Chi in questo periodo sta cercando di negoziare un mutuo a tasso fisso, che la banca fissa ogni mese, si chiede se conviene aspettare qualche mese per agganciare la discesa dei tassi o conviene aprirlo subito.
Partendo dal presupposto che la rata del mutuo a tasso variabile dovrebbe continuare a scendere nei prossimi trimestri, il trade-off nella scelta di un tasso fisso sarebbe tra la recessione che potrebbe continuare ad abbassare i rendimenti a lungo termine e la sovrabbondanza di emissioni governative che arriverà sul mercato nei prossimi mesi per finanziare i piani di crescita economica.
Dal momento che è molto difficile trovare il punto di minimo dei tassi a 30 anni, ci potremmo anche accontentare dei livelli attuali cercando tuttavia di strappare uno spread competitivo alla propria banca.
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Molti si chiedono se finalmente scenderanno le rate dei mutui dopo il taglio dei tassi della Bce.
Purtroppo molti andranno incontro ad una delusione: anche la prossima rata sarà sullo stesso livello delle precedenti.
L’Euribor, il parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile, infatti, si è mostrato del tutto impermeabile alla politica del denaro meno caro decisa dalla Bce.
Il taglio di mezzo punto dei tassi dal 4,25% al 3,75% si è ripercosso solo in minima parte sugli indici di mercato, dai quali dipendono le rate dei mutui, mentre il parametro della Bce non ha, praticamente, alcuna importanza.
L’Euribor a un mese è sceso di 9 centesimi, quello per durate superiori è addirittura salito nonostante il taglio.
Ma perché questa anomalia? Per rispondere a questa domanda bisogna ricordare che i due tassi hanno natura differente. Quello della Bce è in un tasso di sistema in quanto serve a determinare la politica monetaria, l’Euribor invece rappresenta il costo al quale le banche decidono di scambiarsi i prestiti.
Da quando è scoppiata la mina dei mutui subprime la liquidità sui mercati si è ridotta, facendo salire il costo dei finanziamenti.
Ma, soprattutto, le banche non si fidano più e fanno fatica a concedere prestiti ad altri istituti per il timore che in bilancio possano avere perdite legate al possesso dei titoli tossici che stanno avvelenando i mercati. Questa insicurezza ha fatto si che l’Euribor oggi viaggi addirittura un
punto e mezzo più in alto del tasso della Bce. In situazioni normali lo scarto è di 15/20 centesimi. Finché la crisi non sarà rientrata, difficilmente l’Euribor tornerà sulla terra.
Per finanziare l’acquisto di una nuova casa, il mutuo, salvo casi eccezionali, è un passaggio obbligato. Il tasso fisso è generalmente il più consigliabile, tanto più che oggi la crisi ha ormai livellato l’offerta e i costi sono sostanzialmente identici a quelli del tasso variabile.
L’ammontare della rata va scelto con oculatezza, pensando anche a eventuali spese future: questo vale, a maggior ragione, per chi non ha redditi costanti, e sono in numero crescente, per i quali è a questo punto consigliabile il tasso fisso. In genere le banche non consentono rate superiori al
30-35% del reddito: l’alternativa è giocare sulla durata del prestito.
É bene però ricordare che per i mutui ultratrentennali la rata è di poco inferiore, ma i costi molto più elevati.
Infine è bene sempre confrontare le offerte e non limitarsi mai alla propria banca abituale ma consultare anche gli operatori specializzati nei mutui.



