Il tasso Euribor a tre mesi ha toccato nella giornata di ieri il 4,733% che è il nuovo minimo da inizio aprile 2008 e ancora in ribasso rispetto a venerdì scorso quando si era fermato al 4,76%.
Questo è un nuovo segnale positivo sul fronte mutui e prestiti bancari.
Tensioni in rientro anche per gli altri tassi dell’interbancario: l’Euribor a un mese è sceso al 4,412% dal 4,434% di venerdì e quello a sei mesi è arretrato a 4,786% dal 4,804%.
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La crisi del mercato economico e delle Borse Mondiali sta spingendo gli italiani ad una vera e propria fuga dai mutui.
Pagare la rata di un mutuo crea serie difficoltà all’84% degli italiani, tanto che per il 2009 un’ampia fetta di italiani pari al 64% esclude categoricamente la possibilità di accendere un nuovo mutuo e solo l’8% si dichiara invece pronto a farlo.
Ma già quest’anno la rinuncia ad acquisti a rate, prestiti e mutui è stata molto forte ed ha riguardato il 50% dei cittadini intervistati.
Lo ha rivelato un sondaggio pubblicato da Confesercenti-Swg, secondo il quale ogni mese in media escono dalle tasche delle famiglie italiane 478 euro, ma per il 23% degli intervistati la spesa lievita tra 500 e 1.000 euro, mentre un altro 10% sborsa fra i 1.000 e i 2.000 euro per spese di mutui e pagamenti rateali.
Salato il tasso di interesse che emerge dal sondaggio: attorno al 7% quello medio, ma per un italiano su 4 sale fra l’8% e il 20%.
Ma quante volte ricorrono gli italiani alle varie forme di prestito?
In media circa tre volte negli ultimi 3 anni, ma c’è anche un 7% che vi ha fatto ricorso più di 5 volte. Due le motivazioni principali per cui gli italiani ricorrono ad acquisti di beni materiali accendendo un mutuo, prestito o finanziamento:
- il 57% intendeva ridurre l’impatto del pagamento;
- il 41% non era in possesso dell’intera cifra.
Il bene più desiderato per il quale gli italiani sono disposti a indebitarsi è sicuramente la casa.
Al secondo posto c’è naturalmente l’auto. A seguire si rateizzano più frequentemente le spese per
elettrodomestici e mobili, computer e altri prodotti tecnologici. Ma c’è un 6% che si indebita per cerimonie e un 2% per regalare o regalarsi un gioiello.
Tagli a viaggi, tempo libero, scarpe. Per far fronte al mutuo o al prestito, le famiglie riorganizzano i bilanci e per prima cosa tagliano le risorse per le vacanze (il 21%) e quindi per il tempo libero
(20%). Ma anche il guardaroba ci rimette, infatti è notevole la rinuncia a comprare nuovi capi di abbigliamento o scarpe: lo fa il 17% degli intervistati.
Infine, il 9% impugna le forbici e rifila tagli a tutte le voci del proprio bilancio.
Continua il calo del Tasso Euribor.
Il tasso interbancario Euribor a tre mesi è passato 4.91% al 4,86% toccando il livello più basso degli ultimi 5 mesi.
Un ottima notizia quindi per chi ha un mutuo a tasso variabile che già da questo mese potrebbe avere una diminuzione della rata da pagare.
Intanto c’è attesa per la riunione della Banca centrale europea, in programma il 6 novembre,che potrebbe
tagliare i tassi di interesse portandoli al 3,25%
Prendere soldi in prestito in Usa non costa quasi niente per quanto riaguarda gli interessi bancari.
Con l’ultimo taglio dei tassi, o per meglio dire del costo del denaro, deciso dalla Fed,che il 29 ottobre
scorso ha portato i Fed funds all’1% e il tasso di sconto all’1,25%, il credito in America è ai minimi storici dal 2003.
In quell’anno occorreva rilanciare gli Usa feriti dagli attacchi dell’11 settembre contro le Torri gemelle e il Pentagono.
Gli ultimi dati sul Pil Usa (sceso a -0,3% invece che -0,5%, come prevedevano gli analisti) ha esorcizzato il demone della recessione, che comunque è nei fatti e nei parametri congiunturali
Finalmente le rate dei mutui cambiano rotta e iniziano a calare per la gioia dei mutuatari che possono tirare un sospiro di sollievo. Sono scesi infatti i tassi interbancari dopo i piani anti-crisi europei e Usa.
Il tasso Euribor a tre mesi scivola al 5,235 dal 5,318 registrato lunedì, toccando i valori minimi dal 30 settembre scorso.
Ed è generalizzata la discesa dei tassi interbancari, misurati sulla base dell’andamento del Libor.
Il tasso denominato in euro a tre mesi cala al 5,23% dal precedente 5,30%, quello in dollaro sulla stessa scadenza passa al 4,64% dal 4,75%, mentre il Libor in sterlina scende a 6,25% dal 6,27%.
La crisi finanziaria statunitense provoca altre conseguenze negative. Il tasso Euribor a tre mesi, quello cioè che le banche pagano tra loro per avere prestiti in euro, e che funge da guida per le variazioni della rete sui mutui immobiliari, è volato al nuovo record del 5,34% dal 5,33% di ieri. Anche il tasso Euribor a un mese ha segnato un record: è arrivato al 5,13% (un punto base in più rispetto a ieri), secondo le stime della European banking federation. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Bonaiuti è fiducioso sulla tenuta della banche italiane: “Hanno tenuto il freno tirato sui mutui”.
Oltre le barriere fisiche e di intermediazione, il prestito sociale o social lending supera i tradizionali sistemi di finanziamento, proponendo transazioni tra gli utenti del Web lontani dagli sportelli bancari. Un nuovo sistema di finanziamento peer-to-peer inaugurato dai siti di social lending come Boober o Zopa.
Social Lending significa proprio questo: prestiti tra privati, prestiti diretti, online e senza alcuna intermediazione se non quella delle piattaforme che offrono il servizio, con il conseguente
abbattimento degli interessi passivi sulle transazioni. In Italia al momento sono due gli operatori che forniscono questa tipologia di servizio.
Boober
Una volta iscritti alla piattaforma si possono richiedere somme comprese tra i 2.000 e i 10.000 euro da restituire in un massimo di 5 anni. L’utente che richiede un prestito deve avere tra i 18 e i 75 anni ed avere un reddito da lavoro dipendente o essere un pensionato. Deve innanzitutto registrarsi sul sito e inviare a Boober oltre che l’accordo di adesione compilato e firmato, una copia di un documento di identità, una copia del codice fiscale, una copia dell’ultima busta paga o del rateo della pensione, una copia dell’ultimo rendiconto bancario.
Questi dati serviranno a Boober per eseguire un controllo della solvibilità dell’utente a cui viene attribuita una determinata classe di credito (al costo una tantum di 19,95 euro). A quel punto l’utente può nel sito di mercato presentare la propria richiesta, specificando l’ammontare, il tasso richiesto e la durata. Viene offerta una stima dell’eventuale tasso d’insolvenza e si garantisce che una società di recupero crediti si occuperà degli eventuali mancati pagamenti.
Come si concede un prestito?
Anche in questo caso le operazioni sono possibili previa iscrizione, dopodiché l’investitore potrà selezionare quali investimenti effettuare, la cifra da investire a quali tassi e con quali rischi, ripartendola magari tra più soggetti da finanziare. Cosa ci guadagna il gestore di Boober in tutto questo? Il 10% del rendimento. Per assicurarsi sui rischi Boober offre inoltre ai suoi utenti finanziatori una fidejussione percentuale sull’ammontare del prestito in funzione dell’indicatore di rischio del richiedente.
Zopa
Alter ego anglosassone di Boober, Zopa ha portato in Italia il peer -to-peer creditizio. Ad occuparsi della piattaforma peer la società di asset management New College Capital Ltd.
Come funziona?
Anche in questo caso il funzionamento è piuttosto semplice: ci si collega ad Internet e si va alla piazza virtuale, dove si incontrano lender (prestatori) e borrower (richiedenti). Chi vuole chiedere il prestito compila un questionario che trova sul sito, dopodiché gli viene assegnato un target (A, B, C) che serve per calcolare il tasso di interesse applicato (dal 6% al 10%).
Il prestito richiesto su questa piattaforma deve essere compreso tra i 1.500 e i 15.000 euro mentre quello concesso tra i 100 e i 50 mila euro. Chi presta il denaro - il lender - è in grado di garantirsi profitti del 6.75% sul capitale messo a disposizione della community. E soprattutto non rischia molto, visto che in realtà le cifre richieste in prestito vengono messe insieme utilizzando le somme di tanti banchieri virtuali, e non di uno solo.
Zopa.it garantisce infatti ai finanziatori che se la somma prestata supera i 500 euro, la cifra viene ripartita d’ufficio su più richiedenti (almeno 50) per diversificare il rischio il rischio.
Quanto al rendimento, in Gran Bretagna il tasso medio è stato del 7%.
L’idea che unisce P2P e microcredito ha raccolto già 13 mila di aderenti per un giro di affari di oltre 1 milione di euro. Questo semplice meccanismo di finanziamento nel mercato britannico, dove il sistema è già collaudato da qualche tempo, ha visto pochissimi casi di protesti, solo il tre per mille.
Sono due gli intermediari principali, Zopa e Boober per un’unica, ma potenzialmente sconfinata comunità di utenti. Parliamo del social Lending o prestito sociale in modalità peer-to-peer.
Di origine anglosassone il social lending sbarca nel nostro Paese come realtà di intermediazione finanziaria regolamentata dalla Banca d’Italia solo nel 2007. Le due società “pioniere” dei micro-prestiti in rete sono infatti regolarmente iscritte all’Ufficio Italiano dei Cambi all’albo degli intermediari finanziari.
L’affidabilità del sistema di prestiti online sembra confermata dai dati relativi alle adesioni.
Zopa.it in particolare è cresciuta esponenzialmente negli ultimi mesi registrando 3037 nuovi membri, superando così quota 23mila e raggiungendo i 2.787.090 di euro scambiati direttamente online tra i suoi membri (dato aggiornato al 3 settembre 2008).
Come funziona il social lending?
Per poter partecipare alla rete del prestito ci si deve naturalmente iscrivere alla piattaforma fornendo i propri dati personali come reddito (presentando copia dell’ultimo stipendio) e codice fiscale, a garanzia delle solvibilità e credibilità del soggetto. Sulla scorta dei dati forniti il sistema attribuisce all’utente una classe di credito. A quel punto l’utente può nel sito di mercato presentare la propria richiesta, specificando l’ammontare, il tasso richiesto e la durata. Viene offerta una stima dell’eventuale tasso d’insolvenza e si garantisce che una società di recupero crediti si occuperà degli eventuali mancati pagamenti.
Come si concede un prestito?
Anche in questo caso le operazioni sono possibili previa iscrizione, dopodiché l’investitore potrà selezionare, nel caso di Boober, quali investimenti effettuare, la cifra da investire a quali tassi e con quali rischi, ripartendola magari tra più soggetti da finanziare. Da considerare naturalmente che nel caso si decida di prestare denaro ad un determinato tasso di interesse bisognerà scalare dal rendimento i costi di gestione della piattaforma e le commissioni.
Cosa ci guadagna il gestore? Nel caso di Boober il 10% del rendimento, mentre Zopa addebita una percentuale fissa a tutte le transazioni (lo 0,5% applicato sulla somma presa in prestito o su quella prestata su base annuale).
Le Garanzie
Per assicurarsi sui rischi Boober offre inoltre ai suoi utenti finanziatori una fidejussione percentuale sull’ammontare del prestito in funzione dell’indicatore di rischio del richiedente.
Zopa.it garantisce ai finanziatori che se la somma prestata supera i 500 euro, la cifra viene ripartita d’ufficio su più richiedenti (almeno 50) per diversificare il rischio. Quanto al rendimento, in Gran Bretagna il tasso medio è attestao al 7%.
Quali vantaggi?
Tra le attrattive principali del sistema di social landing troviamo tassi di interesse passivi più convenienti rispetto a quelli applicati dagli istituti di credito, normalmente oberati da ingenti costi di gestione. Per Zopa il tasso di interesse medio rilevato in Inghilterra è del 7%, con oscillazioni tra il 5 el’8%, assolutamente lontani dal tasso di usura fissato dalla Banca d’Italia.
Oltre alla convenienza (parliamo sempre solo di piccoli prestiti fino a 15.000 sterline) c’è anche il non trascurabile elemento della rapidità. I prestiti vengono infatti approvati in via definitiva, una volta presentata la documentazione richiesta, tra le 24 e le 48 ore.
In Italia, più di altri operatori economici la frenata dell’economia colpisce le famiglie. Ne è testimonianza il marcato rallentamento dei prestiti bancari al settore delle famiglie consumatrici il cui ritmo annuo di espansione scende a luglio intorno al 2 per cento. La decelerazione della domanda di credito interviene a fronte di tassi di interesse che, al netto della aumentata inflazione, risultano in diminuzione rispetto ai livelli dell’estate 2007. A monte della difficile congiuntura delle famiglie, riflessa sia nei comportamenti di consumo sia nella domanda di credito, c’è soprattutto l’effetto del violento aumento del carovita, cresciuto in un anno di 2,5 punti percentuali.
Le persistenti turbolenze dei mercati finanziari internazionali sollecitano, in Italia, la ricerca della sicurezza da parte dei risparmiatori. La riallocazione degli investimenti va a beneficiare la raccolta bancaria, soprattutto nella componente obbligazionaria.
Governo ed Autorità di Vigilanza (Banca d’Italia e Consob) stanno stendendo una rete di controlli per evitare la creazione di falle nel sistema finanziario italiano.
Così, dopo il blocco delle vendite allo scoperto di titoli da parte degli operatori (deciso la settimana scorsa da Consob, sulla scia di misure analoghe prese negli Stati Uniti), su iniziativa della Banca d’Italia Giulio Tremonti, nella sua duplice veste di ministro dell’Economia e di presidente del Comitato per il credito ed il risparmio, firma un decreto che estende i compiti della «centrale rischi».
In pratica, a partire dal primo gennaio prossimo, sarà la banca centrale a controllare anche i piccoli prestiti: da quelli al consumo, ai mutui, ai prestiti personali. In questo modo, gli intermediari finanziari potranno conoscere in tempo reale i rischi a cui andranno erogando prestiti a questo o quel soggetto.
Al momento, questo tipo di controllo sui prestiti di importo limitato è affidato ad un archivio in gestione alla Società interbancaria per l’automazione. Il suo trasferimento nell’ambito della «centrale rischi» di Banca d’Italia consentirà maggiori possibilità di verifiche e controlli incrociati sulla «sostenibilità» di chi contrae un prestito. D’altra parte, l’attuale crisi finanziaria nasce dal fenomeno dei mutui subprime: mutui concessi a fasce di popolazione che, al variare dei tassi, non sono più riuscite ad onorare le rate.
L’obbiettivo dell’iniziativa di Tremonti è proprio quello di mettere in mano alla Banca d’Italia gli strumenti per verificare le condizioni economiche di un soggetto. Da qui, il rafforzamento dei poteri e dei campi d’azione della «centrale rischi». Si tratta di interventi preventivi destinati a mettere in piedi quella rete di controlli che prima non esistevano. E che dovrebbero scongiurare o quantomeno tamponare falle nel sistema, attraverso l’utilizzo di strumenti finanziari considerati «a rischio». Oppure, l’erogazione di prestiti a soggetti che non offrono le opportune garanzie.
In altre parole, è come se i criteri per l’erogazione del credito previsti da «Basilea 2» venissero applicati (con le opportune modifiche) ai piccoli prestiti.
Negli Stati Uniti i campi d’azione della «centrale rischi» sono ben più ampi di quelli italiani. Tanto per fare un esempio, l’Agenzia delle Entrate americana ha accesso alla «centrale rischi» della Fed. Ed attraverso questo strumento riesce ad estendere i controlli anti-evasione.
In altre parole, gli evasori fiscali americani vengono scoperti anche attraverso la loro movimentazione bancaria. Il decreto di Tremonti non estende, ovviamente, i poteri della «centrale rischi» fino a questo punto. Ma l’utilizza per scongiurare prestiti «a rischio» per il sistema.



