Il rapporto tra i prestiti contratti dagli italiani e PIL

6 Agosto 2007
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A differenza di quanto accade in tutti gli altri Paesi, il rapporto tra i prestiti contratti dalle famiglie italiane e il PIL nazionale resta largamente al di sotto della media mondiale. Recenti studi sugli andamenti di mercato hanno focalizzato l’attenzione sulla situazione finanziaria delle famiglie. In Italia i debiti finanziari delle famiglie segnano da tempo una crescita vivace che ne ha condotto la consistenza poco al di sotto dei 500 miliardi di euro a marzo 2007. Nonostante un aumento di quindici punti realizzato negli ultimi dieci anni, il rapporto tra i prestiti contratti dalle famiglie italiane e il PIL nazionale non è andato oltre il 33% nel 2006 e rimane largamente al di sotto della media dell’area euro e di quanto rilevato nelle altre principali economie del continente. Diversamente da altrove, l’indebitamento delle famiglie appare aver rappresentato per l’Italia un fattore utile al sostegno della recente congiuntura. Dopo un lungo periodo di vigorosa espansione, in Italia il tasso di crescita dei depositi bancari, 3,2% ad aprile 2007 rispetto a 5,2 % a dicembre 2006, scende su valori non superiori al presumibile saggio nominale di espansione del prodotto lordo nazionale. La diminuzione dei depositi e dei conti correnti è coerente con l’aumento del costo-opportunità della liquidità in un contesto di tassi di interesse monetari che muovono gradualmente al rialzo. Alla decellerazione della componente più liquida della raccolta bancaria si contrappone una crescita a due cifre delle obbligazioni e dei pronti contro termine.

BRI stima deficit PIL al 2,5% nel 2007

5 Luglio 2007
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La Bri lancia l’allarme mutui: per le famiglie italiane è sempre più difficile riuscire a pagarli. Nel 2007 il rapporto tra deficit e Pil in Italia, sarà del 2,5%. E’ quanto stima la Banca dei regolamenti internazionali (Bri) nella sessantasettesima relazione annuale, nella quale si prevede per il nostro Paese un calo del disavanzo di due punti percentuali dal 2006. La Bri invita i Paesi industrializzati, ma in particolar modo Italia e Giappone, a riformare i sistemi previdenziali “per mantenere gli attuali livelli di prestazioni pensionistiche”.