Pensioni, il Welfare boccia la Cassa

Parte in salita il 2007 per la riforma delle pensioni degli avvocati messa a punto dalla cassa di previdenza forense a marzo scorso. I ministeri del welfare e dell’economia hanno bocciato la misura del raddoppio del contributo integrativo a carico finale del cliente dal 2 al 4%, garantendo così la solidità delle prestazioni fino al 2028. E anche se le altre misure sono state promosse (alcune hanno bisogno di aggiustamenti formali), il giudizio del governo sulla proposta avanzata dalla Cassa è sostanzialmente negativo. Pronta la reazione dell’istituto di via Quirino Visconti. Il presidente Maurizio De Tilla annuncia un ricorso al Tar e che il comitato dei delegati ribadirà la misura bocciata. Il parlamentino si riunirà il 20 e il 26 gennaio prossimi. Per De Tilla la bocciatura ´non ha alcun presupposto giuridico, economico e attuariale, ma è spia di un atteggiamento vendicativo dell’esecutivo nei confronti degli avvocati’. Si profila dunque un duro braccio di ferro tra l’esecutivo e i legali.
Il giudizio del governo
´L’impatto delle modifiche regolamentari è quasi integralmente costituito non da veri e propri interventi di natura strutturale sulle contribuzioni e sulle prestazioni degli iscritti all’ente, ma dagli effetti sugli equilibri di bilancio del raddoppio dell’aliquota del contributo integrativo’, si legge nella lettera inviata dal ministero guidato da Cesare Damiano, che ItaliaOggi ha potuto leggere. Per Damiano, secondo le valutazioni fornite dalla Cassa, il saldo tra entrate contributive e spesa per pensioni, che a normativa invariata diventerebbe negativo nel 2027, sarebbe invece destinato a seguito delle modifiche proposte a divenire negativo nel 2032. Solo che ´non si può fare a meno di rilevare che in assenza dell’intervento di modifica del contributo integrativo lo stesso saldo diventerebbe negativo già nel 2028. Dunque solo con un anno di ritardo rispetto alla situazione a normativa invariata’. Oltretutto, per i ministeri vigilanti, la misura sotto accusa è anche in contraddizione con l’introduzione nell’ordinamento della cassa di una pluralità di prestazioni in cui trova applicazione il sistema contributivo: la totalizzazione, i supplementi di pensione, la prestazione sostituiva della restituzione dei contributi. ´Il contributo integrativo posto a carico dei clienti dei professionisti ha natura solidaristica e non influisce in alcun modo sulla determinazione della prestazioni, lasciando così aperti tutti i problemi relativi alla garanzia, soprattutto per le giovani generazioni, di una prestazione adeguata’, continua la lettera. Anticipando la obiezione di De Tilla circa il fatto che l’aumento del contributo integrativo è stato ammesso dal Welfare per i geometri e i ragionieri, Damiano ricorda che in quel caso è stato approvato ´in presenza di rilevanti interventi di carattere strutturale finalizzati al riequilibrio degli enti previdenziali nel lungo periodo’. Come se non bastasse, ricorda il Welfare, l’aumento del contributo integrativo avrebbe effetti inflazionistici e si tradurrebbe in un ulteriore onere per la finanza pubblica nel caso in cui a usufruire delle prestazioni dei professionisti siano pubbliche amministrazioni.
Le reazioni
Indispettita quella del presidente della Cassa De Tilla. ´Da sempre nella previdenza obbligatoria l’aumento dei contributi soggettivi si accompagna a quello dei contributi integrativi’, spiega. ´Oltretutto, secondo le norme, noi possiamo aumentare i secondi fino al 5%’. De Tilla evidenza come le obiezioni dell’esecutivo siano in contrasto con quanto prevede l’ultima Finanziaria, ´la quale stabilisce che le proiezioni attuariali devono arrivare a 30 anni e quindi chiede di adottare tutti i provvedimenti finalizzati a questo obiettivo’. Il presidente ribatte alla critica che non si è messo mano a una riforma strutturale: ´Abbiamo fatto ben quattro interventi sulle pensioni, cambiando il periodo di riferimento per il calcolo, aumentando i contributi a carico dei pensionati che ancora svolgono la professione, aumentato il contributo minimo senza innalzare le pensioni minime, calcolando con il contributivo i supplementi di pensione’. Insomma per De Tilla, se l’obiettivo dell’esecutivo è quello di calcare la mano sui contributi soggettivi a carico degli avvocati, allora non ci può essere accordo. Per i giovani avvocati la bocciatura del Welfare era annunciata nei fatti. Per Valter Militi, presidente Aiga, la riforma della cassa è una ´non riforma. Si sostanzia esclusivamente in un aumento dei contributi che sposta in avanti il problema senza iniziare a risolverlo’. Per Militi, la risposta del governo aggrava la situazione ´perché il venire meno del contributo sta a significare che le previsioni attuariali vengono ridimensionate grandemente’. Piuttosto per l’Aiga bisognerebbe puntare sulla previdenza complementare e sulla ulteriore penalizzazione per i pensionati che continuano a svolgere la professione. ´Le misure in vigore si traducono in una penalizzazione ulteriore per i giovani, costretti a pagare un quinto in più di contributo soggettivo’, spiega Militi.
Le misure approvate dal welfare
In effetti, il welfare ha promosso le altre misure indicate dalla cassa anche se, come si è visto, non le ritiene sufficienti. Si tratta di modifiche al Regolamento dei contributi dovuti agli iscritti alla cassa e agli albi e della loro riscossione, approvato nel 2003. Queste sono già in vigore, come richiesto proprio dal Welfare. Si tratta dell’aumento del contributo soggettivo dal 10 al 12%, del regime contributivo agevolato per i giovani iscritti, delle nuove regole sui supplementi di pensione calcolati con il sistema contributivo (anche se richiede una correzione formale); della nuova determinazione del periodo di riferimento (tutta la vita lavorativa tranne i peggiori cinque anni) da prendere a base per il calcolo delle pensioni; la norma sulla pensione minima (con aggiustamenti) e le indicazioni sulla previdenza complementare, previa specificazione delle prestazioni previdenziali erogate.

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