Mutui avvelenati travestiti da bond

15 Settembre 2007
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Non siamo al grande massacro della nuova finanza, quella dei titoli derivati, tanto sofisticati da essere definiti “esotici”, che hanno cavalcato il boom dei mercati di questi anni. Ma, di sicuro, siamo alla grande paura. Le grandi istituzioni finanziarie mondiali, la Banca centrale europea e la Fed, stanno pompando soldi nel
sistema bancario, allargando il credito e spingendo in giù i tassi d’interesse, poche ore dopo aver annunciato la volontà di tenere stretti i cordoni della politica monetaria, alzando i tassi (la Bce) o tenendoli fermi (la Fed).
A spingere Jean-Claude Trichet e Ben Bernanke a questa repentina conversione a U, che suona come una sirena d’allarme a tutto volume, è l’allungarsi della lista delle vittime della crisi innescata dall’implosione dei mutui immobiliari americani che, ora, attraverso il labirinto della nuova finanza, rischia di allargarsi a macchia d’olio. Ieri,
una grande banca francese, Bnp Paribas, ha congelato tre dei suoi fondi, bloccando l’uscita dei suoi investitori, mentre una banca olandese, Nib Capital, annunciava l’azzeramento dei suoi profitti. Sono le vittime più recenti di un’asfissia finanziaria che ha già colpito, a gradi diversi di pericolosità, gli americani di Bear Stearns e di
New York Bank, gli australiani di Macquarie, i tedeschi di Ikb.
E’ la prova che i problemi non sono solo americani e non sono solo i mutui immobiliari. Il punto, dicono i dirigenti di Paribas, è che “la liquidità, negli ultimi giorni, è evaporata”. “La liquidità si è completamente prosciugata” conferma un operatore della Commerzbank: “Gli investitori si tengono stretti i loro soldi, invece di riciclarli”. In buona sostanza, nessuno compra più nulla se non buoni del Tesoro.
All’origine della situazione attuale, c’è la politica di credito facile dell’ex presidente della Fed, Alan Greenspan. Continua »

Mutui a perdere, crescita azzerata

13 Settembre 2007
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Nel 2007, dopo anni di boom, ci sarà una crescita zero. Intanto migliaia di famiglie hanno problemi con le rate dei mutui. E aumentano le esecuzioni immobiliari. In Spagna, quando si parla di mutui, qualcuno tira fuori la teoria della cucaracha, la teoria dello scarafaggio in quanto come recita un detto diffuso nel mondo economico, “quando vedi uno scarafaggio, occhio, di sicuro ce ne saranno altri”. Con questa metafora si spiega il possibile sviluppo di situazioni critiche da un piccolo e debole segnale: la paura degli spagnoli, come riporta ‘El País’, è che questa volta siano i mutui immobiliari a prendere la forma di cucarachas. E che la difficoltà a
pagare le rate si propaghi a molte famiglie. Ma lo scenario iberico non è che la copia di quanto sta accadendo in altri paesi della zona dell’euro, Italia compresa!
Anche per molti italiani, infatti, il mutuo a tasso variabile per la casa si sta rivelando un ostacolo superabile solamente con notevoli sforzi. A denunciarlo sono le associazioni dei consumatori. Secondo Elio Lannutti, presidente di Adusbef, l’associazione che difende gli utenti dei servizi bancari e finanziari, si possono stimare fino a
450 mila famiglie in difficoltà. Lo conferma anche un’analisi condotta dal Centro Studi Sintesi di Venezia, che parla di un indebitamento per l’acquisto di immobili più che triplicato, addirittura del 326% negli ultimi otto anni.
Le preoccupazioni delle famiglie sono iniziate quando la Banca centrale europea ha in più fasi aumentato il tasso di sconto. Dal 2 al 4 per cento in due anni, un quarto di punto alla volta in otto riprese, con l’ultima il 6 giugno scorso. Con il conseguente aumento dell’Euribor, il parametro su cui si calcolano i tassi variabili dei mutui. Tutto questo ha portato interessi molto più salati per i consumatori. Se la rata mensile di un mutuo di 200 mila euro a 20 anni era inferiore ai 1.200 euro, oggi se ne sborsano 1.400. Un altro esempio: chi
ha optato per un prestito decennale di 45 mila euro nel 2001, oggi paga circa 503 euro al mese, vale a dire 50 in più rispetto al 2005.
La bufera d’agosto sulle Borse mondiali ha cambiato un po’ le carte in tavola. Il presidente della Bce, Jean-Claude
Trichet, nei primi giorni di agosto aveva parlato nuovamente della “forte vigilanza” applicata dall’Eurotower per combattere i rischi di inflazione. Quasi un’anticipazione di un futuro rialzo in settembre. Ma la crisi dei mutui subprime statunitensi, cioè quelli concessi a una clientela senza garanzie e poi rivenduti sul mercato sotto forma
di obbligazioni, il crollo dei mercati e il rapido abbassamento del tasso di sconto americano potrebbero aver sortito un effetto calmierante sui tempi del prossimo intervento della Bce. Francoforte sarebbe pronta a posticipare l’aumento dell’ennesimo quarto di punto ad autunno inoltrato.
In Italia sono oggi attivi circa tre milioni e mezzo di mutui e possiamo vantare il record dei tassi più alti. A dirlo non sono solo le associazioni dei consumatori, ma un’autorità come la Banca d’Italia di Mario Draghi. Ecco cosa ha detto il governatore all’assemblea dell’Associazione bancaria italiana l’11 luglio scorso: “I tassi di interesse praticati dalle banche italiane sono più elevati rispetto a quelli della media dell’area dell’euro”. E le sue parole sono pienamente confermate dai dati della Bce, che ha divulgato i tassi medi praticati in Europa per i mutui immobiliari superiori ai cinque anni: Italia in testa con il 5,31 per cento (se si esclude il 6,47 per cento della Slovenia, appena entrata nell’euro), seguita dalla Grecia con il 5,14 per cento. Entrambe superiori alla media complessiva che si attesta sul 4,86 per cento. Continua »

Due strade sui Tassi d’interesse

13 Luglio 2007
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Come era stato previsto da tutti, la Bce non ha preso alcuna decisione in merito ai tassi d’interesse. La congiuntura va bene e la ripersa è solida, ma l’inflazione è in agguato e si prevede che possa esplodere nei prossimi mesi. Quindi i tassi d’interesse saliranno senz’altro di 25 basis point a settembre e di altri 25 basis point a dicembre, in modo da arrivare a fine anno al 4,50%. A quel punto la Bce dovrebbe fermarsi. La congiuntura tiene bene e quindi l’istituto di Francoforte potrebbe anche continuare nella sua politica di rialzo dei tassi anche nel 2008 e nel 2007 potrebbe addirittura spingersi oltre il 4,5% . Se ci sarà movimento, dicono gli esperti, sarà all’indietro, per dare una spinta alla congiuntura, un po’ zoppicante.

Bce, benvenuta Slovenia

4 Gennaio 2007
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La Slovenia è il tredicesimo paese dell’Unione Europea ad adottare l’euro e, quindi, a partire dal primo gennaio è parte dell’Eurosistema, ”con gli stessi diritti ed obblighi dei 12 paesi che hanno già adottato la moneta unica”.
È questo il messaggio di benvenuto della Banca Centrale Europea (Bce) alla Banka Slovenije.

Così già da stamattina i cittadini sloveni possono prelevare euro agli sportelli Bancomat e pagare con la nuova divisa.
Ma il primo vero banco di prova per la moneta unica in Slovenia sarà mercoledì, visto che domani a Lubiana sarà ancora festa e le banche resteranno chiuse.

Per quanto riguarda la vecchia moneta - il tallero - continuerà ad essere legale solo fino al 14 gennaio.
Potrà quindi continuare a circolare insieme all’euro ancora per due settimane.
Ma il commissario agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, invita il Governo di Lubiana e gli sloveni a ‘’stare in guardia” in questa fase di changeover.
“Nel momento in cui i cittadini cominciano a pagare in euro - sottolinea - voglio ricordare loro di fare molta attenzione nei prossimi giorni e nelle prossime settimane per evitare nelle prossime settimane un ingiustificato aumento dei prezzi”.
Già alcuni giorni fa Almunia era tornato a denunciare ”gli abusi” perpetrati in alcuni Paesi nel momento del loro ingresso in Eurolandia.
Abusi - aveva detto - dovuti alle speculazioni compiute in alcuni settori e alla mancanza di adeguati controlli.
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Bce, attenzione all’indebitamento delle famiglie

12 Dicembre 2006
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La Banca centrale europea continua a tenere gli occhi ben aperti sul sistema finanziario di Eurolandia che, nonostante dovrebbe continuare ad essere solido e stabile, resta minato da alcuni fattori di rischio come il crescente deficit corrente degli Usa e soprattutto i livelli di indebitamento sempre maggiore di famiglie e imprese.

Secondo quanto scrive l’Eurotower - nel suo rapporto trimestrale Financial Stability Review - i sistemi finanziari sia di Eurolandia che globali hanno retto il colpo di fronte ad eventi come la volatilità che ha scosso i mercati fra maggio e giugno 2006 o il crac dell’hedge fund Amaranth Advisors a settembre.

Ma ora “i rischi che potrebbero davvero mettere alla prova la capacità di Eurolandia di assorbire materialmente gli shock non si sono verificati, e ciò, anche se rassicurante, non deve lasciare spazio ad alcun autocompiacimento”. Continua »