Continuano a scendere i tassi interbancari e ne risentono positivamente le rate dei mutui a tasso variabile.
Le ultime mosse della Banca centrale europea che, dopo aver tagliato il costo del denaro al 3,75%, ha annunciato nuove misure per garantire maggiore liquidità ai mercati, hanno colto nel segno: è la prima volta da gennaio che si registra un calo così consistente dei tassi.
L’Euribor a tre mesi, uno dei parametri su cui le banche indicizzano i mutui, è sceso al 5,045% dal 5,09%. L’equivalente a una settimana è passato dal 4,052 al 4,015%, mentre quello a sei mesi che la scorsa settimana aveva toccato i massimi da 14 anni è calato dal 5,163 al 5,117%.
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Molti si chiedono se finalmente scenderanno le rate dei mutui dopo il taglio dei tassi della Bce.
Purtroppo molti andranno incontro ad una delusione: anche la prossima rata sarà sullo stesso livello delle precedenti.
L’Euribor, il parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile, infatti, si è mostrato del tutto impermeabile alla politica del denaro meno caro decisa dalla Bce.
Il taglio di mezzo punto dei tassi dal 4,25% al 3,75% si è ripercosso solo in minima parte sugli indici di mercato, dai quali dipendono le rate dei mutui, mentre il parametro della Bce non ha, praticamente, alcuna importanza.
L’Euribor a un mese è sceso di 9 centesimi, quello per durate superiori è addirittura salito nonostante il taglio.
Ma perché questa anomalia? Per rispondere a questa domanda bisogna ricordare che i due tassi hanno natura differente. Quello della Bce è in un tasso di sistema in quanto serve a determinare la politica monetaria, l’Euribor invece rappresenta il costo al quale le banche decidono di scambiarsi i prestiti.
Da quando è scoppiata la mina dei mutui subprime la liquidità sui mercati si è ridotta, facendo salire il costo dei finanziamenti.
Ma, soprattutto, le banche non si fidano più e fanno fatica a concedere prestiti ad altri istituti per il timore che in bilancio possano avere perdite legate al possesso dei titoli tossici che stanno avvelenando i mercati. Questa insicurezza ha fatto si che l’Euribor oggi viaggi addirittura un
punto e mezzo più in alto del tasso della Bce. In situazioni normali lo scarto è di 15/20 centesimi. Finché la crisi non sarà rientrata, difficilmente l’Euribor tornerà sulla terra.
Per finanziare l’acquisto di una nuova casa, il mutuo, salvo casi eccezionali, è un passaggio obbligato. Il tasso fisso è generalmente il più consigliabile, tanto più che oggi la crisi ha ormai livellato l’offerta e i costi sono sostanzialmente identici a quelli del tasso variabile.
L’ammontare della rata va scelto con oculatezza, pensando anche a eventuali spese future: questo vale, a maggior ragione, per chi non ha redditi costanti, e sono in numero crescente, per i quali è a questo punto consigliabile il tasso fisso. In genere le banche non consentono rate superiori al
30-35% del reddito: l’alternativa è giocare sulla durata del prestito.
É bene però ricordare che per i mutui ultratrentennali la rata è di poco inferiore, ma i costi molto più elevati.
Infine è bene sempre confrontare le offerte e non limitarsi mai alla propria banca abituale ma consultare anche gli operatori specializzati nei mutui.
L’Euribor a tre mesi tocca un nuovo massimo da 8 anni, toccando il 5,142% dal 5,119%.
I principali tassi Euribor, cioè i tassi di riferimento con cui si calcolano anche i rendimenti sui mutui, continuano a salire e volano a nuovi livelli record, nonostante gli sforzi delle banche centrali per garantire liquidità.
L’Euribor a tre mesi tocca un nuovo massimo da 8 anni, passando al 5,142 dal 5,119% di giovedì. Il tasso Euribor a una settimana avanza ai massimi da 7 anni al 4.792 dal 4,779%. Quello a sei mesi cala di pochissimo dal 5,296% al 5.290%, dopo aver ripetutamente toccato il record storico in settimana.
Alle stelle anche l’Euribor ad un mese, salito di tre punti base al 5,01% (era al 4,63% appena una settimana fa secondo la Bloomberg) segnando un nuovo massimo dal dicembre del 2000.



