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Era nata come società di intermediazione nel 1984 e in pochi anni era diventata uno dei leader nel settore dei leasing automobilistici, poi Italfidi srl ha “voltato pagina” e si è gettata nel ramo dei prestiti personali.
Ma questa attività era il paravento di una mega truffa che in un decennio ha fruttato quasi cinque milioni di euro a favore dei gestori la finanziaria con sede in città in via Umberto I 24/D. Nessun rapporto con banche, nessun finanziamento realmente concesso, tranne che a qualche rodigino.Un’infinita serie di truffe da 252 euro, spillati a gente alla disperata ricerca di un prestito, il tutto architettato sfruttando internet: il sito www.italfidi.it, che è stato oscurato e chiuso, compariva automaticamente cliccando i più noti motori di ricerca e l’e-mail necessaria per chiedere con un moduletto il prestito. Poi il “cliente” riceveva la telefonata della solerte segretaria, versava la cifra necessaria per l’apertura pratica e addio Italfidi. Non riceveva più nulla e la società si teneva il denaro. Moltiplicato per migliaia di disperati ecco il gruzzoletto da circa 5 milioni di euro (500mila euro l’anno) raccolto dai cinque che ieri mattina sono finiti agli arresti domiciliari (sono tutti incensurati) per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e continuata. Il provvedimento è stato firmato dal gip Carlo Negri su richiesta del sostituto procuratore Antonia Pavan che ha coordinato l’attività della Squadra mobile guidata da Leo Sciamanna.Gli arrestati sono Gianni “Tato” Romani, 50 anni, rodigino abitante in via Alberto Mario 25; Giorgio Poltronieri, 59 anni, ferrarese di Mirabello, la “mente” della truffa e fondatore a Cento di Ferrara dell’Italfidi poi spostatasi a Rovigo, l’attuale moglie Sabrina Venturi, 37enne, il figlio Fabio Poltronieri, 33 anni, e Francesco Lucio Russo, 30 anni, di Matera, gestore della filiale lucana dell’Italfidi. Obbligo di dimora, solo per di associazione a delinquere, per l’impiegata, A.M., 30 anni, di Arquà Polesine.L’indagine della Squadra mobile è iniziata un anno fa quando la Polizia postale rodigina ha ricevuto la segnalazione da un’associazione antiracket e usura della Sicilia in merito all’attività di Italfidi ai danni di siciliani. I poliziotti, navigando nei siti delle associazioni consumatori, in quello dell’Adusbef hanno poi scoperto una trentina di segnalazioni da parte di persone truffate dalla finanziaria. Tutti denunciavano la stessa cosa: su internet scoprono il sito di Italfidi con in bella evidenza nell’home page “Prestiti chiari e veloci” e l’invito “Mandaci una e-mail”. Inviano la lettera elettronica e in poche ore, al massimo il giorno dopo, ricevono la telefonata dalla solerte segretaria, la quale assicura che il prestito, cifre non molto consistenti, raramente di 10mila euro, verrà sicuramente erogato.A volte i “clienti”, persone di tutta Italia, ma soprattutto di Sicilia e Calabria, facevano presente di essere protestati. “Non si preoccupi, la sua richiesta è stata accettata, invii subito i 252 euro per l’apertura della pratica”, ribatteva la segreteria che sul monitor del computer aveva ben stampate le frasette da leggere a fronte di ogni richiesta o perplessità. Ricevuti i soldi tramite vaglia postale, Italfidi inviava una sorta di contratto da sottoscrivere e così il “disperato” firmava, convinto di aver ottenuto l’agognato finanziamento.Ci sono state intercettazioni telefoniche e ambientali con tanto di microspie inserite nella “Direzione nazionale” di via Umberto I e nella filiale per il sud Italia in Piazza Silone 2/bis a Matera. “Così abbiamo avuto un quadro ben preciso di come veniva attuata la mega truffa - spiega il dottor Leo Sciamanna - migliaia di intercettazioni dove è anche emerso il disprezzo che i cinque avevano per le persone, definite con i peggiori e volgari epiteti. Insomma il tutto in faccia alla povera gente. Padri e madri di famiglia, stranieri, piccoli artigiani in difficoltà. Avevano architettato un business tale che l’agosto scorso hanno tenuto aperto l’ufficio sfruttando il periodo di crisi economica. Tanto guadagno e poche spese: per la segretaria, i 7.000 euro mensili per la pubblicità su internet e qualche altra uscita”.
In dieci anni gli unici finanziamenti, massimo 2-3 mila euro, sono stati concessi a qualche rodigino amico di Romani, tanto per non insospettirlo, o a ignari appartenenti alle forze dell’ordine.Messi insieme i tasselli, la Squadra mobile ha effettuato le verifiche. Un conto corrente postale dove arrivavano circa 40mila euro al mese e che veniva svuotato settimanalmente, con i soldi che poi finivano nei conti correnti bancari del quintetto.All’alba di ieri il blitz: Romani e Russo hanno ricevuto la visita dei poliziotti in un lussuoso albergo di Roma dove in mattinata avrebbero dovuto partecipare a un convegno; i tre ferraresi sono stati arrestati a casa e a Giorgio Poltronieri è stata trovata una pistola P38 regolarmente registrata, ma con 270 munizioni più del consentito, così è scattata anche un’ulteriore denuncia.Sono finiti sotto sequestro preventivo gli uffici di Rovigo (di proprietà della moglie di Romani) e Matera, quindi tutti i conti correnti bancari intestati ai cinque arrestati.