Variazione delle rendite catastali, attenzione ai controlli del Comune

18 Ottobre 2007
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Non sono pochi gli immobili che risultano ancora classificati al Catasto come abitazioni di bassa qualità, popolari o addirittura ultrapopolari, secondo criteri di valutazione ormai inadeguati.
Pensiamo, ad esempio, ad un attico nel centro storico di Roma considerato, in passato, di tipo “ultrapopolare”, categoria catastale A/5, perché con accesso da ballatoi esterni, con servizi igienici in comune e senza ascensore. Nel tempo l’immobile potrebbe essere stato ristrutturato e quindi apparterrà ad una categoria catastale di maggior pregio, per esempio A/2 abitazioni di tipo civile. Ma se dopo la ristrutturazione il proprietario non ha presentato la variazione al Catasto, questo appartamento risulterà ancora la “bettola” di una volta.
Va ricordato che la categoria e la classe di solito, dalla 1ª più bassa alla 8ª - più alta, servono per determinare la rendita catastale. Questa, a sua volta, è la base per il calcolo dell’Ici, dell’Irpef e delle imposte sui trasferimenti, imposta di registro, imposta sulle donazioni, ecc. Può, quindi, accadere che per un attico del centro storico si paghino addirittura meno imposte (ad esempio, Ici e Irpef) di un mini appartamento alla periferia di Roma di recente costruzione.
Per superare questa “ingiustizia”, la legge finanziaria del 2005 legge n° 311 del 2004 ha autorizzato i Comuni, che riscontrano situazioni di fatto non più coerenti con i dati del Catasto per intervenute variazioni edilizie, a chiedere ai cittadini di presentare un atto di aggiornamento catastale. Tornando all’esempio dell’attico al centro storico, il Comune dovrà invitare il proprietario a verificare, con l’aiuto di un geometra, la situazione reale dell’appartamento ed eventualmente a regolarizzare la posizione entro 90 giorni. Le verifiche dei Comuni possono partire anche da incongruenze riscontrate all’interno di uno stesso edificio, ingiustificate disparità di classe e categoria tra appartamenti simili, o da accertamenti in base alla documentazione degli uffici comunali, come, per esempio, domande di condono edilizio, dichiarazioni di inizio attività (Dia), cambiamenti di destinazione d’uso e così via.
Se non si ottempera alla richiesta del Comune, l’Agenzia del territorio effettua una variazione d’ufficio, a spese dell’interessato, e notifica la nuova rendita catastale dell’immobile. In questo caso, il proprietario, oltre alla maggiore Ici dovuta per la modifica del valore catastale, alle sanzioni e agli interessi con effetto retroattivo, fino all’anno successivo alla realizzazione degli interventi edilizi, dovrà pagare anche una sanzione da 258 a 2.066 euro.
Ai fini fiscali, le nuove rendite catastale si applicano, con effetto retroattivo, dal 1° gennaio dell’anno di notifica della richiesta del Comune o dell’anno successivo alla mancata presentazione della denuncia catastale per gli immobili mai dichiarati in catasto.
E’ difficile quantificare quanto costerà al cittadino questa revisione dei valori catastali. Per dare solo un’idea, l’attico del centro storico di Roma con 4 vani, attualmente di categoria A/5, abitazioni di tipo ultrapopolare, classe terza, con valore catastale di 44.415 euro, dopo la revisione potrebbe avere un valore catastale di almeno 140 mila euro. E sarà su tale importo che si calcoleranno l’Ici, l’Irpef e le imposte sui trasferimenti.

Italia: tredicesima ricca ma l’80% andra’ in tasse e mutui

25 Novembre 2006
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Ancora un Natale non ricco per gli italiani che si preparano ad affrontare le festivita’ di fine anno con pochi soldi da spendere per le strenne da mettere sotto l’albero . Neppure l’atteso arrivo della tredicesima sara’ sufficiente per potersi finalmente concedere quelle spese per scopi piu’ piacevoli che si rinviano nel corso dell’anno: oltre l’83% delle gratifiche natalizie, infatti, volera’ via in una sequela di tasse, bolli, Ici, rate e canoni che i contribuenti sono chiamati a pagare a dicembre. Secondo i calcoli fatti dall’Adusbef, infatti, dopo aver fatto fronte a tutte le scadenze di fine anno, alle famiglie italiane restera’ da spendere in regali e svaghi poco meno del 17% del monte tredicesime, pari 5,4 miliardi su un totale di 32,5 miliardi. Le tredicesime saranno pagate da venerdi’ 15 dicembre: quest’anno saranno di 900 milioni superiori al 2005 e i 32,5 miliardi totali saranno cosi’ ripartiti: 9,8 miliardi ai pensionati, 8,10 miliardi ai lavoratori pubblici e 14,60 ai dipendenti privati.

“Ma dopo un anno durissimo di rincari ed aumenti che hanno falcidiato i redditi delle famiglie restera’ ben poco per festeggiare: sara’ un Natale tra i piu’ difficili, con una tredicesima piu’ che falcidiata per gli aumenti infiniti iniziati a gennaio 2006 con le tariffe autostradali, di luce, gas e benzina, e per i nuovi balzelli introdotti in finanziaria: Ici, bollo auto e moto, ticket, addizionali Irpef ed altri rincari”, dice il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti. A fine anno, oltre alla busta paga piu’ pesante, arrivano infatti anche le consuete scadenze: il 59% del totale, pari a 19,2 mld di euro, verra’ speso per pagare tasse, imposte, bolli, mutui e assicurazioni. In particolare a bruciare un’ ampia fetta delle tredicesime sara’ l’Ici, l’imposta comunale sugli immobili, che dovra’ essere versata entro il 20 dicembre e per la quale verranno versati in totale 5,6 mld di euro, il 17,2 % del monte tredicesime totale. Anche l’RCAuto si mangera’ 4,5 miliardi di euro, il 13,85% delle tredicesime, mentre 4,1 miliardi di euro, serviranno per pagare le rate dei mutui per la casa, (200 milioni in piu’ rispetto al 2005). Continua »

Fondi UE, modifiche in arrivo

20 Novembre 2006
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I fondi di investimento vantano attivi che superano i 5mila miliardi di euro, investimenti diversificati e gestiti con criteri professionali a disposizione dei risparmiatori.
L’intero settore europeo ha registrato una “crescita spettacolare – ha commentato il commissario responsabile del mercato interno e dei servizi, Charlie McCreevy - ma presenta ancora notevoli potenzialita’”.

Si tratta, dunque, di un settore destinato ad aumentare nei prossimi anni anche perche’ molti investitori europei vi fanno ricorso per assicurarsi una pensione confortevole.
Il mercato poi è strutturato sempre più su base paneuropea: nel 2005 la vendita transfrontaliera di fondi ha rappresentato il 66% dell’afflusso netto di capitali nel settore.
Un comparto, quindi, importante ma che va ristrutturato dal punto di vista normativo, ecco allora una serie di modifiche che “permetteranno di sfruttare le potenzialit , creando nella UE un mercato senza barriere per i fondi di investimento – sinonimo di costi inferiori e maggiori possibilit di scelta per gli investitori”, ha precisato il commissario Ue.

E infatti, la Commissione europea ha studiato una serie di proposte per modernizzare il quadro normativo per i fondi di investimento; idee, illustrate in un Libro bianco, che hanno l’obiettivo di semplificare l’attuale direttiva sui fondi per garantire che i risparmiatori, quando scelgono di investire in un fondo, ricevano tutte le informazioni in materia di costi e rendimenti.
Le proposte Ue mirano però anche a consentire agli operatori del settore di ridurre i costi e cogliere i benefici della specializzazione all’interno del mercato unico.

Tali proposte, tuttavia, saranno presentate – nelle intenzione della Commissione Ue – sotto forma di modifiche all’attuale normativa solo nell’autunno del prossimo anno dopo aver condotto ulteriori ricerche in materia di costi e benefici e protezione degli investitori.
Intanto, la Commissione valuter se sia opportuno adottare modifiche analoghe per altre categorie di fondi, soprattutto quelli immobiliari, che attualmente non rientrano nel quadro normativo europeo.

Il libro bianco, dunque, propone modifiche mirate dell’attuale quadro Ue per i fondi di investimento ( la “direttiva OICVM”, Organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari) che non è più all’altezza delle sfide che il settore si trova a affrontare e che è causa di elevati costi di adempimento e di opportunit di investimento mancate.

Le correzioni previste mirano a semplificare la procedura di notificazione, istituire un quadro per le fusioni tra fondi a livello transfrontaliero, definire norme per l’aggregazione di attivi (asset pooling), consentire ai gestori di gestire fondi domiciliati in un altro Stato membro.
Non solo, l’obiettivo delle modifiche è anche quello di migliorare la qualit e la pertinenza dei documenti informativi destinati all’investitore finale e di rafforzare la cooperazione in materia di vigilanza per monitorare e ridurre i rischi di abusi ai danni degli investitori nelle transazioni transfrontaliere.

Il Libro bianco propone inoltre di riesaminare le opzioni per istituire un regime europeo di “collocamento privato” che consenta alle istituzioni finanziarie di offrire opportunit di investimento a investitori qualificati all’interno della UE.

Finanziaria: tecnici CAMERA, piu’ di 11 MLD le entrate

16 Ottobre 2006
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(AGI) - Roma, 16 ott. - Ammontano a piu’ di 11 miliardi le entrate previste dalla finanziaria. La cifra e’ stata data in un dossier del Servizio Studi di Montecitorio. In pratica, le maggiori entrate sarebbero 16,2 miliardi in totale, “relative principalmente a misure in materia fiscale e, in misura minore, a misure di valorizzazione del patrimonio pubblico”. Le minori entrate stimate, derivanti principalmente dal taglio del cuneo e alle agevolazioni fiscali, risultano invece pari a 4,1 miliardi. I dati non tengono pero’ conto delle voci relative a previdenza e sanita’. Secondo gli esperti della Camera, le maggiori entrate deriverebbero dalle misure di compensazione relative alla deducibilita’ delle spese per gli autoveicoli e conseguenti alla sentenza Ue sull’Iva per 5,3 miliardi. Dagli studi di settore deriverebbero invece 3,2 miliardi, dal recupero della base imponibile 1,5 mld, dalle misure in materia di riscossione 1,2 miliardi, dalle misure di accertamento e contrasto all’evasione ed elusione 972 milioni e dalle misure di valorizzazione del patrimonio pubblico 500 milioni. (AGI)