Strigliata di Bernanke ai banchieri: svalutare ulteriormente i mutui ipotecari per evitare pignoramenti

22 Aprile 2008
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E’ sempre più allarme mutui subprime negli Stati Uniti. Il calo del valore degli immobili e l’impossibilità dei proprietari di case di far fronte ai prestiti potrebbe diventare infatti il volano della recessione.
Le banche statunitensi dovrebbero svalutare ulteriormente i mutui ipotecari su abitazioni il cui prezzo è diminuito, così da aiutare chi ha contratto un prestito ad evitare il pignoramento. A dirlo è il presidente della Federal Reserve, la banca centrale Usa, Ben Bernanke, che parlando durante un intervento alla Independent Community Bankers of America ha detto di attendersi che «insolvenze e pignoramenti continueranno probabilmente ad aumentare ancora per un po’». Secondo il banchiere centrale «ridurre il valore del capitale finanziato potrebbe essere un metodo più efficace per evitare insolvenze e pignoramenti».
Bernanke, che prevede che il calo del valore degli immobili andrà avanti ancora per un po’ di tempo, chiede quindi ulteriori azioni per evitare che i proprietari di case siano colpiti dai pignoramenti. Pignoramenti in aumento rischiano infatti di aggravare i problemi del mercato delle abitazioni e dell’economia nazionale, che molti temono essere quasi o addirittura in recessione.
Secondo Bernanke, se la quota di capitale rispecchia l’effettivo valore dell’abitazione, allora il proprietario è maggiormente incentivato a tener fronte ai propri pagamenti e a rimanere nella propria abitazione. Fino ad ora, la maggior parte delle modifiche apportate ai mutui in essere hanno tuttavia riguardato solo i tassi di interesse applicati sebbene queste misure siano meno efficaci nell’evitare i pignoramenti. Secondo Bernanke, la ragione di questo trend è anche da ricercarsi nel semplice fatto che le finanziarie che gestiscono i mutui hanno maggiore domestichezza con la riduzione dei tassi che non delle quote di capitale.

Secondo il guru della Finanza Soros il mercato del credito continuerà a peggiorare

22 Aprile 2008
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La crisi del mercato del credito causata dal collasso dei mutui subprime è destinata a peggiorare ancora. Lo dichiara il guru della finanza George Soros, che durante una teleconferenza, dice che ci vorrà «ancora tempo prima di poter percepire il pieno effetto della crisi del mercato immobiliare in quanto siamo di fronte ad una crisi creata dall’uomo e dalla errata convinzione che i mercati correggano da soli i propri eccessi».
Buona parte della responsabilità del recente terremoto finanziario, secondo Soros, sarebbero dovute alla carenza di sorveglianza da parte degli organi di controllo: le Authority e l’amministrazione americana «hanno fallito nel loro compito» perché non si sono prese la responsabilità di «provare a tenere sotto controllo la bolla del mercato».
Questi errori, secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, costeranno alle istituzioni finanziarie quasi mille miliardi di dollari. Il guru della finanza conclude spiegando che alcuni settori, come quello dei credit-default swaps sono completamente senza regole e questa è la causa delle turbolenze.
Appena una settimana fa Soros aveva pronosticato che quest’anno i mercati sarebbero andati ancora giù, dopo una temporanea fase di ripresa, spiegando che per quanto il valore degli asset abbia ormai toccato il fondo, «questo probabilmente non significa che sia stato toccato il fondo della crisi».

Ancora Allarme Mutui Subprime in Europa e ci sono rischi sui prezzi.

22 Aprile 2008
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La crisi causata dai mutui subprime Usa non è ancora finita e continuerà a portare conseguenze in Europa. Di questo ne sono sicuri sia il Fondo Monetario Internazionale che la Banca Centrale Europea. Il vicepresidente della BCE Luca Papademos nel rapporto annuale 2007 presentato al Parlamento europeo ha sottolineato come nell’eurozona continuano a prevalere
“rischi al rialzo sulla stabilità dei prezzi nel medio termine”.
Ad alimentare le preoccupazioni della Bce, anche le recenti stime del Fondo Monetario Internazionale, che ritiene le istituzioni finanziarie del Vecchio continente riporteranno ulteriori perdite per 43 miliardi di dollari, a causa degli effetti del dissesto provocato dai mutui Subprime americani. In ogni caso, aggiunge l’Fmi, la Bce ha spazio per abbassare il livello dei tassi di interesse alla luce del deterioramento dell’outlook economico.
La crisi dei mercati finanziari, si legge nel rapporto, “ha in maniera significativa peggiorato lo scenario dell’economia europea” con conseguenze sul sistema finanziario “che stanno fiaccando la sua forza”.
Secondo gli esperti del Fondo Monteraio Internazionale “I rischi per lo scenario di crescita sono sostanziali. Il contagio derivante dal rallentamento globale potrebbe infatti essere maggiore del previsto; nello stesso modo gli squilibri globali potrebbero riemergere all’improvviso accompagnati da un ulteriore apprezzamento dell’euro”. Infine viene sottolineata la minaccia del ‘credit crunch’ che
potrebbe espandersi e trasformarsi in un’assenza globale di liquidità”.
Le sfide per i governi, proseguono gli esperti del Fondo “sono quelle di ripristinare la fiducia nel sistema finanziario e minimizzare l’impatto della crisi sull’economia reale mantenendo credibilità anche sul fronte dell’inflazione e delle politiche di sostenibilità di bilancio”. Secondo il Fondo se da una parte le banche centrali hanno il compito di prevenire l’insorgere dell’inflazione e degli effetti secondari sui salari, i governi devono invece agire sulla politica fiscale, “gli stabilizzatori automatici dovrebbero essere messi in opera per controbilanciare il rallentamento”.
Il Fondo mette in guardia dall’impatto sui Paesi emergenti dell’Europa. Per molti di questi, spiegano gli esperti, “la crescita rallenterà anche se moderatamente”, ma i rischi di un impatto maggiore sono crescenti.
E cattive notizie arrivano dagli Usa: Bank of America, la seconda banca statunitense, ha registrato un netto calo dei profitti nel primo trimestre dell’anno a causa delle perdite e svalutazioni legate alla crisi dei mutui subprime. Gli utili netti sono scesi a 1,21 miliardi di dollari, corrispondenti a 23 centesimi per azione, contro i 5,26 miliardi (1,16 dollari per azione) del medesimo periodo del 2007. La performance è peggiore delle stime degli analisti, secondo cui gli utili sarebbero stati pari a 45 cent per azione.

Caro mutui: consumatori occupano sede ABI

8 Novembre 2007
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“Mutui insostenibili, caro affitti, sfratti: le banche uccidono il diritto alla casa”: così recita lo striscione innalzato da un gruppo di famiglie, che insieme a rappresentanti dell’A.SI.A. RdB e ad attivisti del Blocco Precario Metropolitano hanno occupato la sede dell’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, per protestare contro i profitti stellari delle banche a danno delle famiglie e dei lavoratori, che impossibilitati a pagare le rate dei mutui vengono sottoposti a provvedimenti di pignoramento.
Angelo Fascetti dell’A.SI.A. RdB dichiara “La verità sta venendo ormai fuori drammaticamente in questi anni a causa dei bassi salari e pensioni, i lavoratori e le loro famiglie si sono indebitati, impoveriti e in molti casi sono finiti sul lastrico, mentre le banche hanno fatto soldi a palate. Gli ultimi dati parlano di 13,3 miliardi di euro di profitti nel 2007 per le prime dieci banche italiane”.
La protesta è stata organizzata nell’ambito delle iniziative di generalizzazione dello sciopero indetto dal sindacalismo di base e dai movimenti sociali per il prossimo 9 novembre. A seguito dell’occupazione degli uffici, una delegazione di manifestanti ha incontrato la Dott.ssa Monti dell’ABI, a cui è stata sottoposta la questione dei mutui, dei pignoramenti e delle cartolarizzazioni.
L’ABI ha comunicato che è stato aperto un tavolo di lavoro con il Governo sulla portabilità del mutuo. I manifestanti, considerando la misura del tutto insufficiente, hanno annunciato che proseguiranno nelle iniziative a difesa del diritto ad abitare, prima fra tutte lo sciopero generale del 9 novembre, che vedrà la presenza dei movimenti sociali e di lotta per la casa nelle circa 25 manifestazioni organizzate in tutta Italia.

Mutui: Pesano tassi interesse sulle famiglie

1 Novembre 2007
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Il governatore della Banca d’Italia, Draghi, nel suo intervento alla Giornata mondiale del risparmio lancia l’allarme dei tassi interesse alti sui mutui a tasso variabile.
«L’incidenza delle sofferenze sui prestiti per acquisto di abitazioni, ancora bassa, inizia a mostrare segnali di deterioramento». E’ questo l’allarme lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che nel suo intervento alla Giornata mondiale del risparmio ha evidenziato come “Per le famiglie e le imprese il rialzo dei tassi interbancari si rifletterà in un aumento del costo dei Mutui a tasso variabile“. Mezzo punto in più, afferma Draghi, “comporterebbe in media un aggravio dello 0,6% del reddito disponibile”. La tenuta di un conto corrente costa in media 130 euro l’anno e può arrivare anche a 218 euro, dice inoltre il numero uno di Palazzo Koch. Draghi ha quindi invitato le banche a “continuare a migliorare l’informazione fornita alla clientela.
Secondo Draghi le banche italiane sono poco esposte per la crisi dei mutui subprime, infatti dice che “L’esposizione diretta dei maggiori gruppi bancari italiani al settore dei mutui subprime statunitensi è limitata. Nessun gruppo ha segnalato di aver erogato prestiti verso controparti americane con basso merito di credito. Anche con riferimento a rischi indiretti, il sistema bancario italiano non sembra aver subito perdite significative rispetto alle sue dimensioni patrimoniali. Sono in corso continue verifiche della Vigilanza. La trasparenza dell’informazione sull’esposizione al rischio è un fondamento della stabilità”. Un appello infine “in particolare per le banche più esposte ai rischi di mercato, la necessità di affinare costantemente la gestione della liquidità, guardando al passivo non meno che all’attivo”.