questo è uno dei rischi della situazione attuale perché con il panico creato dalla crisi dei mutui se emergesse un prezzo reale ad esempio perché una finanziaria in difficoltà viene messa in liquidazione sarebbe probabilmente molto più basso del nominale. E chi li detiene dovrebbe iscrivere a bilancio lerelatice perdite con prevedibili sconquassi anche per grandi banche e istituti finanziari.
Un secondo rischio è la paralisi che questo congelamento dei Cdo sta determinando sul mercato degli investimenti. Senza i Cdo, le banche che hanno già sottoscritto obbligazioni e prestiti di grandi aziende non sanno come ricollocare questi prestiti agli investitori sul mercato. Fra Europa e Usa ci sono probabilmente oltre 400 miliardi di dollari di sottoscrizioni di prestiti incagliati nei cassetti delle banche. Un terzo rischio è che questi Cdo dall’incerto destino occupano una quota significativa degli investimenti di fondi pensione e fondi mobiliari che gestiscono anche piccoli risparmiatori.

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1 Commento a “Mutui immobiliari USA: coinvolti grandi banche e risparmiatori”

  1. Blog TRADING ONLINE » Borse Europee: chiude in calo indice Mibtel a Ferragosto scrive:

    […] positiva, ha chiuso in calo, con il Dow Jones che perde l’1,70%, per i rinnovati timori sui mutui subprime. La Bce ha immesso ulteriori 7,7 miliardi di euro per iniettare liquidità nei mercati. E’ la […]

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