Un anno fa scoppiava la bufera dei mutui subprime: e la fine della crisi è ancora lontana
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Quello della bufera dei mutui subprime che è scoppiata a luglio 2007 è un compleanno che tutti vorrebbero dimenticare, ma che invece si pone prepotentemente al centro dell’attenzione.
La crisi dei mutui subprime innescata un anno fa negli Stati Uniti ha bruciato in soli 12 mesi almeno 160 miliardi di dollari.
E l’esposizione complessiva del sistema bancario internazionale, valutata al momento intorno ai mille miliardi di dollari, dice che le perdite sono destinate a salire ancora. Brutta storia quella delle ipoteche residenziali a clienti ad alto rischio, che a loro volta si trasformavano in garanzie per altrettanto rischiose obbligazioni.
Era il 10 luglio 2007 quando Moody’s annunciò il taglio del rating di 5 miliardi di dollari di obbligazioni garantite da subprime. Da poco si era diffusa la voce sull’incapacità di due fondi di Bear Stearns di far fronte a obbligazioni legate a mutui. Il colpo era brutto, ma si pensò a una crisi circoscritta agli Stati Uniti. Invece venti giorni dopo, il 30 luglio, la tedesca Ikb annunciava perdite legate ai subprime, costringendo la controllante Kfw a varare un fondo di salvataggio da 3,5 miliardi di euro. Fu il campanello d’allarme globale. Pesanti le ripercussioni sui listini di tutto il mondo.
La prima autorità monetaria a muoversi fu la Bce, che il 9 agosto iniettò liquidità per 95 miliardi di euro, seguita dopo un giorno dalla Federal Reserve con nuovi liquidi per 38 miliardi di dollari. Non bastò per evitare il panico fra gli investitori, che ritirarono dai mercati finanziari circa 1.200 miliardi di dollari.
A settembre esplose in Gran Bretagna il caso Northern Rock: l’annuncio di problemi di liquidità scatenò la corsa dei risparmiatori agli sportelli. Il sistema bancario inglese rischiò di finire in ginocchio, costringendo il Tesoro a garantire i depositi della banca. Ininfluente il 18 settembre un taglio di mezzo punto del costo del denaro negli Usa da parte della Fed.
Da quel momento in poi si rincorsero svalutazioni e licenziamenti a raffica nel mercato finanziario. Merrill Lynch annunciò perdite per 4,5 miliardi di dollari, seguita da Ubs, con 14 miliardi. La banca svizzera è ancora oggi la più esposta, con perdite di 28 miliardi di dollari, destinate a salire a 35, seguita da Citigroup con 21 miliardi (e altri 9 in cantiere) e Merrill, con più di 20 miliardi persi.
Nuovo fronte nel 2008 con l’anno nuovo che si apre con Bce, Fed e Banca Nazionale Svizzera che varano nuovi finanziamenti in dollari. Citigroup il 15 gennaio annuncia altre svalutazioni per 18 miliardi di dollari. La Fed il 21 gennaio taglia dello 0,75% il tasso di sconto, e dopo una settimana lo riduce di un altro 0,5%. Ma la crisi continua e sfociare inevitabilmente nel mondo giudiziario. Il
20 giugno l’Fbi arresta 60 manager di Wall Street, incriminandone più di 400. Nella retata finiscono due gestori di quei fondi di Bear Stearns da cui era cominciato tutto.