La difficile scelta di un mutuo disorienta spesso molte famiglie italiane che prive di punti di riferimento sulla sostenibilità effettiva delle rate finiscono per accollarsi a volte mutui insostenibili.
Si può approfittare della convenzione stipulata tra Governo e Abi o ricorrere alla rinegoziazione prevista dai decreti Bersani.
Sicuramente un utile punto di riferimento nel calcolare la rata da pagare, per valutare la sostenibilità si un mutuo, è il parametro del reddito.
Il rapporto rata-reddito, lo stesso indice che utilizzano la banche prima di concedere un prestito o mutuo è sicuramente l’unico indice davvero significativo da prendere in considerazione prima di imbarcarsi in un mutuo pluriennale.
Nel soppesare la convenienza di un finanziamento rateale è opportuno considerare non tanto il valore assoluto della rata quanto il montante, ossia la somma del capitale ricevuto e degli interessi maturati.
Se è vero che ogni cliente deve misurare da sé la propria capacità di rimborso e che non esiste un livello valido per tutti, esistono però soglie di guardia da osservare con attenzione.
Secondo una recente indagine di Paola Rossi, economista della Banca d’Italia che ha scritto il libro “L’offerta di mutui alle famiglie: caratteristiche, evoluzione e differenze territoriali”: “in media, per i mutui concessi nel 2006, al momento dell’erogazione la rata incideva per poco più del 30% sul reddito”. Secondo l’economista “Tale media rappresenta probabilmente un valore soglia, utilizzato (dalle banche, ndr) per calcolare l’importo concedibile. In taluni casi è consentita un’incidenza anche più elevata del 30%, generalmente soggetta a ulteriori restrizioni, tra le quali la presenza di garanzie accessorie”.
La soglia di “sostenibilità” della rata di un mutuo o prestito è in genere fissata dagli istituti di credito in fase di valutazione intorno al 30% del reddito. Leggi il resto di questo articolo »
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I Tassi di interesse per i mutui immobiliari raggiungono nuovi valori record. A luglio il Taeg, Tasso Annuo Effettivo Globale, ha sfondato la soglia del 6%, attestandosi al 6,07%.
Il Taeg risulta in crescita per il quarto mese consecutivo secondo i dati pubblicati dalla Banca d’Italia nel Supplemento al Bollettino Statistico sugli indicatori monetari e finanziari.
Tassi così alti per i mutui non si registravano più dall’agosto 2002. Anche il tasso di interesse di mercato per i mutui ultradecennali supera la soglia del 6% fermandosi al 6,08%.
Cresce anche lo stock di debito delle famiglie italiane: a luglio il totale dei prestiti alle famiglie sale a 463,91 miliardi di euro (dai 460,80 di giugno), di cui 253,95 miliardi solo per mutui casa oltre i cinque anni.
Rispetto a luglio del 2007 lo stock di debito delle famiglie italiane è aumentato del 2,3% ma rispetto alla fine del 2004 la crescita dei prestiti erogati dal sistema risulta addirittura pari al 32%.
Il tasso medio di mercato è salito al 5,92% (contro il 5,84% di giugno ed il 5,75%% di maggio), quello da 5 a 10 anni al 5,86% (5,77% a giugno e 5,63% a maggio) e quello oltre i 10 anni è schizzato al 6,08% (5,99% a giugno e 5,90% a maggio).
Si conferma anche il trend al rialzo per i tassi legati al credito al consumo e il Taeg in questo caso, sempre secondo i dati pubblicati nel Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia sulle istituzioni finanziarie e monetarie, a luglio ha addirittura sfiorato il 10%, attestandosi al 9,9%.
Per i prestiti inferiori ad un anno il tasso di interesse è all’11,6%.
La crisi dei consumi ha avuto ripercussioni anche sul popolo delle rate. Il 2008 segna infatti ha fatto segnare una brusca frenata della domanda di nuovi prestiti delle famiglie per l’acquisto di beni di consumo.
Secondo dati dell’Assofin il valore dei nuovi finanziamenti per l’acquisto di beni con il credito al consumo quali auto, vacanze, elettrodomestici nei primi sei mesi di quest’anno è aumentato solo del 2,1% (a 31,7 miliardi di euro), dopo un paio d’anni di aumenti in doppia cifra.
Nel primo semestre del 2007 l’incremento era risultato dell’11,9% (31 miliardi di euro). Il calo della domanda dei prestiti conferma il momento di difficoltà che stanno attraversando le famiglie italiane obbligate ad un drastico ridimensionamento dei consumi (-3,4% a giugno).
Questi dati sono influenzati sia dall’attuale livello di indebitamento delle famiglie che dal quadro congiunturale caratterizzato da grande incertezza, con possibilità di un ulteriore peggioramento della situazione economica di molte famiglie.
In sostanza, è una situazione che non incentiva i consumi e questo si riflette sulla domanda di nuovi prestiti.
Anche l’analisi delle tipologie di prestito, dalla durata all’importo, conferma le crescenti difficoltà delle famiglie: le rate si allungano e si spende meno per beni di consumo.
Prestiti Online ha elaborato per Repubblica una serie di dati suddividendo i finanziamenti personali in base a fasce di età.
In tutti i casi, i consumatori hanno utilizzato l’opportunità offerta negli ultimi anni da molte banche e società finanziarie di rimborsare il prestito fino ad un massimo di dieci anni. Per la fascia di debitori fra i 36 e i 50 anni, mentre nel primo semestre del 2005 le durate contrattuali 6-7 anni rappresentavano il 9,7% dei prestiti, nel primo semestre di quest’anno si sono attestate a quota 23% e quelle 8-10 anni al 20,8%.
Roberto Anedda, vicepresidente di Prestiti Online, ha spiegato che “forse la maggiore trasformazione delle quote dei prestiti erogati si ha per gli importi, dato che dal 2005 ad oggi è aumentato in misura considerevole l’incidenza dei prestiti con importi superiori ai 15.000 euro. La trasformazione è legata ad una modifica dell’offerta commerciale di molti istituti specializzati che hanno elevato notevolmente l’importo massimo del finanziamento”.
Per le fasce di debitori dai 36 ai 50 anni, per gli importi fra 15 e 25mila euro si passa dal 6,7% del primo semestre 2005 al 19,8% dei primi sei mesi di quest’anno e i prestiti superiori ai 25mila euro da un risicato 2,1% di tre anni fa al 17,2% di quest’anno.
Le difficoltà finanziarie dei consumatori si possono rilevare anche dall’utilizzo dei prestiti personali.
Sempre per la fascia 36-50 anni (ma i trend sono simili in tutte le fasce di età), mentre nel primo semestre del 2005 il 9,7% dei finanziamenti veniva utilizzato per hobby, vacanze, cerimonie, la quota scende al 3,8% di quest’anno. Anche per l’acquisto di un’auto usata si notano discrete variazioni: nel 2005 si prendeva l’8,9% dei finanziamenti, la quota aumenta all’11,7% nel primo semestre di quest’anno mentre cala bruscamente l’acquisto di auto nuove. Insomma per chi deve proprio comprare un’auto meglio usata.
Di particolare interesse risultano i dati relativi all’utilizzo dei prestiti per ristrutturare casa che per la fascia 36-50 anni passano dal 16,3% del primo semestre 2005 al 34,8% dei primi sei mesi di quest’anno.
L’impennata di questi finanziamenti è dovuta, soprattutto, ai tassi che risultano competitivi rispetto ai mutui casa. I prestiti non richiedono, inoltre, l’accensione di un’ipoteca sull’immobile, non comportano spese notarili e costi come la perizia per determinare il valore dell’immobile. L’utilizzo dei prestiti per fronteggiare il costo delle spese mediche risulta maggiore per gli over 50 anni (3,1%), rispetto al 2,3% della classe di età 36-50 anni e dell’1,5% per i richiedenti sotto i 36 anni.
Da oggi si può finalmente rinegoziare il mutuo senza nessun costo per il cliente.
Scadeva proprio il 29 agosto infatti il termine fissato dalla convenzione sulla portabilità dei mutui siglata in maggio tra Abi e ministero dell’Economia.
Secondo questo accordo le banche devono inviare ai propri clienti, che avranno tre mesi di tempo per decidere, una lettera con i termini dell’offerta, prospettando anche tutte le diverse opzioni che consentono una possibilità di risparmio, come ad esempio la surroga che permette di spostare il prestito in un’altra banca a condizioni migliori o la sostituzione del mutuo con uno nuovo acceso presso un altro istituto di credito.
Sono oltre un milione gli italiani che hanno contratto un mutuo a tasso variabile entro il 28 maggio 2008.
Finora l’accordo poteva contare sull’adesione di oltre 300 banche, pari al 90 per cento del settore in termini di sportelli.
Nell’ambito della rinegoziazione del mutuo, però, non si fa riferimento alle assicurazioni per la vita legate al prestito.
Proprio per fare luce su questo aspetto l’Isvap ha avviato un’indagine sui prodotti assicurativi vita o danni legati ai mutui, richiedendo alle compagnie di predisporre una relazione entro il 20 settembre prossimo.
Sono letteralmente raddoppiati i debiti per le famiglie italiane negli ultimi cinque anni. Infatti l’esposizione media, che comprende mutui immobiliari, prestiti per l’acquisto di beni mobili, credito al consumo, finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, ha toccato nel dicembre del 2007 i 15.765 euro.
Questo secondo un’analisi della Cgia di Mestre, dove si evidenzia che in cinque anni, tra il primo gennaio 2002 e il 31 dicembre 2007, l’indebitamento delle famiglie italiane è quasi raddoppiato: in questo periodo la crescita media è stata infatti del 93,28%.
Le “sofferenze” maggiori a carico dei nuclei familiari riguardano la provincia di Roma, dove si arriva ad una media di 21.949,94 euro. In cinque anni invece il record della crescita del debito è di Napoli, con un aumento del 116,36%.
In ogni caso sono moltissime le province che hanno in sostanza raddoppiato il loro indebitamento: in 20 hanno avuto una crescita superiore alla media e le poche province che si situano in coda alla classifica vedono comunque una crescita del 50% circa, con un minimo al 42,45%. Leggi il resto di questo articolo »
Sono sempre di più gli Italiani che fanno ricorso al credito non solo per acquistare l’automobile o pagare le vacanze, ma da qualche anno si affidano alla carta di credito e alla rateizzazione anche per fare la spesa al supermercato.
Lo hanno capito le stesse catene di supermercati che ora propongono ai clienti vere e proprie carte di credito “revolving” con le quali è possibile rateizzare il debito nel corso dell’anno.
La prima catena a intuire il trend è stata Auchan che in collaborazione con Banque Accord da 5 anni propone due carte: una utilizzabile solo negli ipermercati Auchan e una seconda utilizzabile come une vera e propria carta di credito.
In caso di rateizzazione il tasso annuo è di 16,20% e quello effettivo globale è del 17,46%, ma ci sono offerte a tasso zero.
Un po’ più convenienti i tassi delle carte di Esselunga e di Unicoop Firenze. La carta Scelta Più di Unicoop permette rateizzazioni al 12% annuo (Taeg sotto il 13%), mentre Fidaty Plus di Esselunga prevede un Tan dell’11,8% e un Taeg del 14,16%. «Il nostro obiettivo non è certo quello di spingere la gente a indebitarsi - afferma Franco Cioni direttore marketing strategico di Unicoop Firenze - piuttosto è un modo per aiutare le famiglie a regolare il loro budget».
La Casa si fa sempre più cara per le famiglie italiane, e non solo per bollette e costi di manutenzione. Salgono anche affitti e mutui e così l’abitazione resta la voce più consistente del bilancio familiare ovvero oltre un quarto (il 26,7% nel 2007, dal +25,8% di due anni prima) della spesa mensile.
Negli ultimi due anni la spesa per gli affitti ha registrato una crescita media del 14% (passando da 308 a 351 euro) mentre i costi per chi ha acceso un mutuo immobiliare sono aumentati dell’8% con picchi del 10% (passando da una media di da 438 a 471 euro al mese) secondo gli ultimi dati Istat (da 2005 a 2007).
Aumenti sopra la media nel centro della Penisola (+20%). Per la casa quasi la metà della spesa mensile degli anziani.
Per gli over-64 energia e casa assorbono il 46,9%,vale a dire circa 635 euro su una media mensile di 1.356 euro.
Tra il 2005 e il 2007 l’aumento degli affitti è stato particolarmente salato per le famiglie del Centro Italia, che si sono viste aumentare la rata mensile di quasi il 20% (dal 340 a 406 euro).
Al Nord, invece, è andata peggio a chi ha scelto di accendere un mutuo, visto che la rata mensile è cresciuta più che nel resto d’Italia (+9,3%, da 448 a 490 euro).
L’aumento degli affitti negli ultimi due anni dimostra che è necessario «al più presto porre rimedio alla grande ingiustizia del fisco italiano», che a parità di reddito non fa distinzione tra famiglia con casa in proprietà e con casa in affitto. E’ la denuncia il Codacons, che per questo chiede che «le detrazioni introdotte lo scorso anno per i canoni di locazione (300 e 150 euro a seconda del reddito complessivo) siano almeno triplicate».
Commentando i dati dell’Istat sull’aumento delle spese per l’abitazione, il Codacons considera basso l’importo assoluto, «che evidentemente - osserva in una nota - non tiene conto della grande evasione in questo settore e degli affitti in nero», ma considera invece «attendibile e preoccupante» l’incremento registrato del 14%, «praticamente doppio rispetto a quello delle rate del mutuo.
Una dimostrazione che la casa sta diventando sempre più cara per le famiglie italiane e che è necessario al più presto porre rimedio alla grande ingiustizia del fisco italiano che, a parità di reddito imponibile, considera praticamente identica la situazione di una famiglia con casa in proprietà e con casa in affitto».
Quasi il 60% dei mutui in essere a marzo dal sistema bancario alle famiglie per l’acquisto di casa sono stati stipulati al Nord.
A fare da traino è la Lombardia con quasi 53 miliardi di euro prestati dalle banche alle famiglie; segue il centro Italia con 51,8 miliardi e per finire l’Italia meridionale isole escluse con 26,5 miliardi.
Nel Sud, l’unica provincia di segno positivo è quella di Brindisi con un aumento del 3%.
Il 70% dei mutui richiesti è a tasso fisso tra le regioni settentrionali, è la Lombardia, che conferma il suo peso sulle erogazioni nazionali con il 23% del totale. Cala l’Italia centrale con l’Umbria che scende del 26,60% e il Lazio in flessione del 2,5% rispetto al primo trimestre 2007. Si muove in controtendenza l’Italia insulare (+40,52%) e in particolare la Sicilia dove gli importi dei mutui nei primi tre mesi del 2008 sono più che raddoppiati (52,53%).
Scendono dell’1,25% nel primo trimestre 2008, rispetto agli ultimi tre mesi del 2007, le consistenze dei mutui residenziali, ossia il valore dei mutui ancora in essere, che hanno raggiunto i 223.553 milioni di euro. Si riduce così la componente mutui per l’acquisto della casa sull’indebitamento delle famiglie italiane.
Secondo Bankitalia, tra gennaio e marzo l’ammontare dei prestiti a lungo termine fatti dal sistema bancario alle famiglie per l’acquisto di casa è diminuito di quasi 3 miliardi di euro rispetto alla fine del 2007. Novità anche sul fronte dei tassi.
Il tasso applicato sui mutui accesi nel trimestre da famiglie-consumatrici è sceso del 5,76% dal 5,96% di dicembre, anche se rimane più alto di quello di un anno prima: a marzo 2007 si attestava infatti 5,57%.
Continuano a crescere i tassi d’interesse delle operazioni a scadenza già in essere:dal 5,74% di dicembre si sale al 5,81% di marzo.
Catricalà, presidente delle Autorità garante della concorrenza Antitrust, a riguardo della portabilità gratuita dei mutui, durante un dibattito ha dichiarato: “ Abbiamo abbaiato molto e alla fine abbiamo morso. Le multe alle banche che non hanno applicato la legge sulla portabilità dei mutui gratuita non sono state un fulmine a ciel sereno.
Infatti molte banche si sono ravvedute e di questo abbiamo tenuto conto nella determinazione della sanzione.
Speriamo che dopo la nostra decisione qualche banca che ancora resiste si ravveda”.
Riguardo al funzionamento della pubblica amministrazione Catricalà si è detto d’accordo con l’idea del ministro Brunetta: “Condivido l’idea di Brunetta, ad esempio in casi come quello di una scuola che non funziona, dove i professori sono sempre assenti, potrebbe essere data la possibilità ai genitori di proporre una class action”.
Secondo quanto pubblicato sul sito Pattichiari gli italiani sono tutto sommato bene informati sui mutui anche se nutrono ancora dei dubbi sull’Isc e sui mutui a tasso variabile.
Il 93% dei 1000 clienti che hanno risposto alle domande sa che i mutui sono erogati dalle banche per l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile e che vengono pagati attraverso rate composte da una parte di capitale e da un parte di interessi.
Un po’ di incertezza regna invece sul fronte delle garanzie da presentare al momento della sottoscrizione: se il 73% degli intervistati ritiene che siano sempre necessarie alcune garanzie a fronte dell’erogazione del mutuo, il 23% pensa che ciò dipenda esclusivamente dall’ammontare dell’importo richiesto e il 4% vincola la richiesta di garanzie all’età di chi richiede il mutuo.
Di fronte alla differenza tra mutui a tasso fisso o mutui a tasso variabile gli italiani dimostrano una scarsa percezione delle caratteristiche del mutuo a tasso variabile. Il 13% degli intervistati crede che il mutuo a tasso variabile sia adeguato a chi preferisce una rata fissa nel tempo e non soggetta alle variazioni del mercato. Il 67% che ritiene sia adatto a chi, non avendo l’esigenza di contare su una rata costante, preferisce correre il rischio di dover corrispondere una rata più alta in caso di aumento nel tempo del parametro di riferimento.
Gli italiani hanno invece le idee più chiare sul mutuo a tasso fisso: oltre 87% ritiene in modo corretto che sia adatto a chi desidera che gli importi delle rate siano costanti nel tempo, calcolati sulla base dello stesso tasso per tutta la durata del mutuo. Leggi il resto di questo articolo »



